La provincia di Mantova: L'Alto Mantovano


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L'Alto Mantovano -

 

Le Colline Moreniche Mantovane e I Colli Morenici dell'Alto Mantovano sono collocati nella fascia pedecollinare mantovana, che confina con le provincie di Brescia e Verona, attraversata dal Mincio e vicina alla sponda bassa del lago di Garda.

 

Attraversando questi luoghi si respira il romanticismo delle liriche virgiliane e l'originale gusto architettonico che ha caratterizzato la dinastia dei Gonzaga.

 

Un territorio particolarmente ricco di bellezze paesaggistiche e custode di una storia ultramillenaria con un microclima particolarmente favorevole allo sviluppo di una viticoltura improntata a dare vini leggeri, briosi, adatti alle moderne esigenze.

 

Già nel mondo etrusco troviamo tracce di vita dell'uva lodate e cantate da Virgilio.

Importanti citazioni relative ai vini mantovani hanno attraversato i secoli; Grossino, scalco al servizio di Papa Leone X, nel XV secolo, riferisce al Duca di Mantova di come il Papa abbia gradito il "vino di Mantua", inviatogli dal Duca stesso.


 

Sono vini che, per il loro gusto e sapore, vanno bevuti giovani e ben si accompagnano alle tradizioni gastronomiche della Pianura Padana.

 

La zona abbraccia quasi tutto il territorio dei comuni di Ponti sul Mincio, Monzambano, Volta Mantovana, Cavriana, Solferino e Castiglione delle Stiviere, in cui si producono i vini Doc "Colli Morenici Mantovani del Garda" Bianco, Chiaretto e Rubino.

 

I vitigni utilizzati per questi vini sono il Trebbiano Nostrano, il Trebbiano Giallo, il Trebbiano Toscano e la Garganega per i bianchi; la Rondinella, il Merlot e la Rossanella per i rossi.

 

La collocazione geografica e la conformazione del territorio mantovano, stretto tra Emilia e Veneto e ricco di corsi e specchi d'acqua, ne hanno caratterizzato la cucina, dissimile da quelle del resto della Lombardia proprio per l'influenza delle regioni confinanti, oltre che per l'abbondanza di prodotti della pesca e dell'agricoltura.

 

E' stata soprattutto la raffinata e illuminata signoria dei Gonzaga, durata quasi quattro secoli, dal 1328 al 1708, a connotare, insieme agli influssi della corte estense, la cucina mantovana, definita di principi e di popolo: da una parte i fastosi banchetti rinascimentali e le elaborate preparazioni dei cuochi di corte, dall'altra una tavola semplice (talvolta di sopravvivenza) dettata dalla disponibilità della terra e della cucina.

 

Le due cucine erano però in continuo contatto, cosicché la prima prendeva spunto dalla seconda, restituendole le preparazioni ingentilite nella fattura e talvolta arricchite di ingredienti rari e costosi.

 

La differenza nelle cucine risiedeva più che altro nella disponibilità delle risorse: gli ingredienti per i banchetti erano pressoché illimitati in ogni periodo dell'anno grazie all'usanza di farli arrivare a corte da tutta Italia: dagli agrumi e verdure fuori stagione dalla Sicilia, alle primizie del lago di Garda, ortaggi saporiti dalle isole dell'estuario veneziano, ecc..

 

Mentre, scriveva lo Stefani, la tavola del popolo era caratterizzata a mezzogiorno da una minestra di brodo con verdura e due piatti di carne: un arrosto o uno stufato e un bollito, alla sera invece avanzi di carne, freddi o trasformati in polpette con l'aggiunta di fegato o ricotta.

 

La gastronomia mantovana, varia e completa, abbonda di riso, di cui è capitale Villimpenta, in passato usato come legante per i diversi tipi di biancomangiare oltre che per i risotti, numerosi e apprezzati anche oggi.

 

Pure le paste ripiene sono ampiamente rappresentate, tanto che agnolini (già codificati dallo Stefani) e tortelli di zucca sono diventati uno dei simboli della cucina locale.

 

Svariati i pesci di acqua dolce come il luccio, il pesce gatto e la trota, mentre le carni e i relativi metodi di cottura sono più o meno quelli di tutta la Valle Padana: stufati, bolliti e arrosti di manzo, pollame, cacciagione.

 

Particolari invece le frittate, che qui accolgono ingredienti inconsueti come il pesce fritto o i piccoli gamberetti di acqua dolce chiamati "saltarei" per la loro vivacità.

 

Non mancano polenta, insaccati e salumi. Tra i dolci, la torta sbrisolona, a base di mandorle e zucchero, è ormai diventata popolare in tutto il territorio nazionale e deve la sua fortuna alla sua conservabilità.



di admin