La Val di Non, la terra delle mele


APT Val di Non


Dominata dal gruppo alpino delle Maddalene da un lato e dalle Dolomiti di Brenta dall’altro, la Val di Non si sviluppa sulla sinistra del fondovalle dell’Adige, da Mezzocorona, in provincia di Trento e sale fino a San Felice, in quella di Bolzano.

 

La Val di Non, una delle più importanti del territorio trentino, è fatta ad Y ed è costituita da un ampio e verdissimo altopiano; uno dei suoi lati è attraversato dal fiume noce, l’altro, che scende dal nord, dal Rio Novella; entrambi alimentano il lago artificiale di Santa Giustina, situato proprio a metà della valle.

 

Sulla sponda sud del lago si trova la cittadina di Cles, il cuore pulsante della valle, circondata da rilievi coperti di coltivazioni di mele, le famose “Melinda” conosciute ed esportate in tutta Europa.


 

 

Oltre i meleti si stagliano le vette dolomitiche, con gli alpeggi, le malghe, i boschi secolari e le pareti rocciose che si stagliano alte e imponenti, ciascuno raggiungibile attraverso percorsi ben attrezzati in mezzo alla natura.

 

Il versante sud occidentale fa parte del Parco Naturale Adamello Brenta, territorio protetto in cui hanno trovato rifugio centinaia di specie animali dell’arco alpino, tra cui anche l’orso bruno.

 

La parte alta della Val di Non è un immenso altipiano verde e soleggiato percorso da torrenti e ruscelli che hanno scavato per millenni la roccia formando canyon, gole, cascate e burroni grazie ai quali essa è oggi conosciuta anche come “La Valle dei Canyon”.

 

Il territorio è stato abitato fin dall’antichità; gli Anauni vi si stabilirono prima di essere assoggettati al dominio romano, che ne intuirono l’importanza strategica per la loro espansione verso il nord attraverso il passo del Brennero.

 

In epoca medioevale la valle venne infeudata e i diversi signori vi edificarono diversi castelli nei vari borghi che sorsero lungo il corso d’acqua, come Castel Thun, Castel Bragher, Castel Coredo, Castel Cles, Castel Valer e Castel di Nanno.

 

Ogni paese aveva anche la sua chiesa o il suo monastero, il più noto dei quali è a Coredo il Santuario di San Remedio, patrono della valle, situato su un ripido sperone di roccia, costituito da cinque chiese costruite nell’arco di circa novecento anni a partire dall’anno 1000.

 

 

Il complesso monastico, custodito da frati francescani, è meta di decine di migliaia di pellegrinaggi ogni anno; le cinque chiese sono state edificate nei secoli a ridosso di una ripida parete di roccia e unite tra loro dai 130 gradini di una spettacolare scalinata.


A Cles e a Coredo, centri giuridico-amministrativi medioevali, vi sono diversi interessanti palazzi nobiliari dell’epoca, tra cui quello di Coredo definito “il Palazzo Nero” a causa dei processi alle streghe durante l’Inquisizione che vi si svolgevano.

 

Cles, al centro della Val di Non, a 650 metri slm sulla sponda occidentale del Lago di Santa Giustina, dalla quale inizia Val di Sole, è il posto ideale per chi vuole scoprire le numerose ricchezze della natura e cultura della vallata: dalle Dolomiti di Brenta, all’Ortles e alla Mendola, fino ai suoi tanti laghi alpini.

 

Nel lago di Santa Giustina si praticano diversi sport nautici, come vela, canottaggio, windsurf e la pesca sportiva; più a nord c’è il lago di Tovel, famoso per il fenomeno naturale unico al mondo che lo colora di rosso in un certo momento dell’anno in seguito alla fioritura di una particolare alga.


Particolarmente suggestivi sono anche il Lago Smeraldo, un bacino artificiale nell’alta valle, realizzato in tempi recenti sbarrando il corso del Rio Fondo, ed il lago di Santa Maria o Lago Tret nei pressi dell’omonima e piccolissima borgata, una frazione di Fondo.

 

Quest’ultino è invece il paese più importante dell’Alta Val di Non, ad oltre 1000 metri slm tra verdi colline e valli profonde, sulle strade che qui si incrociano per andare verso il Passo Palade e quelli della Mendola e del Tonale.

 

Non distante da Fondo c’è il Canyon del Rio Sass, sul quale alcuni anni fa sono state costruite alcune passerelle e scalette, che l’anno reso percorribile e fruibile a fini turistici, per ammirarne le acque vorticose, cascate, marmitte dei giganti, fossili, stalagmiti e stalattiti.

 

Una delle particolarità della Val di Non è rappresentata dalla lingua parlata dalla popolazione, il “Nones”, un dialetto “retoromanzo”, cioè una mescolanza di ladino, romancio e friulano, ancora usato soprattutto dai più anziani, oggetto oggi di un intelligente tentativo di recupero culturale proponendolo anche come materia di insegnamento nelle scuole locali; la maggior parte della popolazione dell’Alta Val di Non, invece, è di origine sudtirolese e parla lingua tedesca.

 

L’economia locale è praticamente monopolizzata da due voci; la coltivazione e commercializzazione delle mele è una ed il turismo estivo e invernale l’altra; una piccola parte se la ritaglia anche l’artigianato, sia quello del legno, sia quello legato al turismo.

 


La cucina della Val di Non non si discosta molto da quella tipica delle Dolomiti e dell’Alto Adige, semplice e di origine contadina; tra i piatti più noti troviamo i Tortelli di patate, la torta di mele, lo strudel, la salsiccia lucanica, lo speck, ed anche lo “Smacafam” una frittata di grano saraceno cotta al forno.


Tra i primi vanno molto i canederli, gli strangolapreti, la “panada”, le zuppe; i funghi sono molti usati in varie portate, sia nelle minestre che nei ragù e nelle zuppe, così come anche la carne di maiale, la selvaggina, abbondante nella valle, con la quale si fa il “gulash alla trentina” e soprattutto la polenta.

 

Tanti e diversi i formaggi, dal grana al nostrano de casel, alla spressa, al fontal, così come tanti sono i dolci tipici locali, tra cui spiccano i “grostoi” di carnevale, la torta de fregolòti, i dolci a base di mele, e lo “zelten” fatto con noci, fichi secchi, uva sultanina e pinoli, senza dimenticare l'unico vino prodotto in Val di Non, il Groppello, e le ottime grappe bianche.



di Redazione 35