Frignano storica (Modena) - Fiumalbo: Pievi e Castelli


di Giancarlo Lizzeri -

 

Fiumalbo

Seguendo la statale 12 verso l’Abetone oltre Pievepelago si arriva a Fiumalbo, ultimo comune modenese prima della Toscana. Le prime notizie su Fiumalbo risalgono al 1038 quando il padre di Matilde di Canossa, Marchese Bonifacio di Toscana, fece dono “della Rocca che si chiama Fiumalbo” a Viberto vescovo di Modena. Il dialetto che vi si parla ha radici sicuramente emiliane ma sono frequenti le inflessioni toscane, ma anche di altri dialetti, come il ligure ed il veneto.

 

Fiumalbo ha vissuto a lungo in modo un po’ extra-territoriale, tentando di avere buoni rapporti con tutti i suoi turbolenti vicini. Grazie anche ad una posizione che non aveva particolare importanza, Fiumalbo trascurò di sovente gli avvenimenti politici dei territori circostanti, anche perché di sovente fu trascurata dagli stessi avvenimenti.



Fiumalbo è una piccola chicca storica racchiusa in se stessa. La grande ricorrenza del Paese si ha il 24 agosto, festa del patrono San Bartolomeo. La sera di vigilia il Paese è illuminato con candele e fiaccole, compreso il letto del Rio San Rocco. I figuranti vestono i panni delle due confraternite cittadine, i Bianchi e i Rossi. In processione, oltre alla statua del santo, vanno anche gli antichi stendardi gelosamente conservati.


La chiesa Parrocchiale, di San Bartolomeo appunto, vanta origini medievali (1220), ricordate da molteplici frammenti di stipiti scolpiti a bassorilievo che risalgono al periodo alto-medievale e romanico. La Chiesa è stata rimaneggiata più volte, la facciata è stata spostata sulla piazza, è stata pure rialzata in modo considerevole, guadagnando in questo un bellissimo soffitto in cassettoni di legno.


Ma la vera chicca del Paese è la piccolissima Chiesa di San Rocco, che risale originariamente al 1418. Tutte le pareti e le volte dell’unica piccola stanza sono coperte da affreschi del pittore carpigiano Saccaccino Saccaccini: un disegno a volte ingenuo, ma colori forti e sapientemente accostati. Assolutamente da non perdere.


Di fronte all’entrata della chiesa di S. Bartolomeo c’è la piccola chiesa dell’Immacolata Concezione, rimaneggiata nell’ottocento, ma mantiene ancora l’antico portale del seicento. All’interno gli affreschi sono andati perduti ma vi sono cose molto interessanti: una statua policroma del “Cristo Ecce Homo”, un organo imponente, e uno stendardo di scuola veneta dipinto ad olio.

Sul lato est della piazza si trova la Chiesa di S. Caterina, ora museo di arte sacra e un tempo parte integrante del convento delle suore Domenicane sorto nel 1579.

 

Dalla piazza centrale si diramano stradine che conducono attraverso strettoie e sottopassaggi alle zone periferiche del centro abitato. Le abitazioni si incastrano spesso l’una nell’altra e talvolta lasciano spazi a deliziosi giardinetti.

 

Si esce facilmente dal centro abitato. Particolarmente bella la passeggiata lungo l’ansa del Rio S.Rocco. Si possono visitare altre chiese e oratori del Paese (in tutto cinque chiese e otto oratori) che testimoniano quanto nei secoli la vita religiosa qua sia stata dominante più che in altri luoghi.

 



di Redazione 1