Le Colline di Oriolo dei Fichi, Faenza (Ravenna): La Torre … fra storia, natura e paesaggio


Associazione per la Torre di Oriolo
Via di Oriolo, () Oriolo dei Fichi, Faenza - 48018 (Ravenna)


Salendo lungo le strette stradine che da Faenza (Ravenna) conducono verso l’areale di Oriolo dei Fichi, accompagnati da una rigogliosa agricoltura, la vista dell’antica Torre che sovrasta tutto il paesaggio, ha il fascino di una scoperta, di un luogo da esplorare.


Ad appena 8 chilometri dal centro della città, svetta ciò che rimane del Castello della dinastia dei Manfredi: la Torre era il bastione dell’antica Rocca e veniva utilizzato come punto di avvistamento per scampare alle temute invasioni dei nemici.

 

 

 

Oggetto di recente restauro, ci si mostra oggi con in evidenza la grande bellezza del paramento murario quattrocentesco, in mattoni nudi, con un bel cordolo marcapiano in “spungone”. Alta 18 metri, unica in Italia con pianta esagonale e a “doppio puntone“, offre ai visitatori uno stupendo panorama: con lo sguardo si spazia dai Colli Euganei fino al mare.


 

La Rocca fu edificata nel 1057 per volere dell’arcivescovo di Ravenna; fu poi contesa a lungo fra Faenza e Forlì, sottostò per un breve periodo alla dominazione dei veneziani e allo stato pontificio.

 

Nel 1474 Carlo Manfredi II la acquistò e fece costruire la possente Torre; successivamente fu conquistata e saccheggiata da Cesare Borgia poi restaurata dai veneziani.
Nel 1509, insieme alla città di Faenza, tornò sotto il dominio dello stato pontificio e perse l’importanza militare che fino a quel momento aveva detenuto.

 

Il Comune di Oriolo continuò ad esistere con una certa indipendenza e autonomia e, nel 1518, ebbe i suoi Statuti: il Consiglio del Castello nominava i suoi pubblici ufficiali e, sotto la sorveglianza del castellano nominato dal Consiglio Generale di Faenza, gestiva i proventi delle imposte locali sui terreni.

 

L’acquisizione di vasti terreni da parte del clero portò alla scomparsa quasi totale dei piccoli coltivatori locali e si verificò un diffuso impoverimento della località: il Comune di Oriolo, a seguito di questo periodo di crisi, fu soppresso nel 1689.

 

Nel 1753 la Rocca, ormai in rovina, venne ceduta in enfiteusi a Sebastiano Orioli per poi diventare dimora privata della famiglia Caldesi nel 1823.
Nel 1983 Carlo Caldesi la concede in dono al Comune di Faenza, insieme al grande parco circostante.

 

Dal 1995 l’Associazione per la Torre di Oriolo se ne prende cura, garantendo la manutenzione dell’area verde e l’apertura al pubblico della Torre in occasione delle molte manifestazioni che programma ogni anno (Calici di Stelle, Chef Stellati, …).

 

 

La Torre, come abbiamo detto, risale al 1476, anno di ristrutturazione del fortilizio ad opera di Manfredi, signore di Faenza. È tradizionalmente attribuita a Giuliano Da Maiano, architetto di fiducia dei Manfredi (inviato a Faenza dai Medici nel quadro dei complessi rapporti diplomatici e culturali fra le due signorie) e presente in quell’epoca a Faenza.

 

Tuttavia il nome di Da Maiano è sempre stato fatto senza prove certe, ma solo su deduzioni indirette e per ragioni affettive e tradizionali.

 

All’interno troviamo cinque piani dei quali, i primi due sono attualmente interrati e seminterrati, mentre gli altri tre collegati da una meravigliosa scala a chiocciola in arenaria, ancora perfettamente conservata.

 

E’ soprattutto il paesaggio circostante, dolce e rinascimentale, che circonda di poesia questo misterioso edificio.
Accanto alla Torre trova spazio il bellissimo Parco delle Ginestre, una vera oasi protetta dove si possono osservare le nidificazioni di specie rare.

 

Già in Epoca Romana l’intero areale di Oriolo era intensamente popolato e si hanno testimonianze scritte circa la sua importanza nell’alto Medioevo: questi sono luoghi carichi di storia.

 

 

A testimonianza di ciò, negli anni, sono stati ritrovati numerosi reperti archeologici, anche fossili.

In ere remote, quando il mare Adriatico invadeva quella che oggi è la Pianura Padana, la zona di Oriolo era una spiaggia sabbiosa, delimitata dalla foce di svariati fiumi.

 

Oggi sono rimaste tracce di questo passato ormai lontano (parliamo di quasi un milione di anni fa), tanto che nei primi anni ‘80 fu aperta di una cava per l’estrazione della “sabbiella” fluvio-marina in località La Salita, per sfruttare quei residui degli arenili del Golfo Padano.

 

A seguito degli scavi, fra lo stupore dei presenti, fu riportato alla luce un cranio intatto di Mammuthus Meridionalis, una specie di elefante simile al Mammut.
Oggi è possibile ammirare questo importante reperto al Museo Civico di Scienze Naturali di Faenza.

 

Questi luoghi, negli anni successivi hanno restituito, numerosi altri frammenti ossei di bisonti, ippopotami e rinoceronti, anch’essi custoditi al Museo di Faenza.

 

E sempre nelle vicinanze di La Salita, già da una ventina di anni, nelle pareti di sabbia della ormai dismessa cava, nidificano alcuni gruccioni (Marops apiaster): inconfondibili perché fra gli uccelli più colorati del mondo,trascorrono qui la stagione calda e si riproducono.

 

All’arrivo dei primi freddi, partono per svernare nelle terre calde del Nord Africa, dei Tropici ma, spinti dal richiamo del luogo natale, si ripresentano puntuali ogni anno per ricominciare il loro ciclo biologico.

 

Questa della cava è uno dei punti di nidificazione più a nord di questa specie di uccelli.
La ex cava è rifugio anche per molte altre interessanti specie che fra queste colline trovano abitazione e … tranquillità.



di Redazione 4