Noto (Siracusa): uno splendido giardino di pietra


Comune di Noto (Siracusa), Turismo - Cultura


Passeggiare per Noto, capitale del tardo barocco siciliano e patrimonio dell'Umanità Unesco dal 2002, significa respirare la solennità di un luogo senza tempo che sembra essersi fissato nella morbida pietra locale. Imponenti palazzi nobiliari, chiese che si inerpicano agili verso il cielo, monasteri, piazze e fontane che rimandano tutte all’essenza più profonda del barocco: la meraviglia.

 

Grande la meraviglia se si pensa a quanta di questa bellezza è nata dall’orrore di un terremoto. Il Val di Noto, infatti, l’11 gennaio del 1693 fu sconvolto da un violentissimo sisma che distrusse gran parte del suo territorio e Noto non fu risparmiata da questo destino.

 

La città fu ricostruita a circa 10 km di distanza in un luogo più agevole (le rovine di Noto antica sono ancora visitabili) e la pianta fu sviluppata secondo moderni criteri urbanistici. Alla ricostruzione parteciparono alcuni tra i più influenti architetti siciliani del tempo fra cui Paolo Labisi, Vincenzo Sinatra e Rosario Gagliardi i quali, coadiuvando le maestranze locali, crearono la nuova città inserendola in una quinta scenografica incredibilmente affascinante.


 

Tre le strade principali che intersecano la pianta da est ad ovest, consentendo così alla città di essere riscaldata dalla luce del sole per gran parte della giornata. L'asse principale di Noto è rappresentato da corso Vittorio Emanuele: cadenzato da tre piazze, in ogni piazza una chiesa. La pianta della città, pur rettilinea, si apre improvvisamente a scorci suggestivi e curve inattese dando a Noto una teatralità unica.

 

La città si presenta maestosa già dal suo ingresso monumentale: la Porta Reale, eretta nel 1838 in occasione della visita di re Ferdinando II di Borbone, accoglie il visitatore con un senso di imponenza, quasi ad avvertirlo che non si tratta di una città come tante.

 

 

 

  • Piazza Immacolata

È la prima piazza che si incontra da Porta Reale. Dall’imponente scalinata ai suoi piedi si giunge ad una terrazza che raccoglie la facciata barocca di San Francesco all’Immacolata e, ai fianchi, gli ex complessi monastici di San Francesco e di San Benedetto.

 

Quest’ultimo, considerato dalla tradizione come tra i più grandi della Sicilia, possiede una torre-belvedere che funge anche da campanile. Sul lato opposto del Corso è possibile visitare anche il convento di Santa Chiara, attribuito al Gagliardi, dalle panciute grate in ferro battuto.

 

  • Piazza Municipio

Continuando per Corso Vittorio Emanuele si incontra piazza Municipio, un luogo in cui sacro e profano si incontrano nel cuore pulsante del centro storico.

 

Provenendo da Porta Reale apparirà a sinistra la poderosa facciata neoclassica di Palazzo Ducezio, del quale è possibile visitare la “Sala degli Specchi”, mentre proprio di fronte si staglieranno in rapida successione la sinuosa scalinata della Cattedrale di san Nicolò inquadrata da due belle esedre alberate, il Palazzo Vescovile e il palazzo Landolina di Sant’Alfano.

 

Ancora più a lato le chiese del SS. Salvatore e di san Carlo Borromeo o san Carlo al Corso. In questa chiesa è possibile accedere, dietro modesto contributo, al campanile che regala una vista sulla città molto suggestiva. La salita si effettua attraverso una ripida scala a chiocciola che in alcuni tratti sembra sospesa nel vuoto: sconsigliato, inutile dirlo, a chi ha problemi di vertigini!

 

  • Cattedrale

La Cattedrale domina l’intera città dall’alto della sua scalinata infinita. La sua cupola, crollata nel 1996 insieme a parte della navata centrale, è stata sottoposta fino al 2007 ad un restauro accurato utilizzando gran parte dei materiali originali che hanno consentito di restituire per quanto possibile l’antica immagine.

 

L'interno è quasi spartano per una voluta ricerca di luminosità ed essenzialità e smentisce l’idea di un barocco necessariamente rigoglioso o sovraccarico. Anche prima del crollo, infatti, gli intonaci erano per lo più bianchi se si escludono alcuni affreschi aggiunti negli anni ’50 del secolo scorso.


Tra le navate si conservano alcune pregevoli opere d’arte, in gran parte d’età barocca, ma anche d’età più antica come un delizioso san Giorgio attribuito al Gagini.

 

  • Via Nicolaci

Proseguendo lungo corso Vittorio Emanuele, sulla destra proprio di fronte alla chiesa di san Carlo, il fortunato visitatore si lascia conquistare dalla via Nicolaci.

 

Chiusa a monte dalla chiesa di Montevergini dalla bella facciata concava, i due lati sono fiancheggiati da palazzi barocchi fra cui spicca il palazzo Nicolaci di Villadorata dai rigogliosi balconi e dalle mensole fantastiche, un monumento che si può considerare come il capolavoro dell’arte netina e uno dei più importanti del barocco siciliano.

 

La terza domenica di maggio, inoltre, via Nicolaci diventa la protagonista della tradizionale Infiorata. Il selciato della via è ricoperto interamente da coloratissimo tappeto di petali, acconciati da artisti e maestri infioratori in una serie di quadri legati ad un tema ogni anno differente.

 

Una curiosità: i palazzi della via sono stati progettati seguendo l’espediente barocco della base inclinata in modo tale da esasperare la prospettiva e da ingannare l’occhio, incapace di comprendere la reale lunghezza della strada.

 

  • Piazza XVI Maggio

Il corso Vittorio Emanuele si chiude con piazza XVI Maggio. Dominata dall’elegante facciata convessa della chiesa di san Domenico la piazza racchiude da un lato la cosiddetta “Villetta” con la settecentesca Fontana d’Ercole e l’ottocentesco teatro Vittorio Emanuele III.

 

Da visitare, infine, anche la chiesa del Carmine, le chiese del SS. Crocifisso e di sant'Agata.



di Marco Blanco