Provincia del Medio Campidano - Sardegna: il territorio: Le vie degli antichi mestieri


Provincia del Medio Campidano
Via Carlo Felice n. 267 Sanluri - 09025 (VS)


 

Nel Medio Campidano mani sapienti hanno saputo pazientemente plasmare, forgiare, intagliare ed intrecciare materiali semplici, trasformandoli in pregiati manufatti per la vita quotidiana e per l'arredo.

 

I "mestieri" più interessanti sono: la coltelleria, la tessitura, la ceramica d'uso e artistica, la lavorazione del legno, del ferro e della pietra.

 

Le vie della Coltelleria Arbus, Gonnosfanadiga, Guspini, Pabillonis e Villanovaforru

 

La Sardegna può essere senz'altro definita terra di metalli e di coltelli; in tutta l'isola l'attività dei fabbri coltellinai è molto diffusa, con una produzione che varia dalle falci ai coltelli.

 

Tra i coltelli, spicca "l'Arburesa", chiamato anche a "foggia antica" o "gonnese". Si presenta con lama panciuta, manico ricurvo in un unico pezzo e due fascette metalliche all'estremità, usato in particolare dai pastori per la scuoiatura.


 

Si distingue poi il tipo "guspinese", dalla forma un po' panciuta, con manico in corno di montone leggermente ricurvo, perfetto per vari usi di punta e taglio. Del "guspinese" esiste un modello senza punta, introdotto dal governo agli inizi del 1900, che si diffuse soprattutto tra i minatori.

 

Girando per i paesi della provincia non è difficile trovare uno dei tanti laboratori nei quali è possibile assistere alla lavorazione del coltello.

 

Ogni due anni a Montevecchio, importante centro minerario della zona, si svolge la mostra denominata "arresojas"che, nata per riscoprire e promuovere il patrimonio delle lame sarde, è ormai divenuta un fondamentale appuntamento per appassionati e curiosi. Arbus ospita invece il "Museo del coltello sardo", dove si assiste alla lavorazione del coltello attraverso la visita di ambienti già in origine destinati alle officine dei fabbri.

 

Le vie della Ceramica d'uso e artistica: Pabillonis, Sardara, Segariu, Villacidro, Villanovaforru,

 

L'arte della ceramica sarda ha origine nella preistoria. Il materiale utilizzato è essenzialmente terracotta, per via della grande presenza di argille nell'isola.

 

L'arte della ceramica è sempre stata caratterizzata da forme semplici, tra le quali compaiono oggetti d'uso quotidiano come marigas (brocche, caraffe), prattus (piatti), tassas (bicchieri), pingiadas (pentole e tegami) e ciccaras (tazze e tazzine) finemente decorati.

 

Le tecniche di produzione, simili in tutte le aree dell'isola, sono quelle al tornio e a colombino, così come sono comuni e simili la tecnica di costruzione del forno di cottura, la smaltatura e gli strumenti che consentono di plasmare l'argilla.

 

Centro di produzione specializzato nella manifattura di recipienti di cottura è sempre stato il paese di Pabillonis, chiamato anche "sa bidda ‘e is pingiadas" (il paese delle pentole), dove si fabbricava vasellame famoso in tutta l'isola sia per la sua resistenza alle alte temperature sia per la sua leggerezza e la praticità delle forme.

 

L'alta resistenza dei vasi era attribuita alle proprietà delle materie prime, che possedevano qualità particolari, mentre la loro durata era legata alla cura con cui venivano trattati; un tegame di taglia media durava tra i 10 ed i 12 mesi.

 

Ora, molti artigiani del Medio Campidano, danno vita a splendidi oggetti di ceramica e terracotta finemente decorati che, persa l'originaria funzione d'uso quotidiano, sono assunti ad una dimensione estetica d'arredo.

 

 

Le vie della Filigrana : Villacidro e Guspini

 

La Sardegna vanta una grande tradizione artigiana nella creazione di gioielli, anche grazie ad un sottosuolo ricco di argento, ampiamente utilizzato per la realizzazione dei monili.

