Montevarchi (Arezzo): città del Mercatale e del Gioco del Pozzo


Placidamente adagiata sulle sponde dell’Arno, nel territorio dell’alta valle del fiume toscano che confina con il Chianti senese, c’è Montevarchi, città di qualsi 25.000 abitanti la cui storia si perde nella notte dei tempi.

 

Situata in una posizione strategica all’incrocio delle strade che collegavano le più importanti città toscane, Montevarchi è stata circondata almeno fino al periodo medioevale da un territorio pieno di boschi, foreste e spesso soggetti ad allagamenti.

 

La sua popolazione era arroccata attorno al castello sul colle della Ginestra ed a quello sul colle vicino di Monteguarco; sul primo c’era lo “Spedale di San Michele Arcangelo” retto dai monaci benedettini, mentre sul secondo c’era un convento di frati francescani ed il castellare.

 


Soprattutto attorno a questo secondo Castrum, residenza della nobile famiglia dei marchesi Bourbon del Monte Santa Maria, si concentrerà la realizzazione del borgo, che verrà successivamente dotato di robuste mura difensive intorno ai raggruppamenti di case e piccoli borghi che si erano venuti formando nella pianura sottostante dando così origine al “mercatale di Montevarchi”, ancora oggi visibile lungo la strada che collega Arezzo con Firenze.

 

Il mercatale fu coinvolto spesso nelle vicende storiche di Firenze che caratterizzarono la lotta tra le fazioni dei guelfi e dei ghibellini e quelle di successione delle dinastie feudatarie locali.

 


L’arrivo della dominazione medicea diminuì l’importanza delle fortificazioni, che lasciarono parzialmente il posto ad edifici a preminente funzione economica, come i magazzini dell'Abbondanza, addossati alle mura, che fungevano da centro di raccolta e smistamento dei prodotti delle fattorie medicee del Valdarno e della Valdichiana.

 

E’ di quest’epoca anche lo si sviluppo delle attività legate alla compravendita, al trasporto ed alla molitura dei cereali, ma anche alla lavorazione del lino e della canapa.

 

Delle sue antiche mura non sono rimaste che poche tracce ed il Cassero della cinquecentesca Rocca medicea.

 

A partire dalla fine del Settecento le lavorazioni artigianali si trasformano in industriali che proseguirono fino al ‘900, quando Montevarchi realizzò un distretto per la produzione di cappelli ed altri prodotti in feltro, mentre oggi è molto sviluppata la lavorazione della pelle con produzione di scarpe e borse di qualità, legata anche all'industria dell'alta moda.

 

Tra le cose da ammirare a Montevarchi, vi sono diverse chiese, oratori, monatseri e conventi di antiche origini medioevali; il Palazzo del Podestà, Palazzo Martini e Monte Pio, la Fattoria Granducale ed alcune altre residenze private in palazzi antichi di notevole pregio architettonico.

 

Tra le tante iniziative che vengono organizzate in città, molte delle quali rimandano la memoria al periodo medioevale, c’è la Festa del Perdono ed il “Mercatale”, quando i cittadini rivivono uno dei momenti più belli della loro storia, il ritorno in città del loro ffeudatario che reca una preziosa reliquia della Madonna; un evento storico riprodotto anche da Andrea della Robbia nel bassorilievo conservato nel Museo di Arte Sacra della Insigne Collegiata di Montevarchi.

 

Nel contesto dei festeggiamenti del Perdono si disputa il Gioco del Pozzo, un'antica tradizione che viene riproposta nelle sue antiche modalità nella cornice di Piazza Varchi, che consiste nel tentativo della squadra che attacca di centrare il bersaglio, ovvero l'apertura del pozzo.

 

In ogni manifestazioni le eccellenze enogastronomiche toscane sono sempre in primo piano, per la gioia dei tantissimi turisti e visitatori, come il Lampredotto, la Finocchiona, il Prosciutto di Pratomagno, le stiacciate, oltre ai tanti altri prodotti tipici della cucina e del territorio.



di Redazione 35