Italia Bella: Bormio (Sondrio)


Comune di Bormio


Italia Bella a cura di Massimo Tommasini –

 

Se d’inverno è una delle più importanti stazioni sciistiche italiane, meta di migliaia di sportivi attirati dalle cinque sky area con 220 km di piste da sci e 82 impianti di risalita, in estate Bormio, adagiata in una verdissima conca, è una vera meraviglia.

 

Centro più importante del Parco Nazionale dello Stelvio, del quale ospita la direzione, Bormio, in Alta Valtellina, è una cittadina di circa 4100 abitanti da tempo vocata al turismo che qui copre buona parte dell’anno, grazie soprattutto alle tre zone termali del paese.

 

Arrivando a Bormio dalla statale 38 che la collega al capoluogo Sondrio ed al lago di Como, la conca si apre uscendo da una lunga galleria mostrando i suoi prati verdissimi sotto il sole, contornata da altissime montagne in gran parte coperte di pini, abeti, cembri, segnati dalle evidenti strisce di prati che scendono sui fianchi.

 

La città è al centro di un incrocio di strade; oltre quella che conduce a sud verso Lecco e il lago di Como, c’è quella della Valfurva, che conduce al passo Gavia e quindi a Ponte di Legno; a nord c’è la strada del passo dello Stelvio che, attraversato il valico, conduce verso la val Venosta e Merano mentre ad ovest si prosegue verso Livigno, oltre il passo del Foscagno.

 

La storia di Bormio è antica quanto la presenza umana in Valtellina e nell’intero arco alpino, come testimoniano tanti reperti archeologici ritrovati ed i numerosi graffiti lasciati dalle diverse civiltà che hanno transitato per queste valli.

 

Conosciuta in epoca romana per le sue acque termali, in quella medioevale Bormio rappresentava una preda ambita per il controllo che esercitava sui passi alpini e fu al centro di numerose contese feudali tra i signori di Como e quelli di Coira, anche se la città seppe guadagnarsi molta autonomia e privilegi imperiali grazie al fatto di essere un importante luogo di transito e di commerci.

 

Nel ‘300 la cittadina entro con tutta la Valtellina nella sfera d’influenza dei Visconti di Milano, fissando nella “Magna Charta delle libertà bormiesi” i principi e privilegi che governavano la vita cittadina ed i rapporti feudali; si creò così quella che venne definita la “Magnifica Terra” o “Magna Terra di Bormio et honorate valli” che ben definiva questo territorio, nella sua bellezza ed orgoglioso della sua autonomia.

 

L’invasione dei Grigioni a fine quattrocento e le epidemie di peste misero fine ad un periodo caratterizzato da un certo benessere; il successivo passaggio per le vallate ed i passi vicini di vari eserciti in transito per il centro e sud Italia non rimase senza conseguenze nefaste ed in più occasioni il borgo fu messo a ferro e fuoco.

 

Bormio

 

All’inizio del ‘600 Bormio vide sorgere ad opera degli Spagnoli il castello di Feria, dal nome del governatore iberico di Milano, che fu più volte determinante nella successiva guerra contro i Grigioni, ma che pochi anni dopo, già in epoca di pace, venne raso al suolo.

 

A fine settecento, con la fine della supremazia dei Grigioni, Bormio finì prima nella repubblica Cisalpina, poi sotto la dominazione austro-ungarica e, dopo le guerre d’indipendenza, nel Regno d’Italia.

 

La visita di Bormio non può prescindere da una passeggiata nelle stradine del suo centro storico, che ha mantenuto l’impronta medioevale con numerosi edifici antichi, portoni chiodati, antiche inferriate alle finestre in ferro battuto, fregi e stemmi gentilizie delle varie casate nobiliari, frequenti grandi affreschi di natura religiosa, alcuni molto antichi, sulle facciate dei palazzi.

 

La cinquecentesca chiesa di Santa Barbara, alcuni palazzi nobiliari come Casa Minonzio, Casa Anzi, Casa Sassella, Casa Pedranzini ed altre ancora come Palazzo De’ Simoni, sede municipale, chiamato “il Castello”, sono solo alcuni degli elementi architettonici di maggior rilievo.

 

In pieno centro, alla fine della via Roma, la strada dello shopping, si giunge in piazza Cavour, dove spiccano il “Kuèrk”, la Torre delle Ore e la Collegiata dei Santi Gervasio e Protasio.

 

Bormio-Piazza_Cavour,_Kuerc_e_Torre_della_Bajona

 

Il Kuèrk è una caratteristica tettoia trecentesca ad anfiteatro sotto la quale veniva amministrata la giustizia nel periodo estivo, alla sua sinistra si nota il basamento della “berlina” dove i condannati venivano issati per scontare le pene più lievi.

