Lodè (Nuoro): il borgo con le piccole grotte dei nani


Comune di Lodè


Ai piedi del monte Calvario, su un colle a 350 metri slm, in una zona della provincia nuorese caratterizzata da colline e montagne, c’è Lodè, piccolo borgo tipicamente montano di nemmeno duemila abitanti.

 

Il paesino è probabilmente nato dalla fusione dei villaggi di Sos Lothos, Oriannele e Thilameddu, nella valle del monte Albo.

 

In epoca medioevale Lodè appartenne alla curatoria di Posada e alla diocesi di Galtellì, nel giudicato di Gallura, che vi portarono una relativa stabilità, tanto il paese ha avuto un costante incremento demografico durato fino ad una cinquantina d’anni fa.


Il centro storico del borgo è caratterizzato dalle tipiche case in pietra, i balconi in legno e i viottoli in selciato, mentre poco fuori dal paese vi sono alcuni esemplari di “pennettu”, le vecchie capanne-rifugio dei pastori, a ricordo di un'antica cultura che in queste zone è ancora fortemente radicata.


 

Il territorio circostante è caratterizzato da numerosi monumenti archeologici, che dimostrano una frequentazione dell'area fin dall'antichità, tra cui il nuraghe Sa mela, sul monte Prana, di cui rimane solo una camera, dove è però ancora possibile ammirare la perfezione della copertura a tholos.

 

Nella zona si trovano poi alcune tombe di giganti piuttosto danneggiate e diverse domus de janas, che in paese vengono chiamate "sas calas e sos naneddos", cioè piccole grotte dei nani.

 

 

Il monte Albo, alle spalle del paese, aspro e selvaggio, coperto da macchia mediterranea, foreste di leccio e corbezzolo, è ricco di sentieri che si inerpicano sui pendii, in mezzo a paesaggi unici, come quello che consente di salire, sulle tracce dell'antico "caminu 'e carru", in mezzo ad una zona ricca di caverne, laghi, fontane e popolato da diverse specie animali, tra i quali, il gracchio corallino, il muflone e il cinghiale.

 

Le tradizioni locali sono ancora molto radicate nella popolazione; tra queste c’è "Su ballu 'e s'arza", un particolare ballo rituale messo in scena come forma di scongiuro per allontanare il pericolo della morte dalle vittime della puntura dell'argia, un ragno velenoso.

 

Particolarmente suggestivo è il rito legato a "Su maimone", fantoccio trasportato per le vie del paese, al cui interno era collocata una botticella che piano piano veniva riempita dal vino offerto di casa in casa.

 

 

Da alcuni anni i giovani del paese hanno operato un recupero dell'antico carnevale lodeino, con la riproposizione delle originali ed eleganti “mascaras nettas”, maschere pulite, la cui particolarità era di poter essere rappresentate solo da uomini, anche se in realtà si tratta di maschere ermafrodite, per metà uomo e metà donna; generalmente l’intero paese per l’occasione si veste con i costumi tradizionali del luogo, bellissimi, colorati e suggestivi.

 

Le attività economiche prevalenti sono legate alla produzione agricola e all'allevamento; i principali prodotti agricoli sono il grano, l'orzo e le fave, ma anche la produzione di vini e formaggi rappresentano una discreta voce del paniere economico lodeino.



di Redazione 35