A spasso con Mestolo a San Sosti (Cosenza)


Comune di San Sosti

(vedi mappa)
Mostra il telefono
Email:


Testo e disegni di Nino Sergi -

 

Il borgo di San Sosti, in provincia di Cosenza, si erge, a poco più di trecento metri sul livello del mare, tra le prime, ondulate, alture che annunciano l’imponente massiccio del monte Pollino. Il luogo fu abitato sin dai tempi più remoti e vi sono tracce della presenza umana sin dall’epoca del bronzo. Dell’età del ferro vi sono oggetti in ceramica dipinti, più i resti di un insediamento abitativo che si trova in una zona denominata Casalini.

 

 

Non può mancare di certo una testimonianza del passato greco materializzata nella famosa “ascia votiva di San Sosti” che si trova al British Museum risalente al VI secolo a.C. Dall’oggetto archeologico, tramite una scritta dedicata a Era, si evince la presenza all’epoca di un tempio nella zona. Mestolo, di gran carriera, raggiunge l’abitato, immerso in un ambiente naturale di struggente bellezza. Con gli occhi accarezza le stupende montagne che lo circondano. Il suo sguardo incornicia le immacolate cime, del Varco, del Palombaro, di Monte Alto, dell’Acqua Marcia e La Mula e altre ancora. Questa catena di monti protegge, come uno scrigno sacro, il Santuario del Pettoruto, risalente al medioevo.


 

 

L’edificio sacro è luogo di culto e devozione per molti fedeli che giungono in gran numero, la prima domenica di maggio, per la festa della Cinta, da diversi posti della Calabria. Poggiato su un’altura, come il rostro di una nave, fa bella mostra di se di quello che è rimasto, l’antico Castello della Rocca edificato nell’XI secolo. Il maniero fungeva come luogo difensivo e punto di sorveglianza del territorio sottostante, fino al mare. Altro baluardo difensivo, posto sempre in altura, è la cittadella fortificata risalente al periodo bizantino che si trova in contrada Casalini.

 

 

Nel centro storico si trova la chiesa madre intitolata a Santa Caterina Vergine e Martire con la sua bella torre campanaria e l’orologio pubblico, provvisto di due quadranti, applicato nel 1913. L’orologio fu costruito da un geniale inventore, famoso per le sue eccentricità, nato a Plataci in provincia di Cosenza di nome Salvatore Gramisci, il quale con le sue geniali invenzioni partecipò all’Esposizione internazionale di Parigi.



di Redazione Calabria