Alagna (Pavia) il piccolo borgo delle zucche


Piccolissimo borgo agricolo di epoca medioevale, Alagna, in Lomellina, è conosciuta anche come “Alagna di Suc” per una delle sue coltivazioni un tempo più diffuse, le zucche.

 

La cittadina, che raggiunge a malapena i novecento abitanti, pare abbia ereditato il nome dai suoi primi abitanti, gli Alani, popolazione di stirpe barbarica proveniente dall'Oriente, che si insedia in Lomellina intorno al 500 d.C.

 

In epoca medioevale Alagna Lomellina entra tra i territori dominati dal Ducato di Milano, passando sotto varie signorie fino al passaggio sotto i Savoia ed il Regno d’Italia.

 

Al centro del vecchio nucleo del paese sorgono ancora oggi i resti di un antico Castello-fortezza, costruito nel cinquecento, ed appartenuto, fra gli altri, ai marchesi D'Adda, come attesta uno stemma in pietra ancora oggi visibile e conservato all'interno.



Il castello, piuttosto piccolo e senza particolari aspetti architettonici; era probabilmente un tempo circondato da alte mura e da un fossato di cinta, tanto da far pensare che facesse parte di un ben più vasto complesso fortificato.

 


A poca distanza dal castello sorge la Chiesa parrocchiale di San Germano, patrono del paese, costruita circa un secolo fa rifacendo l'antica piccola chiesa parrocchiale, probabilmente di stile romanico, della cui facciata è rimasta solo una statua cinquecentesca di S. Germano.


Alagna Lomellina è molto conosciuta in tutta la zona per la sua Festa della Birra, che si svolge in luglio, con una affluenza di migliaia di persone, mentre la Sagra del Paese è in programma nel mese di agosto.


Ma il piccolo borgo pavese è anche inserito nell’ambito delle stazioni dell’Ecomuseo del paesaggio lomellino, assieme a castelli, abbazie, basiliche, palazzi nobiliari, garzaie, fontanili, dossi, antiche strade di epoca romana, che hanno un comune denominatore: il riso.

 

L’Ecomuseo del paesaggio lomellino è un articolato progetto di tutela, valorizzazione e promozione della Lomellina, territorio dal patrimonio culturale millenario che a ragione può essere definito la “mesopotamia lombarda” perché stretto fra i fiumi Po a sud, Sesia a ovest e Ticino a est, nella parte occidentale della provincia di Pavia; un museo diffuso, che è anche museo del tempo e dello spazio, dove le conoscenze si estendono e si diramano attraverso il passato vissuto dalla comunità per giungere nel presente, con un’apertura sul futuro.

 

Un mosaico che si compone di numerosi tasselli di varia natura che puntano a recuperare e salvaguardare la tradizione, la cultura contadina e le potenzialità territoriali della pianura lomellina, al momento ancora poco considerata come risorsa turistico-culturale.



di Redazione 35