Il Museo Archeologico Regionale di Camarina (Ragusa): l'avventura dei Greci di Sicilia


Museo Archeologico Regionale di Camarina

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A pochi chilometri dalla frazione vittoriese di Scoglitti si conservano le rovine della città di Camarina, orgogliosa e indomita colonia greca che preferì essere distrutta più volte piuttosto che piegarsi al dominio della madrepatria Siracusa. Fondata agli inizi del VI secolo a.C. sulla costa iblea Camarina registrò il suo periodo più florido in età classica ed ellenistica, sebbene sia testimoniata una continuità di vita per tutta l’età tardoantica.

 

La città è ancora riconoscibile nel suo impianto urbano che si sviluppa per circa 190 ettari sulle tre colline circostanti. L’imponente cinta muraria, tuttora visibile per alcuni tratti, circondava la città per quasi sette chilometri. Due sono, invece, i templi finora riconosciuti: l’Athenaion dedicato ad Atena e inglobato nel baglio ottocentesco della masseria ora trasformata in Museo, e un santuario extraurbano dedicato a Persefone.


 

Il Museo, uno dei più importanti della Sicilia sud-orientale, raccoglie la documentazione archeologica del territorio camarinese dall'età preistorica all’età medievale con particolare riferimento all’età greca.

 

  • Il Padiglione Subacqueo

La sala d'ingresso del Museo, dove si conserva anche il torchio dell'antico palmento della fattoria, espone un gran numero di reperti di varia epoca raccolti da otto relitti rinvenuti nelle acque antistanti la città e in parte durante ritrovamenti occasionali.

 

Ceramica fine da mensa, suppellettili, gioielli e strumenti in argento fanno bella mostra di sé insieme a due rari elmi di pregevole fattura e ad una statuetta in bronzo del dio egizio Arpocrate. Dal cosiddetto Relitto dei sei imperatori provengono oltre tremila monete coniate tra il 253 e il 273 d.C. da Gallieno,Vittorino, Tetrico I, Tetrico II, Claudio II il Gotico e Quintilio, mentre al periodo altomedievale si datano i resti di una tafurrea destinata al trasporto di cavalli carica di armi, ferri da cavalcatura e strumenti da maniscalco.

 

Completa la collezione subacquea un gruppo di ancore disposte lungo la parete esterna del cortile del Museo, recuperate nelle acque di Punta Braccetto e databili tra il VI e il III-II sec. a.C.

 

  • Il Padiglione delle Anfore

Particolare interesse riveste il Padiglione delle Anfore realizzato nella cantina della vecchia masseria in cui sono stati ricavati due livelli. Le anfore camarinesi sono state riutilizzate soprattutto nei contesti necropolari del Rifriscolaro e di Passo Marinaro secondo la tecnica dell’enchytrismos che prevedeva la sepoltura degli infanti entro grossi recipienti da trasporto.

 

Le anfore corinzie e attiche sono le più rappresentate nella collezione ma non mancano esemplari laconici, massalioti, etruschi, punici, di Samo, Chio e Clazomene. Il Museo di Camarina con gli oltre mille esemplari esposti raccoglie una delle più ricche e rappresentative collezioni di anfore di tutto il Mediterraneo.

 

  • La sala della Preistoria

In questa sala si presentano le caratteristiche geologiche, le vicende paleontologiche e gli insediamenti umani più caratteristici del territorio. Resti fossili di mammiferi rinvenuti sull’altopiano ibleo sono esposti insieme ad alcuni reperti dell'età del bronzo antico provenienti dai numerosi insediamenti individuati lungo il litorale ragusano.

 

  • La necropoli arcaica e la sala di Persefone

La prima sala raccoglie le testimonianze provenienti dalle circa duemila deposizioni della necropoli del Rifriscolaro-Dieci Salme, che restituisce un quadro vivace della vita dei primi camarinesi nella sua quotidianità.

 

La cosiddetta sala di Persefone invece è dedicata ai culti attestati a Camarina con ampio risalto dato alle centinaia di statuette femminili di ex voto rinvenute: protomi, divinità sedute in trono e figure con in grembo un porcellino, animale sacro a Persefone. Alla sfera del sacro appartengono anche un altare circolare di pietra e un'arula in terracotta, di forma rettangolare, decorata con una figura di Gorgone. Al tempio di Atena appartengono invece un coppo copri-giunto dipinto e due palmette in pietra che originariamente dovevano ornare i lati lunghi dell'edificio.

 

  • La sala del Tempio di Atena

Grande sforzo di immaginazione dovrà usare il visitatore che voglia immaginare l’imponenza di un tempio greco partendo dai resti del tempio di Atena conservati in questa sala: il terrapieno di colmata, parte delle fondazioni e la rampa di accesso del pronao è tutto ciò che rimane infatti, insieme ad una parte del muro sud della cella, parzialmente inglobato nel baglio ottocentesco del Museo.

 

  • Il Padiglione Ovest

Nel padiglione ovest è esposta una selezione di reperti che documentano la vita della città e del suo territorio dall'età classica fino al periodo romano-repubblicano. Tra la copiosa messe di documentazione archeologica si segnalano alcune tessere in piombo con inciso i nomi dei cittadini rinvenuti all’interno del tempio di Atena, vere e proprie “carte d’identità” provenienti dal passato.



di Marco Blanco