A spasso con Mestolo a Curinga (Catanzaro): le terme risalgono al periodo romano


Testo e disegni di Nino Sergi -

 

Su un’altura che sovrasta la piana di Lamezia Terme, in provincia di Catanzaro, si trova l’abitato di Curinga. Le sue origini sono antichissime, come testimoniano i ritrovamenti di insediamenti umani risalenti al periodo Neolitico. In epoca Magno Greca, la cittadina, era conosciuta con il nome di Lacconia. Acconia, adesso, è la denominazione di una sua frazione. Luogo di grande importanza archeologica, Acconia, custodisce un eccezionale complesso termale risalente al periodo romano, identificato come “ il tempio di Castore e Polluce”, l’unico integro, sin quasi il tetto, della Calabria.

 

 

Lo stesso era parte integrante di una grande villa risalente al III-IV secolo A. C. Adesso si possono ammirare i resti del calidarium e il frigidarium, quest’ultimo di forma rettangolare con abside semicircolare. Mestolo raggiungendo Curinga, dopo aver percorso la strada statale tirrenica 18, scopre un borgo ricco di fascino poetico. Un luogo incantato dal sapore antico e arcaico e dove è bello, passeggiando, perdersi nel gorgo delle sue stradine dai mille intrecci. Gli antichi palazzi, lungo le tortuose vie, con le loro facciate eleganti e i portali in pietra ben disegnati, ci riportano ad un mondo dove il gusto per il bello era un valore irrinunciabile.


 

 

A proposito di bello e di fascinoso, il nostro amico cuoco, ci porta un poco fuori paese, in località Corda di Curinga per farci conoscere le strutture architettoniche rimaste del Monastero di Sant’Elia Vecchio, edificato nell’XI secolo dai monaci basiliana, con successivi ampliamenti voluti dai monaci Carmelitani nel XII secolo. Il visitatore rimane stupefatto e ammirato nel vedere l’edificio in pietra, forse mai portato a termine, dalla forma circolare e sormontato da una elegante cupola, così abilmente costruito.

 

 

Il monastero può vantarsi di avere, da più di mille anni, un vigile e guardiano particolare. Si tratta del Gigante Buono, un enorme albero di platano con un tronco di 16 metri di circonferenza e una cavità così grande che al suo interno possono trovare posto molte persone. Si dice che a piantarlo furono dei monaci benedettini intorno al IX secolo.



di Redazione Calabria