Il Parco Nazionale della Majella


Ente Parco Nazionale della Maiella


Il Parco Nazionale della Majella, nell’appennino centrale, è un vastissimo territorio che gravita nelle province abruzzesi dell’Aquila, Pescara e Chieti che racchiude un pregevole patrimonio nazionale di biodiversità, caratterizzato dalla presenza di moltissime specie animali e vegetali: oltre 150 delle prime e più di 2100 delle seconde.

 

Oltre metà del territorio del Parco si trova a quote superiori ai 2000 metri; la Majella, la “montagna madre” per la popolazione abruzzese, è un gruppo di picchi alti, selvaggi, maestosi.

 

Formata da rilievi calcarei emersi cinque milioni di anni fa dal fondo dell'antico mare, la Majella, è caratterizzata da una serie di vasti pianori tondeggianti per effetto dell'azione millenaria dei ghiacciai che qui erano molto estesi durante le ere glaciali, non riscontrabili in nessuna altra parte dell'Appennino, tra cui emerge il Vallone di Femmina Morta ad oltre 2500 m di altitudine, e da lunghissimi ed aspri valloni che solcano la montagna dalle aree di vetta sino alla base.



Tra questi il Vallone dell'Orfento, inciso dal fiume omonimo ricco di acque e di faggete; la Valle del Foro, modellata dall’omonimo fiume, tra le meglio conservate del Parco e habitat di specie rare quali il Picchio dorsobianco, l'Astore, la Baia dal Collare ed il Gufo Reale; il Vallone di Selvaromana; la Valle delle Mandrelle-Valle di S. Spirito; il Vallone di Taranta con la rinomata Grotta del Cavallone, la più alta d’Europa.

 

La Majella, oltre che di natura selvaggia, è ricca di testimonianze storiche, archeologiche e architettoniche, in quanto è sempre stata abitata sin dall’epoca dell’homo herectus, che utilizzava le risorse naturali della montagna per procurarsi cibo, con la raccolta dei prodotti spontanei e la caccia dei grandi mammiferi.

 

L’economia dei successivi periodi storici è stata caratterizzata da forme di agricoltura e pastorizia che, unitamente alla diffusione della presenza monastica e dell'eremitismo, influiranno in maniera determinante sulla storia, sul paesaggio e sull'uso delle risorse naturali.


 

Tantissime le testimonianze ritrovate sui pendii e nelle vallate; dalle capanne a Tholos, in pietra a secco, classico insediamento agro-pastorale, agli abitati accentrati e fortificati; ai diversi centri monastici ed eremi, sovente scavati nella roccia friabile della montagna.

 

Scomparsi gli eremiti, le zone più impervie della Majella, sono state per lungo tempo dominio incontrastato di banditi e briganti; di questo fenomeno restano ancora oggi tracce significative, come le incisioni scolpite sulla roccia denominata "Tavola dei Briganti".

 

Il territorio del Parco Nazionale della Majella è stato da sempre frequentato dall'orso bruno marsicano, specie tutt’ora a rischio d’estinzione anche se recentemente è stata rilevata la presenza di femmine con piccoli.

 

Parco-Nazionale-della-Majella


La presenza nel territorio abruzzese di diversi Parchi Nazionali, Riserve e Parchi regionali contigui fra loro favorisce lo spostamento di questo plantigrado protetto da un'area all'altra, favorendone la diffusione nonché un richiamo turistico importante.


Anche il lupo, scelto quale simbolo del Parco Nazionale della Majella, è l'animale che meglio caratterizza questo territorio che ha visto da sempre la convivenza dell'uomo "pastore" con questo predatore.


Anche questo animale solo pochi decenni fa era considerato in via di estinzione a causa della persecuzione perpetrata dall'uomo; oggi, grazie ad una serie di condizioni favorevoli fra cui la presenza di aree protette, l'abbandono della pastorizia, l'aumento degli erbivori selvatici, la promozione di un'immagine positiva di questo predatore, ha consentito di salvaguardarne la specie incrementando la presenza all’interno del Parco.


Altro grande mammifero presente all’interno del territorio è il camoscio appenninico, considerato "il camoscio più bello del mondo", un animale proveniente dall'Asia rimasto isolato durante l'ultima glaciazione, una delle specie più pregiate della Majella, del quale erano rimasti pochissimi esemplari, che si è ripopolato grazie all’«Operazione Camoscio», una grande operazione di ripopolamento effettuata dal WWF assieme all’Ente Parco, anche se il camoscio appenninico è ancora a rischio di estinzione e sotto attenta osservazione.

 

Oltre ai tantissimi sentieri che si inerpicano sui rilievi, nascondendosi tra i folti boschi, arrampicandosi su ripidi pendii rocciosi che offrono punti panoramici di suggestiva bellezza, vi sono alcuni punti del Parco di particolare interessa, come il Giardino Botanico di Sant’Eufemia a Majella e quello di Lama dei Peligni, che ospitano tantissime specie vegetali tra cui alcune particolarmente rare.

 

Diversi sono anche i centri visita con i musei naturalistici; a Caramanico Terme, Fara San Martino, Lama dei Peligni; a Palena c’è il museo dell’orso marsicano mentre Caramanico Terme ospita anche le foresterie “Casa del Lupo” e “Casa dell’Orso”.

 

tessuti di Taranta peligna 


Uno dei paesi più importanti del territorio della Majella è Taranta Peligna, borgo medioevale che già nel periodo tardo romano doveva avere un suo nucleo primario, che crebbe rapidamente grazie alla lavorazione della lana ed alle attività connesse con la pastorizia.

 

Da sempre la tessitura della lana e la tintura sono attività che caratterizzano il piccolo borgo abruzzese; lavori che venivano fatti con la cosiddetta “argilla fullonica” raccolta dal fiume, che aveva il potere di purgare ed imbiancare la lana.

 

Tessuti chiamati Tarante da cui deriva il nome del paese che di questa attività artigianale ha fatto un’arte che, protrattasi nel corso dei secoli nella forma artigianale prospera oggi anche su scala industriale.


Tra le diverse attività che caratterizzano il territorio del Parco l’artigianato artistico è uno dei principali; oltre alla lavorazione dei tessuti e dei merletti, c’è anche la lavorazione dei metalli e l’oreficeria a Guardiagrele e Pescocostanzo, dov’è presente anche la lavorazione del ferro battuto e del rame sbalzato.

 

Sulmona è nota soprattutto per i suoi confetti; Rapino per le sue ceramiche; Antenera, Abbateggio, Roccamoriggio e Montenerodomo per la lavorazione del legno, la creazione di mobili rustici e oggetti da lavoro e per uso domestico, mentre Manoppello e Pennapiedimonte sono rinomate per la lavorazione della pietra della Majella, con la quale vengono realizzati caminetti, portali, capitelli, fontane, bassorilievi ed altri oggetti.


Tanti i prodotti tipici presenti all’interno del territorio del Parco; tra i tanti l’olio d’oliva ha un posto di tutto rilievo, così come il vino, ma anche la pasta, che ha in Fara San Martino il suo punto di riferimento; anche salumi e formaggi, legumi vari tra cui il farro, i tartufi ed i funghi, oltre al peperoncino, sono prodotti caratteristici di questa parte del territorio abruzzese.



di Redazione 35