Valentano (Viterbo) la terra del “solco dritto”


Comune di Valentano


A pochi chilometri dalle sponde del lago di Bolsena, nella provincia viterbese, in cima ad una collina di oltre 500 metri slm della catena dei Volsini, sorge il piccolo borgo di Valentano, cittadina di impianto medioevale di quasi tremila abitanti.


 

Il medioevo a Valentano si respira in ogni pietra, ma lo si vede fin da lontano, quando arrivando si vedono la torre ottagonale della Rocca Farnese e lo svettante campanile della Collegiata di San Giovanni Evangelista; due emblemi, civile e religioso attorno ai quali, per secoli, si è svolta la vita del borgo e della sua popolazione.

 

Il territorio è stato abitato fin dalla preistoria, come testimoniano ritrovamenti di villaggi palafitticoli sommersi che gli archeologi stanno portando alla luce e che già in gran parte sono esposti nel locale Museo della Preistoria della Tuscia e della Rocca Farnese, assieme ad attrezzi in legno, bronzo e pietra e contenitori in terracotta.

 

Etruschi e romani ne occuparono successivamente le vallate, le pianure, il vicino lago, dedicandosi alla coltivazione della terra, all’allevamento, alla caccia.

 

Il borgo, all’epoca delle invasioni barbariche venne più volte distrutto, ricostruito e nuovamente colpito da devastazioni, pestilenze e terremoti, ma si è sempre risollevato grazie ad una fede ed una religiosità particolarissima.

 

Una religiosità che ancora oggi si esplicita nella tradizione del “Solco dritto”, un solco che viene tracciato all’alba della vigilia di Ferragosto, lungo la piana di Valentano, quasi a rinnovare con il cielo un patto d’amore, una predilezione fatta di pane, di vino e dei frutti della terra.

 

In cima al colle sono presenti anche resti di fortificazioni longobarde ed a cavallo del millennio il paese è già strutturato come comune libero, con la sua pieve dedicata a San Giovanni Evangelista e la Rocca di difesa.

 

Nei secoli successivi Valentano subì anche le conseguenze delle guerre feudali fin quando fu occupata dalla signoria Farnese, che trasformò l’antica rocca nel suo palazzo residenziale, con il cortile rinascimentale, e le sale affrescate da Antonio da Sangallo il Giovane.

 

 

Successivamente la sontuosa dimora venne trasformata in Monastero di Monache Domenicane; oggi il Castello, ospita le strutture culturali del paese: il Museo, la Biblioteca Comunale ricca di fondi librari e di manoscritti, sale per conferenze ed esposizioni.



 

Tra i numerosi elementi architettonici di Valentano, troviamo la Chiesa di Santa Maria con un affresco quattrocentesco, quella di Santa Croce, il Santuario di Santa Maria della Salute, il Palazzo Comunale, ornato di antichi stemmi civici, il Palazzo monumentale della famiglia Vitozzi, Palazzo Cruciani e la settecentesca Porta Magenta.


Il territorio è sempre stato vocato alle coltivazioni agricole, che sono state ulteriormente riprese ed incentivate anche in epoca recente, con tecniche culturali moderne.

 

Il prodotto agricolo più tradizionale di Valentano è il cece, le cui caratteristiche organolettiche derivano dalle particolari caratteristiche del terreno di coltivazione, ricco di potassio ma povero di calcio.

 

II cece del solco dritto Valentano è una leguminosa da granella destinata al consumo alimentare fresco, caratterizzato da semi lisci di colore bianchiccio con peso variabile da 250 a 350 mg. ed è attualmente coltivato in un’area ristretta situata all’interno dei Comuni di Valentano ed Acquapendente.

 

Il cece è il protagonista della caratteristica manifestazione della vigilia di ferragosto, un rituale propiziatorio in cui la popolazione affida a colui che è il "Signore della festa" l'onere di scegliere i più abili “bifolchi” per guidare l'aratro, che dovrà percorrere 5 km circa; la tradizione vuole che più il solco è dritto più il raccolto sarà abbondante.

 

Antichissima è anche la Fiera del cedro, Istituita nel 1461 da Pier Luigi Farnese, dedicata ai prodotti locali e a tutti i generi di merci.



di Redazione 35