Le Colline di Oriolo dei Fichi, Faenza (Ravenna): Il Centesimino


Associazione per la Torre di Oriolo
Via di Oriolo, () Oriolo dei Fichi, Faenza - 48018 (Ravenna)


Il territorio di Oriolo dei Fichi, sulle prime colline di Faenza (Ravenna), nel 1057 venne fortificato con un poderoso maniero dall'arcivescovo di Ravenna, ed appartenne a suddetta curia fino al 1474.

 
Passando di mano in mano tra le varie signorie che da allora si sono succedute, si è giunti al 1983 quando, tramite una generosa donazione, la Torre Medioevale ed il parco circostante sono diventati proprietà del comune di Faenza, che ha provveduto al necessario restauro.
 
 
 
Fonti scritte ed orali hanno consentito di verificare che numerosi vigneti impiantati tra gli anni del 1960 e '70 nella zona, appunto di Oriolo, derivano da precedenti impianti ottenuti da marze di una longeva vite scampata alla fillossera, in quanto messa a dimora in un giardino entro le protettive mura settecentesche di una residenza nobiliare nel centro storico di Faenza.
 
Proseguendo con analisi e disquisizioni su tale "strano" vitigno, si è giunti ad identificarne l'origine nel podere "Terbato" di proprietà di Pietro Pianori, detto "Centesimino", soprannome del viticoltore che per primo ne iniziò la coltivazione: ecco da dove ha origine il curioso nome di questo vitigno (chiamato anche Savignon Rosso per per le sue particolari caratteristiche aromatiche che un po’ riconducevano alla forza prorompente del Sauvignon blanc).
 
 
Dopo accurati controlli, che inizialmente avevano ipotizzato e ricercato le eventuali somiglianze con l'Alicante (sono state necessarie approfondite indagini da parte di enti preposti alla ricerca sui vitigni, tra cui "Istituto Sperimentale per la viticoltura di Conegliano", "CPRV di Tebano e "Istituto San Michele all'Adige" che ha eseguito le prove del DNA), il Catalogo Nazionale delle Varietà dei Vitigni ha riconosciuto il Centesimino come vitigno a se stante nei primi mesi del 2004.
 
 
 
Ora è opportuno fare una breve riflessione sul significato profondo che ha la coltivazione del Savignon Rosso nella zona di Oriolo e di come si lega al concetto di biodiversità.
 
Questo è un valore di fondamentale importanza nello sviluppo di sistemi ecocompatibili e sostenibili: varietà biologica vuol dire varietà genetica, essenziale al corretto funzionamento dell'ecosistema.
 
Non solo: biodiversità è difesa della cultura ed è l'unico modo per dar "voce" ad un territorio, fonte di ricchezza per le comunità ed elemento fondamentale per la ricerca scientifica.
 
Nelle colline di Faenza biodiversità si traduce anche in Centesimino: coltivato e sapientemente trasformato in ottimo vino da non più di una decina di produttori, questo vitigno è una ricchezza per tutto il territorio e uno dei punti di forza per il rilancio viniviticolo dell'intera area romagnola.
 
La più vecchia etichetta rintracciata riferibile a vino prodotto da uve Centesimino è di metà degli anni '60: l'aggiunto agronomo delle Opere Pie Raggruppate,  Paolo Visani, propose di imbottigliare parte della produzione e fece realizzare dalle Litografie Artistiche di Faenza l'etichetta che riporta l'indicazione “Savignon – vino rosso di Faenza”.
 
Il vitigno
  
La foglia è medio-grande con pagina superiore verde scuro e mediamente bollosa, mentre l'inferiore è quasi glabra e più chiara.
 
Il grappolo, superiormente tendente ad una leggera alatura, dalla media dimensione di 230-250 gr., la cui buccia è molle e non eccessivamente colorata anche se tendente al violetto-bluastro; la polpa è senza particolari sapori, mentre la produzione è alquanto contenuta a causa della minore fertilità delle gemme basali.
 
Il germogliamento è, normalmente, posticipato, consentendo così di sfuggire più facilmente ad eventuali tardive gelate primaverili, mentre evidenzia una certa sensibilità alla peronospora; la maturazione avviene tra la fine di settembre ed i primi di ottobre.
 
Una caratteristica del "centesimino" è l'ottima tolleranza all'appassimento sulla pianta, permettendo così l'interessante produzione di vini passiti, inoltre, il vino rosso ottenuto con la tradizionale vinificazione, è in grado di sostenere un notevole e prolungato affinamento in bottiglia.
 
Rispetto al Sangiovese, il Centesimino presenta una fertilità minore delle gemme basali e anche la produttività risulta ridotta a causa delle minori dimensioni del grappolo.
 
L'uva va raccolta ben matura, normalmente nell'ultima decade di settembre, per abbassare l'alta acidità.
 
Il vino
 
Il vino è rosso rubino cupo, intenso, con riflessi porpora se giovane, mentre presenta brillanti sfumature granate se evoluto di 6-8 anni; accattivanti sentori floreali quali, fiori di arancio, rosa appassita e viola, sottili note speziate di liquirizia ed anice, frutta di bosco, lungo finale tendente al caramellato e delicatamente vanigliato dovuto ad un ottimo passaggio in legno.
 
Al palato è secco, sottile freschezza dalla giusta tannicità, netta ed evidente ma mai aggressiva, di corpo e pieno del piacevole equilibrio ed armonicità, mentre la morbidezza è ottimale se maturo, note complesse ed evolute di confettura di frutti di bosco e prugna cotta, sottilmente speziato e delicato retrogusto amarognolo da rendere il palato pulito.
 
Da giovane è perfetto con antipasti all'italiana cioè salumi grassi e saporiti, primi piatti con intingoli di carni, seconde portate decise di carni al forno e grigliate, mentre se longevo, è unico con grandi arrosti, cacciagione e per finire…formaggi a pasta dura e molto stagionati, ricchi di gustosità.

 




di Redazione 4