L’Argentario, un angolo di paradiso nella Toscana tirrenica


Comune di Monte Argentario


Una delle più belle zone della parte meridionale della Toscana è il promontorio dell’Argentario, una lingua di terra in provincia di Grosseto collegata alla terraferma da dai cordoni di sabbia di Giannella e Feniglia e dalla diga di Orbetello.

 

Un tempo il promontorio era un’isola; le correnti marine, depositando dune di sabbia tra questa e la foce del fiume Albegna, ha creato i due “Tomboli” e la laguna di Orbetello, che hanno collegato l’isola alla terraferma, trasformandola in promontorio con una collina di poco più di 600 metri slm, chiamato Punta Telegrafo.

 

Questa parte del territorio è caratterizzato da un territorio completamente collinare e a tratti impervio, addolcito unicamente dall'opera dell'uomo che ha creato nel tempo dei terrazzamenti coltivati prevalentemente a vigneti.


 

Monte Argentario è il nome del comune, che conta poco più di 13.000 abitanti che risiedono prevalentemente nei due principali centri abitati di Porto Santo Stefano e Porto Ercole.

 

La costa dell’Argentario è molto frastagliata, piena di calette rocciose e sassose, di notevole bellezza dal punto di vista naturalistico; la zona fa inoltre parte del “Santuario dei cetacei”, un’area naturale marina protetta di interesse internazionale.

 

Sul Monte Argentario sono stati trovati numerosi reperti archeologici sia nella Grotta degli Stretti che in quella di Cala dei Santi; spelonche che furono abitate, una delle quali, la "Grotta del Granduca", così chiamata in onore di Leopoldo di Lorena che ne promosse gli scavi, lunga oltre un chilometro.

 

Il territorio è stato poi frequentato dagli etruschi; in epoca romana, divenne di proprietà della famiglia degli Enobarbi-Domizi, chiamati anche “Argentari” che la ottennero come risarcimento per i prestiti fatti alla repubblica romana durante le guerre puniche.

 

Successivamente il monte diventò territorio degli imperatori e quindi parte dei domini ecclesiastici; in epoca medioevale, anche a causa del progressivo impaludamento della prospicente Maremma, il promontorio dell’Argentario rimase a lungo quasi disabitato.

 

Nel tardo medioevo l’Argentario, assieme ad Orbetello, passò da una dinastia feudale all’altra fino al ‘500, quando gli Spagnoli ne entrarono in possesso e ne fecero un perno dei loro domini, costruendovi una serie di fortezze e torri di avvistamento sia nei centri abitati che lungo la costa e nell’entroterra, sui punti elevati del monte, molte delle quali giunte fino ai giorni nostri, particolarmente utili per individuare e prevenire le numerose incursioni dal mare dei pirati saraceni.

 

Il Promontorio è caratterizzato da coste alte e rocciose, ricoperte da una fitta macchia mediterranea, nella quale spicca la palma nana che nasce spontanea si alterna alle coltivazioni di olivi, di viti e di alberi da frutta.


Nei vigneti, faticosamente ricavati terrazzando i fianchi del monte, si coltivano i rari vitigni Ansonico e Riminese.

 

I due centri più importanti, turisticamente ben noti a livello internazionale, sono Porto Santo Stefano e Porto Ercole; il primo è un suggestivo borgo marinaro con un attrezzato porto turistico, affacciato su una baia dominata dalle possenti moli delle fortezze spagnole.

 

 

Porto Ercole è una pittoresca località con un centro storico racchiuso all'interno della cinta muraria l'accesso al quale è possibile attraverso una porta sormontata dalla Torre dell'Orologio.

 

Nel borgo ci sono anche il cinquecentesco Palazzo dei Governanti Spagnoli, la Chiesa di Sant'Erasmo, il giardino di Villa Consani e l’imponente rocca, mentre fuori dall'abitato, alcune fortificazioni dominano il promontorio: forte Santa Caterina, forte Filippo e forte Stella.

 

Oltre alle numerose strutture religiose e militari presenti nell’intero territorio di Monte Argentario, gli Spagnoli e i successori re sabaudi hanno lasciato anche alcuni particolari edifici, tra i quali la “Fattoria di Terra Rossa, un particolare complesso rurale costruito nell’omonima località; la polveriera settecentesca; i fari ottocenteschi di Porto Ercole e di Lividonia


L'economia dell’Argentario si basa essenzialmente sulle attività turistiche, molto sviluppate lungo tutta la costa; si tratta di un particolare, legato sia al periodo estivo sia alle varie festività, oltre che ai collegamenti marittimi con le isole del Giglio e di Giannutri.

 

Il territorio è inoltre un luogo privilegiato del turismo nautico ed è ben noto a chi pratica gli sport subacquei, tanto da essere meta irrinunciabile sia per gli amanti delle immersioni sia per gli appassionati di biologia marina.

 

Anche la pesca, un tempo notevole fonte di sostentamento delle popolazioni del luogo, è ancora oggi abbastanza praticata, con una flotta di pescherecci numericamente meno consistente, che esercitano soprattutto lo strascico costiero.

 

Un’altra interessante attività che si è fatta un nome, non solo in Italia, è la cantieristica navale, soprattutto nella costruzione di imbarcazioni da diporto; il Cantiere Navale dell'Argentario di Porto Santo Stefano è tra l’altro uno dei più importanti cantieri italiani per il restauro di imbarcazioni e velieri d'epoca.

 

Tante le iniziative folkloristiche che vengono organizzate nei vari centri del territorio a beneficio dei turisti e in occasione delle ricorrenze religiose; tra queste spicca il palio marinaro di ferragosto che si svolge nel capoluogo da quasi ottant’anni, in cui i quattro rioni del paese si affrontano in una gara di voga con barche a remi nelle acque del porto, in una delle delle gare remiere più lunghe al mondo.

 

In questa come in tutte le altre manifestazioni la cucina locale è sempre presente con i prodotti ed i piatti tipici del territorio, tra cui il “Caldaro” una tipica zuppa di pesce del mare locale; lo “Scaveccio”, piatto di pesce fritto e marinato; la “Tonnina”, composta di filetti di tonno salati ed essiccati; la Pagnottella natalizia e la Schiaccia pasquale.



di Redazione 35