Regione Campania: Le Albicocche Vesuviane


Assessorato Agricoltura - Regione Campania Settore Sirca
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Sotto il pendio vulcanico di San Sebastiano la roccia nutre orchidee scure come la rena del Vallone del Diavolo, quasi in cima al cratere. Alle pendici del monte Somma originano le ciliegie della “Recca” a le mille varietà tipiche di Albicocche:
Le prime tracce della coltivazione dell’albicocco nel territorio vesuviano risalgono al IV secolo.
 
Le “mele d’oro”, chiamate qui “crisommole”, termine dialettale derivato dal greco, sono i frutti più coltivati nell’area vesuviana, dove la natura vulcanica del terreno, la ricchezza di minerali e di potassio, favoriscono questa coltura conferendo ai frutti un sapore caratteristico.
 
Con la denominazione di Albicocca Vesuviana si indicano in realtà una dozzina di antiche varietà, la cui area di produzione coincide con il territorio di 18 Comuni della provincia di Napoli, all’interno Cocca Vesuviana del Parco Nazionale del Vesuvio. Boccuccia Liscia, Boccuccia Spinosa, Pellecchiella, Ceccona, Palummella, Vitillo, San Castrese, Fracasso, Cafona, Baracca.
 
 
Varietà  diverse per dimensioni, l’intensità del profumo, levigatezza della buccia e sapore che va da quello molto dolce delle albicocche Pellecchiella, all’aroma agro-amarognolo della varietà Vitillo.
 
Ma la polpa gialla zuccherina, il profumo intenso ed il colore giallo aranciato della buccia, cui si sovrappone il rosso sfumato o punteggiato fa dell’Albicocca Vesuviana un prodotto unico per il consumo diretto e fresco e per la produzione di marmellate, succhi, nettari e sciroppi, canditi ed essiccati.
 
Per la ricchezza varietale, interamente autoctona, e per i sistemi di coltivazione ancora di tipo tradizionale, è stato richiesto per l’Albicocca Vesuviana il riconoscimento comunitario del marchio igp.




di Redazione 1