Bonorva (Sassari): tracce di preistoria, dominazione romana, vestigia medievali e un pane speciale


Comune di Bonorva


Bonorva (Sassari) è un comune di meno di quattromila abitanti, distante una cinquantina di chilometri da Sassari, nella zona del Mejlogu.

 

Bonorva ha molto da offrire al visitatore attento alla storia, poiché sul suo territorio conserva un complesso archeologico di particolare bellezza: Sant'Andrea Priu. Non tragga in inganno la dedicazione a un santo: questo sito è infatti frequentato fin dai tempi più remoti e ha subito via via delle modificazioni in epoca nuragica, poi bizantina, paleocristiana e, ancora, altomedioevale.

 

Si tratta di un complesso archeologico di diverse domus de janas (tombe) risalenti a un periodo compreso tra il 3500 e il 2900 a.C. Quella conosciuta come Tomba del capo è una delle più spettacolari domus finora scavate; possiede ben 18 ambienti in origine, poi fu trasformata in tomba romana, infine in chiesa dai bizantini e quindi utilizzata come chiesa campestre dai monaci benedettini, molto probabilmente fino al XIII secolo.


 

Di queste successive trasformazioni sono evidenti i segni, tutti molto affascinanti; si possono vedere le coppelle scavate nella roccia in preistoria per i riti in onore dei defunti e il colore rosso delle pareti che dipinsero quegli uomini antichissimi; un magnifico frammento di pittura, ritratto di nobildonna romana, recentemente restaurato e poi dipinti altomedioevali con la vita di Cristo. La visita di questa tomba è consentita solo accompagnati da una guida.

 

All'aperto, al di sopra del complesso di tombe, si può invece ammirare una gigantesca scultura, purtroppo acefala, che raffigura un possente toro, animale sacro per le locali civiltà preistoriche.

 

Ma i tesori di Bonorva non finiscono qui. Oltre alla fonte di acqua minerale attualmente sfruttata industrialmente, si può ammirare una fonte utilizzata dai nuragici dalla quale sgorga ancora acqua purissima. Per raggiungere questa fonte, chiamata Su lumarzu, si percorre un sentiero tra gli orti di una minuscola frazione di Bonorva: Rebeccu, villaggio tra i più piccoli (conta circa venti abitanti) della Sardegna, in via di recupero e spesso scenario di manifestazioni culturali ed enogastronomiche.

 

Da non perdere, sulla strada per Rebeccu, la chiesetta romanica di San Lorenzo: sebbene rimaneggiata, conserva molto del fascino tipico delle costruzioni di quel periodo e ha la particolarità di esser stata costruita sopra un nuraghe e di sorgere sul luogo dove prosperava un villaggio romano.

 

Dopo le visite ai monumenti una pausa gastronomica è d'obbligo. Bonorva è conosciuta, tra le altre cose, per un tipo di pane molto particolare: il pane zichi. Questo pane viene prodotto ancor oggi esclusivamente in modo tradizionale, utilizzando la pasta madre e rispettando quindi il processo di lievitazione lenta e naturale.

 

La pasta viene poi stesa in grandi pani di circa 40 cm di diametro, che vengono cotti in forno a legna. Il pane fresco, morbido, veniva utilizzato come "posata", ma è quando è secco che questo pane dà il meglio di sé: si spezzetta e si cuoce infatti come una pasta; la cottura tradizionale prevede un brodo di pecora, o comunque di carne, e un condimento in bianco con funghi o in rosso con carne, sempre di pecora.



di Cristiana Grassi