Feudi e Dinastie Parmensi: i Conti Sanvitale, Signori di Fontanellato (Parma) e la spendida Capitale del loro Feudo


Comune di Fontanellato


I Sanvitale erano una delle Famiglie Patrizie del Parmense, ma non della nobiltà guer­riera, bensì della oligarchia di toga, che esercitavano magistrature e po­teri nelle vallate e nei piccoli centri urbani, ancora prima dell’anno Mille. Secondo alcuni il luogo originario della famiglia è Sala Baganza, secondo altri il nome gli viene da una torre fortilizia sull'Enza, dedicata a San Vitale, fatta erigere nel 1122 da Ugo, il primo esponente della famiglia di cui ci sia rimasta memoria certa.

 

La Famiglia inizia la sua notevole fortuna, quando si allea strettamente ai Visconti, e riceve da essi, nel 1386, come benefi­cio, il territorio di Fontanellato, che avevano sottratto alla famiglia Terzi. Nel 1404, i fratelli Giberto e Gianmartino Sanvitale, a seguito della loro comprovata fedeltà, furono investiti solennemente della contea di Fontanellato da parte di Gian Maria Visconti.  Tuttavia, il momento di massimo splendore lo abbiamo intorno alla prima metà del secolo XVI, quando si spengono le lotte e le continue guerre fra le fazioni, fra le piccole e grandi casate nobiliari, fra le piccole e grandi Signorie, a seguito del ritorno del nord Italia sotto le ali pacificatrici del Sacro Romano Impero e, più concretamente, grazie alla potenza dell’esercito spagnolo, che pone fine alle ambizioni di ogni Signore locale.


 

In questo arco di tempo, prende infatti corpo il progetto dei Sanvitale di fare di Fontanellato la piccola e splendida capitale del loro feudo, potendo dedi­care, grazie al clima di pace che si era instaurato con i più potenti vicini (i Rossi, i Lupi, i Pallavicino, i Torelli), somme ingenti ai lavori di edificazione della loro splendida residenza castellana, tra­sformando in palazzo la rocca prettamente difensiva fatta erigere nel secolo prece­dente da Giberto II Sanvitale.

 

 

I Sanvitale furono i feudatari di Fontanellato dal XIV secolo. La famiglia ebbe il possesso ed abitò in questo splendido palazzo castellano fino a data recente, cioè fino al 1948, quando l’ultimo conte Sanvitale, Giovanni, alienò la sua proprietà a favore del Comune.

 

Il nome Fontanellato deriva da "Fontana Lata", che richiama la ricchezza delle acque "risorgive", sorgenti naturali tipiche della bassa padana.

 

L'uomo era presente in queste zone già all'età del bronzo (1800 a.C.). Dopo il 1000 iniziò il processo di graduale sviluppo economico del centro urbano che, dal primitivo Castello, si estese a ciò che possiamo vedere nell'attuale Borgo, senza incisivi sconvolgimenti. Il centro storico veniva salvaguardato da un esteso fossato esterno, al cui posto oggi si snoda la circonvallazione.

 

 

La Rocca presenta torri a pianta quadrata ed è circondata da un fossato, uno dei pochi ancora oggi pieni d’acqua. L’effetto sce­nico che questa rocca genera è davvero fuori dal comune, perché l’edificio è posto al centro della piazza del borgo di Fontanellato, che è circolare ed è inte­ramente chiusa da portici. Si entra così da una delle sue porte e, all’improvviso, ci si trova come di fronte al Castello.

 

Se il colpo d’occhio sulla piazza è ecce­zionale, non meno densi di fascino sono gli interni, dove troviamo saloni e stanze di grande raffinatezza ed eleganza artistica, con arredi e suppellettili originali del Sei e Settecento, una notevole Raccolta d’armi, la Galleria degli antenati, con quadri del secolo XVIII. Moltissimi gli affreschi e le opere d’arte, come una “moderna” cassa di sicurezza con un intricato meccanismo di chiusura e come le curiose grottesche di Borselli e Baglione.

