Ecomuseo della Val Taleggio


Ecomuseo Val taleggio
Frazione Sottochiesa 132 Taleggio - 24010 (Bergamo)

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Email: info@ecomuseovaltaleggio.it
Web: http://www.ecomuseovaltaleggio.it


 

Dopo essere divenuto marchio a Denominazione di Origine con decreto del Presidente della Repubblica nel 1988, e a Denominazione di Origine Protetta nel 1996 con Regolamento 1107 della Comunità Europea, il Taleggio diventa fulcro di un progetto di recupero degli aspetti storici e identitari di un territorio, la Val Taleggio e della sua popolazione e di sviluppo del patrimonio sociale, economico e culturale locale. Un progetto che, riconosciuto nel 2008 dalla Regione Lombardia con Deliberazione della Giunta VIII/7873, ha dato vita all’ – Civiltà del Taleggio, dello Strachitunt e delle Baite tipiche”. Un’istituzione culturale permanente la cui azione si traduce in interventi strutturali degli edifici e sedi museali, nella realizzazione di centri di ricettività turistica e metodologie di coinvolgimento e partecipazione di comunità e visitatori, percorsi a tema e nuovi strumenti di fruizione del territorio.

 

I cinque itinerari ecomuseali della Val Taleggio


Situata alla destra del Brembo e attraversata dall’Enna, la Val Taleggio, in provincia di Bergamo, si estende su una superficie di 80 km a 800 metri di quota. Le Prealpi Orobiche la separano dalla Val Brembana, Valtorta, Val Stabina, Valle Imagna, Valsassina e Valle Brembilla, punti di accesso confinanti con le quali la Val Taleggio forma un unico grande distretto celebre non solo per l’indiscutibile bellezza paesaggistica, la ricchezza naturalistica e la gradevolezza del suo clima, ma soprattutto per la sua millenaria arte casearia e l’unicità dei suoi prodotti. E’ alla scoperta dell’inestimabile patrimonio materiale e immateriale di questa appetibile meta turistica che vanno i 5 itinerari proposti dall’Ecomuseo Val Taleggio.

 

  • “La via delle Baite tipiche e delle dimore locali” caratterizza l’itinerario per conoscere da vicino le piödè, le tradizionali dimore rurali utilizzate per l’alpeggio, col tetto di travi in legno a X a supporto delle grandi lastre in pietra. Abbandonate da anni, oggi sono oggetto di recupero e riconversione funzionale per il turismo ecosostenibile. La Baita di Salzana a 500 mt dal centro di Sottochiesa, è il primo esempio di edificio restaurato dall’Ecomuseo nel 2009. Al suo interno, in corrispondenza del vecchio fienile a T, è stato installato un laboratorio multimediale interattivo per comprendere l’arte della “Vaccanza” e la vita dei mandriani. Da non perdere lungo il percorso i borghi di Ca’ Corviglio, Piazza Mora, Fraggio, Morteruccio e le torri dei Roccoli di San Bartolomeo e Reggetto.

 

  • Percorrendo le vecchie mulattiere, con la “Via degli Ecosistemi” si intende tramandare la memoria degli antichi percorsi della transumanza, promuovere il significativo ecosistema dell’Enna e incrementare il turismo escursionistico. Il percorso si suddivide in due tratti. Il primo congiunge la piazza di Vedeseta al ponte della Lavina. Il secondo, partendo dalla sorgente a valle dell’Enna, arriva fin su Peghera, attraverso San Bartolomeo e Olda. Da non perdere il borgo degli Asturi col Santuario della Madonna.

 

  • Lungo la “Via del Paesaggio Sacro e della Storia” si possono ammirare i principali monumenti civili, le piazze e le fontane, così come quelli a testimonianza della cultura religiosa e contadina della Valle. Il punto di partenza è la Colonna “Fidelitas Talegii” e la torre romanica di Sottochiesa. Si continua per il borgo di Santa Rosa, la chiesa di san Rocco di Ca’ Croviglio e la Rocca di Pizzino. Da qui, si può proseguire per il Santuario di Salzana, la chiesa di San Lorenzo di Borgo Fraggio e la fontana di San Carlo. In alternativa si può raggiungere San Bartolomeo da Salzana, per godersi un meraviglioso belvedere sui monti Venturosa e Cancervo e i piani di Sodatura e Artavaggio.

 

  • Facilmente percorribile a piedi o in bicicletta e a 1800 metri di quota, la “Via degli Alpeggiatori”, che giunge fino ai Piani di Artavaggio dai piani d’Alben o, in alternativa, da Morteruccio e Avolasio.

 

  • In ultimo, la “Via del Taleggio e dello Strachitunt” è quella che porta i visitatori nel cuore della storia della lavorazione dei due più importanti formaggi della Valle: il Taleggio e lo Strachitunt. L’obiettivo di questo appetitoso quanto interessante itinerario è quello di promuovere e valorizzare i prodotti tipici, frutto di una secolare tradizione lattiero-casearia tramandata di generazione in generazione, attraverso la divulgazione dei processi di produzione fino alla stagionatura e la creazione di spazi e occasioni di acquisto e degustazione. Per far comprendere pienamente il ciclo produttivo del Taleggio DOP e dello Strachitunt DOP, il progetto prevede il coinvolgimento delle aziende locali, che meritano sicuramente una visita. E’ lungo i comuni e le piccole frazioni di questo itinerario, ma anche nelle valli limitrofe, come la Valsassina, che le piccole casere artigianali e i grandi marchi nazionali, come  (famosa proprio per il suo Taleggio), hanno edificato i propri stabilimenti per produrre e commercializzare i dop bergamaschi più apprezzati al mondo. Le cantinette e i rifugi lungo il percorso incentivano, poi, la degustazione del Taleggio e dello Strachitunt, che qui si accompagnano a frutta, marmellate e polenta, aggiungendo sapore ai menu ecomuseali proposti dalle strutture ristorative. Da non perdere una visita alle Cooperative Agricole, come quella di Sant’Antonio a Magréra, dove è possibile assistere alla mungitura, visitare le stalle o il caseificio, partecipare alla raccolta del latte, assaggiare e acquistare il frutto della sapiente arte dei bergamini. L’itinerario che inizia a Sottochiesa, passando per il Roccolo Testori e la Chiesa di San Bartolomeo, conduce fino a Magréra e si conclude a Reggetto.




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