Tufo (Avellino): la patria del “Greco di Tufo”


La sua vicinanza con la zona vesuviana ne ha caratterizzato la natura del terreno, costituito in gran parte da rocce tufacee, dal quale ne deriva anche il nome: Tufo, appunto, cittadina di meno di 1000 abitanti in provincia di Avellino.

 

Il tufo, una roccia vulcanica presente nel sottosuolo di tutta l'area del paese, è stato alla base dei primi insediamenti nella zona; il piccolo borgo si sviluppò intorno all’area del castello, che sorgeva in cima ad una roccia, in posizione strategica, che controllava il territorio sottostante dal Sannio al Terminio.

 

L’intero territorio fu soggetto alle varie vicende che interessarono l’Italia meridionale: guerre, lotte di potere, passaggi di mano tra una dinastia e l’altra, brigantaggio, povertà ed emigrazione per la povera gente.

 

Da una delle antiche porte del borgo fortificato longobardo si sale fino al castello medioevale ubicato nel punto più elevato del centro urbano, dal quale la vista spazia sulla vallata sannitica.


 

Appena fuori dall’abitato si trova la la grotta di San Michele, profonda più di 50 metri, un "romitorio di monaci" d’epoca medioevale e luogo di devozione del paese ancora oggi, che ha sempre avuto per i fedeli qualcosa di magico, di salvifico.

 

A maggio vi si svolge una rappresentazione popolare in musica e versi sulla cacciata degli angeli ribelli da parte dell’arcangelo San Michele; un luogo suggestivo e mistico che è anche stato inserita nei percorsi sacri del Giubileo.

 

Se la presenza della preziosa roccia vulcanica usata anche per costruire case e palazzi è stata una risorsa importante per il paese ed il circondario, lo zolfo contenuto nel suo sottosuolo ha rappresentato da sempre la vera ricchezza di questo pezzo d'Irpinia.

 

 

Lo sfruttamento dei giacimenti di zolfo risale al X sec. d.C. ma solo alla fine del 1800 grazie alla famiglia Di Marzo nascono i primi stabilimenti di trasformazione del minerale che ha rappresentato, fino agli anni '60, la risorsa primaria della comunità locale.

 

Dopo la crisi dell’attività estrattiva, oggi è il vino Greco di Tufo Docg la cosa più preziosa offerta da questo territorio; un vitigno autoctono di antiche origini portato nella zona dai Pelasgi della Tessaglia oltre 2000 anni fa.

 

Questo vitigno ha trovato in queste terre vulcaniche e sulfuree un ambiente particolarmente favorevole, dal quale nascono vini complessi, di grande struttura, apprezzati in tutto il mondo.

 

Tufo, che fa parte dell'Associazione nazionale Città del Vino, ha nella sua frazione di San Paolo il cuore del cuore del Greco di Tufo che è, tra l’altro, uno tra i pochi vini bianchi in Italia che si presta all'invecchiamento.

 

Di colore giallo paglierino più o meno intenso, odore gradevole e fine, sapore secco e armonico, il Greco di Tufo è particolarmente indicato per accompagnare pranzi e cene a base di pesce, crostacei, frutti di mare, formaggi non stagionati e molli, risotto ai funghi porcini.



di Redazione 35