 

Curioso il soffitto della Camera Nuziale, ricco di simboli legati alla passione di Cristo. Sempre nella camera nuziale è presente un ritratto di Barbara Sanseverino Sanvitale, contessa di Colorno, famosa per la sua bellezza ed intelligenza, che però venne fatta decapitare dal Duca Ranuccio I Farnese, con il pretesto di una congiura contro di lui. Non si sa cosa cos'abbia realmente causato l'episodio, essendo la famiglia Farnese nota per la cattiveria, gli omicidi, le congiure e la corruzione; e, come se non bastasse aveva forti legami con il papato, che gli assicurava protezione at libitum. Si poteva tranquillamente affermare che laddove passava un Farnese spuntava dal suolo qualche nuova tomba.

 

 

Ma ciò che spicca per la sua inquietante stranezza, ciò su cui vale davvero la pena soffermarsi, è la stanza del Parmigianino: la saletta di Diana e Atteone. Essa è il vero capolavoro della Rocca Sanvitale di Fontanellato. E’ stata realizzata sotto il Ducato di Galeazzo Sanvitale e la moglie Paola figlia di Ludovico Gonzaga marchese di Sabbioneta, nel 1523, anno che fu teatro di una serie di rinnovamenti, tra cui gli studi alchemici, e periodo in cui l’inquisizione aveva un bel da fare. L’ultimo figlio maschio della coppia morì subito dopo la nascita portando nella nobile famiglia una disperazione senza pari.

 

Giusto pochi mesi dopo, il Parmigianino fu assoldato per affrescare il celeberrimo ‘stu­diolo’, una piccola stanza al piano terreno, abbastanza isolata, quasi segreta e completamente priva di finestre, un luogo particolarmente misterioso. Venne dipinta da un Parmigianino giovane, ventenne, ma già professionista e molto richiesto, dedito all’alchimia fino alla follia, a tal punto da morire molto giovane, quasi certamente in conseguenza dei numerosi esperimenti alchemici che gli riempivano morbosamente le giornate.

 

 

Nel giardino pensile vi è un'altra piccola stanza completamente buia, situata in una delle torri. Essa contiene una piccola tecnologia estremamente moderna per l'epoca: l'ottocentesca  camera ottica. Vi è infatti uno schermo concavo sul quale viene proiettata la luce attraverso alcune lenti e prismi posizionate in direzione della strada. In questo modo la luce proietta l'immegine stessa della via sullo schermo cosicchè si potesse osservare l'esterno senza essere visti!

 

Il borgo di Fontanellato si raccoglie pressoché interamente intorno alla sua stupenda piazza ma non solo la Rocca merita attenzione. In così ridotto spazio almeno altre tre sono le meraviglie che non si può rinunciare di visitare: la Chiesa Parrocchiale di Santa Croce, l’Oratorio di Santa Maria Assunta e il Santuario della Madonna del Rosario.

 

La parrocchiale è situata sul lato sud della Rocca; la sua costruzione ri­manda alla seconda metà del secolo XV e presenta i tratti classici dello stile gotico con una fac­ciata a capanna divisa longitudinalmente da due piloni che accentuano la spinta verso l’alto. Lo spazio interno mantiene le tre navate originarie, mentre gli arredi, le sculture, l’altare e tutto l’apparato scenico sono barocchi. Il campanile è cinquecentesco.

 

Un vero gioiellino l’Oratorio di Santa Maria Assunta, la cui sacrestia è intera­mente foderata di credenzoni lignei intarsiati, capolavori del Barocchetto parmense. La costruzione fu voluta da Geronima Farnese (1572), moglie di Alfonso Sanvitale. Tuttavia, nel Settecento i suoi interni furono completamente rifatti , le pareti affre­scate, gli altari arricchiti di statue lignee o di gesso di grande spessore artistico, la sacrestia foderata con pareti e credenze di legno intarsiato.

 

 

Appena fuori dall'abitato sorge il Santuario della Madonna del Rosario, vasto complesso edificato ad opera della Confraternita dei Domenicani tra il 1641 e il 1660 sull'area di un loro precedente insediamento, All'interno, sull'Altare Maggiore si trova la miracolosa statua lignea della Madonna del Rosario del 1615 commissionata a un artista locale, rimasto ignoto, ancora oggi oggetto di diffusa devozione.


Senza numero le grazie fatte, particolarmente ai bambini . Si direbbe che la Madonna di Fontanellato abbia preso sotto la sua tutela speciale i piccoli innocenti, esposti a pericoli di ogni sorta. La Madonna di Fontanellato è la «Madonna dei bambini» .



di Luisa Decò