 

La chiesa collegiata, che risale al IX secolo, anche se fu distrutta prima dai Grigioni poi dagli Spagnoli nel ‘600, e ristrutturata mantenendo le sue linee essenziali, contiene all’interno pregevoli opere d’arte di scultura e intaglio in legno, un maestoso organo seicentesco ed altri interessanti reperti artistici delle diverse epoche.

 

Notevole anche la trecentesca chiesetta del Sassello, o della Pazienza, caratterizzata dai numerosi affreschi all’interno, come trecentesca è anche la chiesa del Santissimo Crocifisso, dedicata a Sant’Antonio Abate con la facciata a capanna, entrambe oltre il torrente Frodolfo rispetto al centro storico.

 

Particolarmente suggestivo è l’affascinante Grand Hotel Bagni Nuovi, un cinque stelle che fin da metà ottocento ha ospitato la nuova borghesia europea e regnanti da tutto il mondo venuti in Alta Valtellina per le cure termali con le acque che sgorgano dalle nove sorgenti che sgogano dal monte Reit.

 

Oggi questo bellissimo resort è un centro benessere di incomparabile bellezza, con piscine, vasche idromassaggio, aperto anche in inverno con la neve che copre i prati e le montagne mentre ci si può rilassare nelle acque calde delle vasche.

 

Nei suoi centocinquant’anni di storia il Grand Hotel Bagni Nuovi, immerso nel verde dei boschi del Parco Nazionale dello Stelvio, è anche sede di convegni, meeting e cerimonie di ogni genere, con un ristorante di altissimo profilo dove la cucina tradizionale valtellinese si integra perfettamente con quella internazionale.

 

bormio-bagni-nuovi-

 

Ancora più suggestivo lo stabilimento dei Bagni Vecchi, con percorsi termali di acqua calda e fredda scavati nelle rocce della montagna; una stazione termale nota per le sue proprietà terapeutiche fin dall’epoca dell’Impero romano.


Nei dintorni della cittadina, nelle vallate, nel Parco Nazionale dello Stelvio, vi sono un migliaio di chilometri di sentieri ben tracciati e segnalati, presi d’assalto da chi ama passeggiare nella natura, dagli appassionati di trekking, di mountain bike, ma anche dai fungaioli che nelle stagioni appropriate si disperdono numerosissimi nei boschi in cerca di porcini e finferli.

 

Tantissime le manifestazioni folkloristiche bormiesi, organizzate in ogni stagione per completare la già eccezionale offerta turistica della valle; tra queste troviamo il “Gabinat” dell’Epifania; il “Geneiron” del 31 Gennaio, quando gruppi di ragazzi scorazzano per il paese trascinando rumorosi bidoncini e lamiere per “risvegliare la primavera”.

 

E ancora il “Carneval di Mat", un’antichissima tradizione goliardica quattrocentesca, quando nella ricorrenza di Sant’Antonio, i giovani del posto nominano nel Kuerk il Podestà dei Mat che per un giorno sostituisce nelle sue funzioni il Sindaco del paese.

 

La settimana santa ha il suo clou con la celebrazione dei “Pasquali”, sflitata di carri allegorici a tema religioso che vede in competizione tra loro i cinque rioni storici del borgo; l’estate è caratterizzata da numerosi eventi sportivi e culturali: dalla presentazione dei libri ai concerti, sia in città che negli alpeggi, dove spesso terminano con golose iniziative gastronomiche, dove la cucina ed i prodotti tipici locali e valtellinesi vengono presentati agli ospiti sempre più numerosi.

 

La cucina bormina è fatta di piatti tipici di eccezionale bontà, come i pizzocheri valtellinesi, tagliatelle di grano saraceno con verdure, burro fuso di malga e formaggio Casera; oppure la polenta Taragna, fatta con farina di mais e farina di grano saraceno, condita con burro e formaggio Bitto, da mangiare assieme ai funghi porcini ed agli arrosti di selvaggina.

 

Senza dimenticare i salumi, a cominciare dalla ben nota Bresaola, ai salamini di cervo, allo speck, fino al rinomato e quasi introvabile “violino di capra, un saporitissimo prosciutto che si taglia come si impugna lo strumento musicale.

 

Per non parlare dei vini, prodotti dalle uve coltivate sui terrazzamenti delle montagne della bassa e media valle, pezzi di terreno che generazioni secolari di contadini hanno strappato alle montagne per consegnarci bellissimi grappoli per il “Sassella”, il “Grumello”, l’«Inferno», il “Valtellina” e lo “Sfurzat”.




di Redazione 35