A spasso con Mestolo a Soriano Calabro (Vibo Valentia)


Testo e disegni di Nino Sergi -

 

Mestolo, mentre percorre piacevolmente la via che lo porta a visitare per un noi l’ennesimo centro storico della Calabria, e altrettanto piacevolmente impegnato a sgranocchiare un dolce, particolare, legato proprio al posto che sta per raggiungere: un mostacciolo. L’alimento è una sorta di biscotto duro fatto di farina e miele. Le sue origini sono greche e il poeta dell’antica Siracusa magno-greca, Theokrios nella sua opera Idilli li chiama “musacea”. Le sue forme sono svariate: antropomorfe, “uomo”,”donna”, o a forma di animali “cavallo”, “la capra”, “pesce”, “gallo”.

 

A spasso con Mestolo a Soriano Calabro


 

Le figure-biscotto sono decorate con piccole foglie di stagnola dai colori brillanti, rosso, giallo blu, ecc., fosforescenti che attirano fortemente l’attenzione del cliente. Il nostro amico cuoco ci rivela che quei mustaccioli, che tanto avidamente divora, provengono da Soriano Calabro borgo della provincia di Vibo Valentia che sta per presentarci. L’abitato sorge tra le colline delle Serre e le sue origini risalgono alla costruzione del grande monastero dedicato a San Domenico, avvenuta tra i secoli XVI e XVII.

 

A spasso con Mestolo a Soriano Calabro

 

Il luogo spirituale, nella sua storia, ebbe come ospiti, illustri, personaggi della statura di Tommaso Campanella, Alessandro VII, e Benedetto XII. Purtroppo l’edificio fu distrutto nel 1659 dal terribile terremoto che colpì quasi tutta la regione. Fu ricostruito quasi subito per opera del frate domenicano bolognese padre Bonaventura Presti. Di nuovo raso al suolo dal sisma del 1783 fu ripristinato soltanto all’inizio dell’Ottocento. Del grande complesso settecentesco rimangono ancora in piedi alcune parti del chiostro e la bellissima facciata barocca della chiesa, che sono ancora visibili.

 

A spasso con Mestolo a Soriano Calabro

 

Le rovine del manufatto stanno li a testimoniare la monumentale bellezza architettonica che possedeva. L’attuale convento si presenta in uno stile tardo barocco e al suo interno e collocata una pregevole, opera scultura, ottocentesca, che rappresenta San Domenico, ricavata da un unico tronco di tiglio, eseguita dall’artista locale Giuseppe Ruffo. Il nostro cuoco ci invita a visitare il Mumar, museo civico dei marmi dove si possono ammirare magnifiche opere appartenente all’antico convento, tra l’altro vi e una scultura che rappresenta Santa Caterina da Siena attribuita, al grande Gian Lorenzo Bernini uno tra i più grandi scultori italiani di tutti i tempi.



di Redazione Calabria