L’Alta Badia, cuore pulsante delle Dolomiti altoatesini


Una delle più belle zone delle montagne dolomitiche, nel territorio della provincia di Bolzano, è la Val Badia, rinomatissima e frequentatissima vallata popolata in gran parte da gente di origine ladina, gentile e laboriosa.

 

A caratterizzare il nome stesso della valle è il medioevale Castel Badia, situato all’imbocco della valle, che il feudatario dell’epoca a cavallo del millennio, trasformò in Abbazia donandolo alle suore benedettine.

 

La parte meridionale della Val Badia, nota come Alta Badia si adagia in un'ampia conca soleggiata, incorniciata da prati e boschi e sovrastata dai giganti rocciosi delle Dolomiti del Gruppo del Sella e del Cier, del Sassongher e del Gardenaccia, del Sasso Santa Croce e del Conturines, delimitata dai parchi naturali Puez Odle e Fanes Senes Braies.


 

Dall’imponente massiccio del Sella partono le quattro vallate del territorio ladino: la Val Badia, la Val Gardena, la Val di Fassa e la valle di Livinallongo.

 

In Alta Badia vi sono sei piccoli borghi alpini concentrati in tre comuni che contano non più di seimila abitanti in totale; Corvara, Badia e La Val; il primo comprende anche Colfosco, mentre il secondo comprende i paesi di La Villa, San Cassiano e Badia.

 

Corvara è la “capitale” dell’Alta Badia, centro turistico rinomato e frequentato ad ogni stagione fin dal 1800, per la sua posizione in una pianura soleggiata, sormontata dal Sassongher.

 

Completa di moderni impianti sciistici che ne fanno un paradiso per gli appassionati di sport invernali, in estate è ancor più affollata; molti impianti di risalita sono aperti per portare i turisti in alta quota da dove si godono panorami stupendi della Marmolada e delle Alpi Austriache.

 

Moltissimi i sentieri attrezzati per semplici passeggiate o più impegnativo trekking; chilometri di sentieri, da quelli facili del fondovalle e sull'altipiano del Col Alt – Pralongià, fino alle escursioni più lunghe nel parco naturale Puez – Odle o quelle impegnative alla cima Sassongher ed al Piz Boè, che in molte occasioni raggiungono le baite e gli alpeggi in quota, dove trovare diversi prodotti tipici locali.


Più a nord si trova invece La Val, un tranquillo paese di tradizione prevalentemente agricolo - artigiana, che da qualche anno si è aperto al turismo ambientale.

 

 

 

Da qui si accede direttamente al Parco Naturale Fanes Senes Braies, perla delle Dolomiti, ed ai prati dell’Armentara, unici in Europa per la loro flora e fauna e, soprattutto, per le tipiche “viles”, piccoli borghi di contadini legatissimi alle loro storiche tradizioni.

 

Il villaggio trae le sue origini dalla “tambra”, la prima testimonianza di baita alpina; le Viles sono abitazioni che riuniscono due modi di vivere diversi tra di loro: quello più sociale “romano” e quello più chiuso ed isolato della popolazione “retica e bajuvara” da cui ha origine la popolazione ladina.


La Villa è il paese più centrale dell'Alta Badia, incastonato in una conca soleggiata con ai bordi i due parchi naturali del Puez Odle e quello di Fanes Senes Braies; in paese c’è in posizione dominante l’antico castello fortificato Ćiastel Colz.


Badia, con le frazioni Pedraces e di San Linert, si presenta come un caratteristico paese di montagna con numerosi masi dalla tipica architettura ladina; nel suo territorio, in località Sotćiastel, sono stati rinvenuti reperti dell’età del bronzo; in alto, sopra al paese, c’è il santuario gotico di Santa Croce.


San Cassiano è un piccolo tipico borgo di montagna con un’atmosfera di pace e tranquillità, che si caratterizza per un bel centro storico pedonalizzato, alberghi molto confortevoli, una lunga passeggiata lungo l’Armentarola e sentieri in mezzo ai prati ed ai boschi, tra cui quello della “meditazione” e quello che conduce alle gallerie della Prima Guerra Mondiale sul Lagazuoi.


Tra le testimonianze della cultura e delle tradizioni ladine ci sono anche il Pic´ Museo Ladin di San Cassiano e il Museum Ladin C´iastel de Tor a San Martino in Badia, oltre ai tanti mulini ad acqua tutt’ora funzionanti, nella “Valle dei Mulini” a Longiarù, una frazione di S. Martino.


I valligiani sono molto legati alle loro tradizioni che risalgono ad una cultura molto antica; alcune di queste si sono perse nel corso del tempo, ma molte altre si sono perpetuate; molte di queste sono collegate al forte senso religioso di questa popolazione ladina e con le festività cattoliche.

 

 

 

Ad ogni evento, anche per la felicità dei turisti, i valligiani sono soliti sfoggiare i loro meravigliosi costumi e celebrano i loro riti con canti corali e suoni emessi spesso da strumenti musicali che nelle famiglie vengono custoditi con particolare reverenza e tramandati da varie generazioni.

 

Nelle diverse occasioni tra i protagonisti, assieme alle cime dolomitiche, ai costumi tradizionali, ai canti ed alla musica, spicca anche la cucina ladina, che offre prodotti locali genuini ed originali, recuperando i sapori di un tempo, legata a ciò che offre la terra della valle.

 

Oggi come un tempo, la popolazione ladina apprezza i bales, cioè i canederli, i gnocchi con gli spinaci, con la ricotta o con il zigher, la jüfa e scartè, musse fatte con latte e farina, ma anche piatti ricchi di funghi di cui i boschi sono pieni e che richiamano molti estimatori e cercatori anche al di fuori delle tradizionali stagioni estiva ed invernale.


Ed ancora le tutres, fritelle con spinaci e ricotta, crauti oppure con semi di papaveri, i cajincì t’ega, mezzelune ripiene e fritte, le furtaies, pasta lievitata fritta nell'olio, crafuns mori, fëies da soni, e via dicendo, oltre al pane, declinato in tante varianti, ai suoi formaggi e salumi, a cominciare dallo speck, ai profumati vini altoatesini.

 

Chi si avvicina alla gastronomia ladina della Val Badia, nei locali di fondovalle come nelle tipiche “stube” dei masi in altura, ne riporta un ricordo indimenticabili, che in molti casi è la molla che spinge a tornarvi.



di Redazione 35