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Meroi: i vini che tendono al meglio, a Buttrio (Udine)


Meroi: i vini che tendono al meglio, a Buttrio (Udine)

Udine, 26.11.2011,

 

La vendemmia 2011 da Meroi a Buttrio (Udine) -

 

Mi capita spesso di girare per aziende e cantine e solitamente trovo due “tipi” di ospiti, che con piacere mi spiegano la loro azienda e la filosofia del loro progetto-vino. Sono le persone adulte, titolari o addirittura fondatori, e sono persone giovani, la seconda o terza generazione che con passione hanno preso in mano l’azienda di famiglia.

 

I primi ti trasmettono conoscenza esperienza e cultura e storia, ma i secondi ti danno e ti comunicano quella carica, tipiche della generazione under 30, che fanno capire come il futuro della enologia regionale sia probabilmente in  ottime mani. Qui a Buttrio, appena sopra il bel campanile e sulle colline che formano questa parte del territorio, abbiamo incontrato con piacere Damiano Meroi, figlio di Paolo, nipote di Davino e anche di Domenico, fondatore della azienda vinicola Meroi.


 

Mi è molto piaciuto anche l’approccio: ciao e ciao, piacere e piacere e subito in auto sopra la collina, per vedere i vigneti. Giustamente: è li che nasce il vino. Dalla cima si vedono i vigneti e i filari di vite, ricchi di giallo e marrone in questo autunno uggioso; terreni che una volta erano suddivisi in tante piccole proprietà (il nonno divideva coi figli che a loro volta dividevano coi nipoti..) e che ora sono stati accorpati e sistemati. Sistemati, ma la collina è rimasta intatta, preservata e curata, anche con la raccolta delle acque, per impedire che le frane e i rivoli di acqua la danneggino.

 

Sono abbastanza recenti i vigneti di Meroi così come ora li vediamo: 15 / 20 anni al massimo e la vite, meno alta che altrove, è abbastanza fitta, siamo sui 6.000 ceppi per ettaro, ma la resa, e Meroi ci tiene a sottolinearlo, è estremamente bassa, circa mezzo kg a pianta, 30/35 quintali per ettaro, ovvero la fascia più ridotta della produzione friulana. Vigneti amati e coccolati e rispettati: trattamenti solo a contatto, gestione come se fosse biologica anche in assenza di certificazione, taglio meccanico dell’erba  e diradamento e cura delle singole viti e dei singoli grappoli.

 

Il tutto nell’ottica di produrre il miglior vino. Mi piace questo “semplice” progetto. Il meglio. E basta. Anche la suddivisione delle uve sul terreno mi ha colpito: Refosco e Merlot in alto, poi a scendere Chardonnay, Sauvignon e dall’altra parte, meno esposta , il Friulano Tocai; sulla parte bassa  le ultime terrazze sono occupate da Chardonnay ad alberello: una sperimentazione molto bella da vedere. Il bello è che ogni viticoltore ha la sua idea e questo rende ogni vino diverso dall’altro.

 

Il terreno è ponca, marna, ma meno vistosa  di quelle viste in altre situazioni (pensiamo a San Floriano del Collio o sopra Prepotto), più frantumata, più….lavorata dal tempo. Se parliamo dei vini invece Meroi ci presenta e ci fa assaggiare il “Blanc di Buri”, ovvero il bianco di Buttrio, che è un uvaggio con Chardonnay 60% e poi Sauvignon e Friulano in parti uguali. Poi il “Ros di Buri” che è un Merlot in purezza che esce sul mercato dopo 2 anni, oppure il Picolit e il Verduzzo passito, vini dall’impatto straordinario nel naso prima e in bocca poi.

 

Mi piace sottolineare il fatto che il giovane Meroi tenda al meglio e la sua collaborazione con Miani, nome famoso da queste parti, lo sottolinea; per questo lui mi parla dei vini e dei “cru” ovvero dei vini ottenuti da singole e specifiche zone, come il Vigna Dominin, Refosco dalla macerazione lunga e che riposa per almeno 2 anni nel legno nuovo prima di andare in bottiglia ed aspettare ancora un anno. Esaltante.

 

La tenuta dei Meroi, che gestiscono anche un ristorante, altro discorso, è di 15 ettari attualmente, con una produzione di 25/30 mila bottiglie oltre a quello che appunto viene venduto nel ristorante. Poi ci sono le zitelle. Ovvero “Le Zitelle”. Questo nome mi aveva già colpito quando eravamo andati a trovare Torre Rosazza, in quel di Poggiobello di Oleis; si tratta dell’antico Ordine di Suore delle Zitelle di Udine, che era a suo tempo proprietario di parecchi terreni, alcuni dei quali appunto sono stati venduti a Meroi e a Miani, in parti uguali, e oggi costituiscono il fondo appunto “delle Zitelle”.

 

Destinato a diventare il cuore aziendale e a produrre il meglio che si possa desiderare: parola di Damiano Meroi. Ci siamo spostati, tra vigneti e fango, tra stradine sconnesse e viste stupende su colline e vallate, belle e suggestive come in pochi altri posti del Friuli; dalla sommità si vede tutto il grande appezzamento, circa 25 ettari equamente divisi, vigneti appena sistemati e reimpiantati, curati, con pali in legno, canalizzazione dell’acqua, viti fitte e basse, esposizione perfetta, bosco in fondo alla vallata e la bora che arriva qui direttamente dal confine e rinfresca anche d’estate, favorendo lo scambio termico e ottimizzando la struttura e il profumo dei vini, quelli bianchi soprattutto.

 

Sono stati piantati tutti vigneti destinati a diventare cru (già mi immagino “Il Friulano delle Zitelle”… che bel nome..), e quindi Friulano, Merlot, Sauvignon e Chardonnay. Insomma una persona giovane ed appassionata, sicura della propria vocazione e con obiettivi importanti: il meglio per fare vino con passione; poi la famiglia e l’azienda aiutano e questo serve molto a cercare la qualità che, qualche volta, è anche figlia del prezzo e del mercato. Dei suoi vini sentiremo molto parlare, ne sono certo.