Corinaldo (Ancona): il paese dei “matti”


Comune di Corinaldo


Al centro delle Marche, in provicia di Ancona, sopra un colle tra i torrenti Misa e Cesano, c’è la medioevale Corinaldo, edificata dagli abitanti della bella e famosa città di Suasa in fuga dall’invasione dei Goti.

 

Pare che il suo stesso nome richiami tali eventi: Cori in Aldo, cioè “corri in alto”, sul colle, dove sembra fosse comunque già stato costruito in epoca precedente un castello di difesa.

 

Il piccolo borgo si trova in una posizione strategica, rimanendo invischiato nelle guerre tra le fazioni guelfe e ghibelline in lotta per il potere, subendo anche pesantissime distruzioni.

 

Ricostruita nuovamente dopo la distruzione, oltre la metà del XIV secolo e dotata delle imponenti mura che hanno resisitito al tempo fino ad oggi, Corinaldo subisce nuovi assedi e conquiste, ponendosi alla fine sotto le insege papali.


 

 

In epoca rinascimentale, la città si arricchisce di nuove costruzioni nobiliari, nuove chiese e comincia un periodo di diffuso benessere per la popolazione, con lo sviluppo di arti, mesteri e nuovi rapporti commerciali, politici e culturali, in grado di richiamare a sé molti artisti dell’epoca.

 

Tra i monumenti religiosi dell’epoca, ancora perfettamente conservati, ci sono la chiesa del Suffragio, dalla caratteristica pianta ottagonale, costruita sul vecchio mastio, la chiesa dell’Addolorata, quella di Sant’Anna, patrona di Corinaldo e il santuario di Santa Maria Goretti, nativa della città marchigiana, il conquecentesco santuario dell’Incancellata, la collegiata di San Francesco, tutti preziosi contenitori di apprezzabili opere d’arte.

 

Sono secoli di notevole attività, che fanno del borgo marchigiano che va ampliandosi con nuove attività artigianali che perdureranno nel tempo fino ad oggi dove nei suoi numerosi insediamenti produttivi, si sono sviluppati i settori del mobile, del calzaturiero e della cartotecnica.

 

Ma a fare da potente richiamo turistico è tutta la città di Corinaldo, la sua spiccata medioevalità così ben conservata: le possenti mura con i bastioni, interamente percorribili sui camminamenti di ronda, la torre dello “sperone”, le torri e torrette quattrocentesche, le eleganti merlature ghibelline, il palazzo municipale.

 

Passeggiando per le strade dell’antico borgo il medioevo lo si vive anche solo osservando le facciate di mattoni rossi dei tanti palazzi delle famiglie nobiliari dell’epoca, dell’ex convento degli Agostiniani, della Casa del Trecento, sede della Pro Loco, la più vecchia del borgo, percorrendo la Piaggia, una scalinata di cento gradini attorniata dalle case in mattoni rossi disposte a spina di pesce.

 

 


Tra i numerosi eventi che vi vengono realizzati, ce n’è uno particolare: la “Contesa del pozzo della polenta”, tradizionale rievocazione storica in costume, che rimanda ad una leggenda del periodo in cui Corinaldo era sotto assedio e dal pozzo lungo la scalinata si poteva tirare su un secchio pieno di polenta per sfamare la popolazione.

 

Tra le altre cose Corinaldo è nota nel territorio circostante come “il paese dei matti”: non in quanto malati di mente, ma matti furbi, irriverenti, astuti, scaltri, abituati ad affrontare i casi della vita con le proprie forze ed il proprio ingegno.

 

Una visita per riscoprire Corinaldo, inserito tra i Borghi più belli d’Italia, non può prescindere dal conoscerne anche gli aspetti enogastronomici.


 

Numerosi infatti sono i piatti e le specialità tramandati dalla tradizione contadina, che hanno una connivenza anche con il poco distante territorio del Montefeltro.

 

Tra i tanti prodotti, troviamo infatti il formaggio di fossa, il ciauscolo, la casciotta di Urbino, il prosciutto di Carpegna, il miele, i vincisgrassi, l’olio extra vergine, i pregiati vini Doc, solo per ciitarne alcuni.

 

 

 

Il dolce tipico corinaldese è rappresentato dalle “pecorelle”, un dolce natalizio semplice e genuino fatto con una sfoglia ripiena di mosto, noci, buccia d’arancia, zucchero, olio extra vergine d’oliva.

 

Altri piatti tipici sono i “vincisgrassi”, una specie di lasagna marchigiana che varia da zona a zona, il coniglio in porchetta, i passatelli, la “crescia co’ li sgrisciuli” e il classico ciambellone.



di Redazione 35