Casapinta (Biella): l’antico borgo dei birocciai


Comune di Casapinta


C’è su una collina dell’alto biellese, un comune piccolissimo, Casapinta, di nemmeno 500 abitanti dispersi tra il capoluogo ed altre sei frazioni immerse tra i boschi.

 

Originariamente il piccolo borgo si chiamava Mortigliengo, nucleo di casa probabilmente fondato dai Cimbri e successivamente dominato dai Romani; in epoca medioevale il territorio, in precedenza praticamente selvaggio e disabitato, si ripopolò attorno alla chiesa di Mezzana, uno dei suoi cantoni.

 

Nei secoli successivi Casapinta passò da una signoria all’altra, fino ad essere anche comune autonomo per alcuni secoli, sempre sotto un marchesato di casa Savoia.

 

Il territorio di Casapinta è sempre stato caratterizzato da pascoli, e campi coltivati a granaglie e vitgneti, boschi cedui, alberi d’alto fusto o fruttiferi e castagneti.

 


Negli ultimi due secoli il territorio boschivo si è intensificato, a scapito delle coltivazioni di vigne che vennero praticamente abbandonate; anche oggi Casapinta è un insieme di piccoli borghi dove regna la pace e la tranquillità, lontana dai flussi turistici che non siano quelli di chi cerca posti simili per riposare.

 

 

In paese c’è la chiesa parrocchiale di San Lorenzo, edificata nel 1600 su un edificio preesistente, che contiene all’interno un altare plicromo sovrastato da un’icona ottocentesca.

 

Una particolarità di Casapinta e del suo territorio riguarda la presenza nella zona, all’inizio del novecento, di una grande quantità di muli e cavalli per il trasporto di cose e persone e per i lavori agricoli.

 

Come per le persone, esisteva un apposito registro anagrafico di questi animali così importanti per la vita degli abitanti, molti dei quali ne ricavavano sostentamento grazie alle attività di carrettiere e conducente di vetture a cavalli.

 

Nei suoi dintorni sono state reimpiantate numerose vigne, che caratterizzano il territorio, circondate da boschi dove crescono abbondanti i funghi che sono un elemento imprescindibile della cucina locale.



di Redazione 35