Ronchi dei Legionari (Gorizia): la città dell’aeroporto nella pianura isontina


Comune di Ronchi dei Legionari


Nota per ospitare l’aeroporto del Friuli Venezia Giulia, in provincia di Gorizia, immediatamente ai piedi dell’altipiano carsico, nella bassa pianura isontina, Ronchi dei Legionari deve il suo nome ai “legionari” di dannunziana memoria che da qui partirono per l’impresa di Fiume del 1919.

 

Sede di un insediamento già in epoca pre-romana, come attesta la necropoli scoperta accanto all’aeroporto, il suo territorio fu poi colonizzato dai Romani, come confermano i numerosi reperti archeologici ritrovati.


La sua importanza strategica sulla via Gemina, la strada principale verso l’oriente, a difesa della città di Aquileia, cui Ronchi apparteneva, la espose nel corso dei secoli alle devastanti incursioni delle popolazioni dell'est, ungari e turchi, finendo sotto la dominazione della Repubblica di Venezia, cui fu lungamente contesa dagli Asburgo, subendo successivamente la sorte di questo territorio fino ai giorni nostri.


 

L’economia agricola dei secoli medievali ha lasciato un’impronta indelebile sul disegno dei nuclei urbani e della campagna attorno a Ronchi, con una serie di borghi rurali isolati caratterizzati da una semplice architettura tipica di quei tempi: i “muretibraide” parte dei quali sono visibili ancora oggi, più o meno confusi tra gli edifici moderni.

 

Ogni borgo aveva il suo edificio di culto; uno di questi, ben conservato, è la chiesa di Santo Stefano a Vermegliano, costruita nelle forme attuali nel 1558 su un edificio preesistente minore, con una facciata a capanna, il portico e l’alto campanile a vela retto da robusti pilastri in pietra, internamente affrescato con opere della stessa epoca.

 

Ronchi-villavicentini


Numerose sono anche le ville costruite dopo il 1800, tra le quali Villa Vicentini, oggi sede del Consorzio Culturale del Monfalconese, una graziosa palazzina neoclassica, preceduta da un giardino sopraelevato e ornata da una torretta laterale, chiuso lateralmente da un muro scenografico su cui sono disegnate delle arcate sovrapposte, mentre nello spazio retrostante si trova una serra retta da colonne in pietra recuperate da una chiesa preesistente.


Altre belle ville e case padronali con abitazioni rustiche di servizio sono disseminate nel territorio circostante; tra queste villa Mantica a Soleschiano, circondata da maestosi alberi e collegata alla sua campagna da un lunga carrareccia rettilinea; il seicentesco palazzo Girardi, e il complesso settecentesco de’ Dottori, caratterizzato dal prezioso muro della braida, in cui sono in parte reimpiegati alcuni conci del ponte romano del Sochet, ritrovati nei terreni di questa famiglia.

 

Altri edifici di prestigio sono Villa Carlo, elegante palazzina residenziale di proporzioni geometriche classicheggianti, villa Ragusin, casa Blasig detta “il castello”, il bianco villino de’ Dottori e il complesso Corbatto a Selz.

 

Di notevole impatto architettonico è l’ottocentesco Cotonificio di Vermegliano, i cui fabbricati, da poco recuperati, costituiscono oggi un raro esempio di archeologia industriale.

 

La prima guerra mondiale combattuta proprio sul vicino Carso e sull’Isonza provocò distruzioni e orrori; parte della popolazione fu evacuata in Stiria ed il patrimonio immobiliare riportò danni ingentissimi; simbolo della lenta ricostruzione fu la palazzina comunale, disegnata in stile neo-medievale italiano all’inizio degli anni ’20.

 

Nei dintorni di Ronchi ci sono inoltre la Riserva Regionale dei laghi di Doberdò e Pietrarossa, il monte Cosich, il Sopraselz, il Sei Busi e l’altipiano, dove tra trincee austriache e italiane, monumenti e altre testimonianze della Grande Guerra, si possono apprezzare tutte le singolari caratteristiche morfologiche, faunistiche e floristiche del Carso isontino.



di Redazione 35