La Sila, l’altopiano verde tra l’azzurro dei due mari


Parco Nazionale della Sila


La parte settentrionale del territorio calabrese è coperto dalla Sila, un grande altopiano compreso tra le province di Cosenza, Catanzaro e Crotone, caratterizzato da estesi boschi alternati a zone pianeggianti coltivate.

 

L’altopiano è a sua volta suddiviso in tre parti: la Sila Greca, la Sila Grande e la Sila Piccola; il territorio della Sila è il più vecchio parco nazionale della Calabria e tra i primi cinque nati in Italia.

 

La Sila è stata frequentata dall’uomo fin dagli albori della civiltà, con insediamenti neandertaliani di cui si sono trovate diverse tracce; numerosi reperti archeologici di epoche successive, dell’età del rame e del bronzo, sono state rinvenute sulle sponde dei laghi all’interno dell’altopiano.

 

Tra le popolazioni autoctone successive ci fu quella dei Bruzi, popolo di pastori e artigiani, che dovette combattere contro i greci provenienti dalla vicina Sibari, per poi fondare alcuni centri tra cui Cosenza, prima di soccombere alle truppe romane, cui facevano particolarmente gola il legname e la pece dei boschi silani.


 

Longobardi e Normanni si succedettero nel dominio del territorio, portando con sè il feudalesimo e una moltitudine di monaci, in particolare Cistercensi, che fondarono diversi conventi e monasteri, luoghi di studio, centri di cultura e di stimolo per la rinascita agricola, attorno ai quali si svilupparono le borgate, la più importante delle quali fu San Giovanni in Fiore, il maggiore dei centri silani.

 

A cavallo del XV e XVI secolo giunsero nella zona, sul versante ionico della Sila, molti esuli albanesi, creando la cosidetta “Sila Greca”, alcune comunità riunite oggi in una trentina di comuni che hanno mantenuto fino ad oggi usi, costumi e tradizioni della terra d’origine.

 

Giunsero poi nel sud dello Stivale gli Svevi, che costruirono grandi castelli e dimore fortificate come quello di Cosenza, passando poi sotto il dominio degli Angioini, degli spagnoli e dei Borbone, mantenendo il suo aspetto feudale fino all’abolizione del privilegio e poi alla spedizione garibaldina che portò all’Unità d’Italia.

 

E’ di questo periodo la definitiva cancellazione dei latifondi ed il territorio venne diviso in piccoli lotti assegnati agli abitanti dell’altopiano, famiglie contadine che lo utilizzavano per il pascolo e l’agricoltura; vennero inoltre costruite diverse strade, alcune linee ferroviarie e nacquero una moltitudine di villaggi rurali.

 

Il territorio della Sila è caratterizzato e conosciuto per le grandi nevicate cui è soggetto nel periodo invernale, tanto da aver sviluppato un interessante flusso turistico di appassionati degli sport sciistici provenienti da tutto il sud.

 

Un turismo che però non è limitato al periodo invernale, ma che arriva a coprire quasi tutto l’anno, grazie soprattutto all’istituzione del Parco Nazionale della Sila, al cui interno sono stati tracciati percorsi naturalistici molto interessanti, in particolare attorno ai suoi laghi.

 

 

La presenza di una fauna diversificata, tra cui i lupi silani e la rarissima lontra, cervi, caprioli, cinghiali, tassi e tante specie diverse di uccelli, inserite all’interno di una natura generosa e rigogliosa, che comprende anche tanti prodotti del bosco come i funghi porcini, i lamponi e le castagne, ne fanno una meta per molti escursionisti in cerca di fresco e tranquillità come per chi apprezza le cose belle, buone e naturali.

 

Il Parco Nazionale della Sila è infatti un luogo davvero interessante, ricco di itinerari suggestivi e paesaggi emozionanti, caratterizzato da montagne, vallate verdissime piene di boschi secolari e ruscelli argentei che costituiscono un patrimonio di biodiversità che merita di essere visitato e protetto.

 

La sede del Parco è a San Giovanni in Fiore, fondata dall’Abate Gioacchino, il più grande ed antico centro abitato dell’ altopiano silano, caratterizzato da una particolare struttura urbanistica che si inerpica su un monte.

 

Il paese, attraversato dalla strada statale che collega il mar Tirreno al mar Ionio, conserva ancora alcuni tratti tradizionali di produzione artigianale che ne hanno fatto da sempre il baricentro del territorio, punto di raccordo di molti centri abitati e luogo di transito di tanti itinerari turistici, sia montani che marini.

 

Oltre alla cucina tipica della Calabria, alla ‘nduja, al peperoncino, alle soppresse e agli inarrivabili formaggi e pecorini, il territorio silano è ben noto anche per le sue castagne, caratterizzate dalla forma tonda da un lato e piatta dall’altro, di colore chiaro e ricoperta da una pellicola rosso-bruno e da una buccia piuttosto resistente di colore marrone, che hanno rappresentato per secoli la principale fonte alimentare delle popolazioni degli appennini durante l’autunno e l’inverno.




di Redazione 35