 

Una tecnica molto diffusa importata dall'oriente ed utilizzata fin dal periodo punico è la filigrana, che produce gioielli molto noti come la "fede sarda" nelle sue diverse varianti, "su lasu", pendente a forma di farfalla appeso con un nastro di velluto intorno al collo, il bottone sardo a forma mammellare, un tempo prezioso ornamento del costume femminile tradizionale.

 

Altre tecniche antiche sono la lavorazione "a sbalzo", "a traforo", la "granulazione", la "fusione", la "saldatura" e "l'incatenazione".

 

Alcuni gioielli tradizionali appartengono all'ambito religioso, altri si collocano tra i monili. La categoria più rappresentativa è quella degli amuleti e dei talismani, tramandati nelle varie generazioni, che rivestivano una grande importanza nella vita quotidiana del popolo e avevano in parte un significato simbolico e il potere di tenere lontano il malocchio.

 

I motivi decorativi sono spesso collegati alla superstizione del malocchio, al matrimonio e alla nascita, momenti fondamentali nel ciclo della vita. Quegli stessi motivi, rivisitati e stilizzati sono oggi riproposti dalle gioiellerie artigiane con la realizzazione di oggetti dalla finissima fattura.

 

 

Le vie del Legno intagliato: Gesturi e Mogoro

 

La lavorazione del legno è presente in tutta l'isola e riguarda la manifattura e l'intaglio dei mobili tradizionali sia dalle forme semplici destinati ad un uso quotidiano sia finemente e riccamente decorati.

I legni prevalentemente utilizzati sono il castagno, il pioppo, il ciliegio, il noce o il ginepro, lasciati nel loro colore naturale o ornati con decorazioni ottenute da colori ricavati da sostanze vegetali.

Mobili tradizionali e d'uso comune sono la cassapanca, altre casse più piccole e ancora: portaoggetti, sedie, tavoli, letti, credenze, vari arnesi da cucina come "is talleris" (i taglieri), mestoli, forchettoni e ciotole varie.
 

La cassapanca, chiamata anche arca nuziale, è una testimonianza dell'antica cassa da viaggio ed un esempio di sontuosità. Veniva portata in dote dalla sposa e destinata ad accogliere il corredo; le decorazioni sono ispirate ad elementi naturalistici floro-faunistici. Solitamente vi era una figura centrale ed una successione di motivi che arrivavano a ricoprire tutta la superficie del mobile.

 

Accanto alla produzione della mobilia domestica vi era un artigianato del legno che produceva oggetti e manufatti decorativi impreziositi dalla tecnica dell'intarsio e da colorazioni fantasiose, produzione che permane tuttora nel rispetto delle tecniche tradizionali.

 

 

Le vie della Tessitura: Guspini, Mogoro, Pabillonis, Sardara e Villanovaforru

 

La tessitura è la più tradizionale attività praticata dalle donne sarde.

 

La produzione, oltre ad avere una finalità pratica, era destinata ad abbellire la casa; tra i tessuti prodotti ritroviamo il tappeto, prodotto principe di tutto l'artigianato sardo, i copripanca, coperte, tovaglioli, arazzi, "fanugas" o "burras" (coperte tradizionali) e stoffe per l'arredamento.

 

Le trame tradizionali sono a "Pibiones" (a forma di acini d'uva) "liscia", o "un'indente", con decorazioni che vanno dai motivi geometrici a quelli faunistici e floreali fino ai simboli araldici ed emblematici. Altra tecnica, usata soprattutto nella confezione degli arazzi è la lavorazione a "punta de agu", un vero e proprio ricamo ad ago sulla trama.

 

La materia prima della produzione tessile è sempre stata la lana delle pecore sarde.

 

Lo strumento di lavoro era il telaio, che poteva essere verticale o orizzontale, quest'ultimo molto più diffuso ed in uso soprattutto nel Campidano. In ogni casa c'era un telaio e le giovani donne vi lavoravano per tessere il loro corredo e tutto ciò che serviva per la casa tramandando tecniche e disegni. Ora l'arte tessile si avvale di tecniche moderne, ma segue ancora le antiche pratiche di lavorazione, dal trattamento della lana al lavoro sul telaio.



di Roberto Boccolacci