Poviglio (Reggio Emilia): la città della Bianca, dell’Erbazzone e del Nocino


Comune di Poviglio


Nella parte a nord della provincia reggiana, nella Bassa Padana, a metà strada tra la via Emilia ed il fiume Po, c’è Poviglio, città di probabile origine romana situata in un territorio abitato fin dall’età del bronzo.



Nella zona, infatti sono state individuate una decina di aree archeologiche che hanno messo in luce alcuni insediamenti terramaricoli, tra cui la Terramara di S. Rosa, un tipico esempio degli insediamenti padani dell’età del bronzo.

 

In pratica un grande abitato recintato da terrapieni e fossati che in quell’epoca interessarono la parte centrale della Pianura Padana costituendo uno dei più grandi episodi di popolamento in Europa.

 

In epoca medioevale, Poviglio, che oggi conta oltre settemila abitanti, vede sorgere il suo castello che divenne una piazzaforte molto importante, con una struttura perimetrale a stella, bastioni angolari e avancorpi fortificati.


 

Attorno ad esso sorge il centro di Poviglio, che ne vive tutte le vicissitudini; distrutto e ricostruito più volte, del castello, col suo borgo, nel corso del tempo, si impossessarono le varie signorie locali e quelle provenienti da altri Stati che caratterizzavano l’Italia medioevale e rinascimentale, fino a quando il territorio e la cittadina furono annesse al Regno d’Italia.

 

Il castello, la chiesa, la piazza e le osterie erano il centro della vita del borgo; oggi, come allora, il centro del paese è rappresentato ancora dalla piazza, sede della vita sociale, economica e culturale del paese, con la chiesa parrocchiale e diversi edifici e strutture moderne costruiti nel secolo scorso.

 

La duecentesca chiesa parrocchiale di Santo Stefano edificata sulla stessa area di una chiesetta preesistente, è l'unica struttura ad essere sempre uscita indenne dai vari episodi di distruzione.

 

 

Ristrutturata in più occasioni nel corso dei secoli, ha visto aggiungerle nuove parti e sovrapposizioni che, comunque, non ne hanno stravolto lo stile originario, così come la stessa torre campanaria.

 

Nei dintorni vi sono le sue cinque frazioni: tra queste la millenaria Fodico, la più antica, era chiamata il “paese degli avvoltoi”; Godezza deve la sua notorietà alla scena di un film di Peppone e Don Camillo, tratta dal romanzo di Guareschi; Enzola, perché era il borgo dell’omonima famiglia di fonditori di campane.

 

Il prodotto più caratteristico del paese è la “Bianca” di Poviglio, un vino ottenuto dalla vinificazione in purezza di uve bianche di vecchi vitigni autoctoni del territorio comunale.

 

Si tratta di un vino bianco prodotto in quantità limitatissima, dallo spiccato aroma fruttato che, per essere gustato al meglio, va aperto e lasciato riposare affinché assuma il caratteristico colore giallo paglierino e l'intenso sapore che si accompagna sia con il dolce che con il salato.

 

L’uva Bianca di Poviglio da cui si ottiene l’omonimo vino, è una specie autoctona a rischio d’estinzione che si sta cercando di salvare e reimpiantare; matura a fine settembre, ha una buccia di un bel colore giallo dorato resistente, è di piccole dimensioni e con una polpa molto succosa.

 

Diverse le manifestazioni che si organizzano in paese; tra queste il “Corso dei Fiori”, la “Festa di Pimavera”, la “Festa del Melone”, dedicata ad un altro dei prodotti tipici del territorio, la classica “Festa dell’Uva”, la “sagra di Sant’Anna, con la famosa corsa dei gamberi ed il lancio delle uova ed anche la “Fiera della Madonna del Rosario”.

 

Ad ogni evento sono presenti stand e bancarelle con i prodotti tipici della terra emiliana e la gastronomia povigliese, della quale l’elemento di punta son il classico Erbazzone ed il Nocino, del quale si mormora che una signora del paese detenga la ricetta originale.



di Redazione 35