A spasso con Mestolo a Paterno Calabro (Cosenza)


Comune di Paterno Calabro

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Testo e disegni di Nino Sergi -

 

Paterno Calabro, il comune visitato dall’intrepido Mestolo, si trova all’interno del vasto territorio della provincia di Cosenza, a poco meno di settecento metri sul livello del mare.

 

 

L’abitato è al centro di uno splendido scenario naturalistico ricco, principalmente, di alberi di castagno. L’etimologia del nome riporta a un bene di proprietà lasciato in eredità dal padre. Infatti il borgo nel Decimo secolo era un casale, un praedium, dal latino, una proprietà della città di Cosenza. Nei vari secoli fu sottomesso a varie famiglie che si alternavano il dominio delle terre di Calabria: gli Angioini, gli Svevi e gli Aragonesi.

 

 

La sua denominazione ufficiale venne sancita ufficialmente il 21 aprile 1863 con decreto Regio. Il nostro amico cuoco erudito ci racconta che a Paterno Calabro per un certo periodo visse e operò San Francesco da Paola che nel 1444 fondò un convento, il secondo, ancora oggi visitabile ed è una tra le bellezze artistiche e architettoniche assolutamente da non perdere. Tra le sue mura il santo paolano passò lunghi periodi di solitudine e raccoglimento, in un clima contemplativo. Al suo interno vi è anche una grotta usata da San Francesco per pregare in tranquillità, un Romitorio e il “maricello”, una vasca per l’allevamento delle trote. Nel chiostro, di scuola gotica, sono presenti sei archi ad ogiva poggiati su snelle colonne. Affreschi, realizzati nelle trentuno lunette di uno dei corridoio, raccontano episodi della vita del santo. Sull’antro corridoio trovano posto busti scultorei che rappresentano religiosi Minimi della prima metà del Diciassettesimo secolo.


 

 

Altra bella architettura sacra da visitare è la Chiesa di San Giovanni Battista che si trova in località Casal di Basso, vicino al rione della Giudecca; l’edificio sacro avrebbe bisogno di un intervento urgente di restauro. Di grande bellezza è anche la chiesa di Santa Maria di Pugliano, meta nel periodo estivo, soprattutto in agosto, di numerosi pellegrini. Al suo interno vi è un pregevole dipinto che ritrae l’Assunta, che secondo la leggenda fu trovato in un roveto e portato dentro la cappella in contrada Macchie ma miracolosamente, dopo poco tempo riapparve di nuovo vicino al roveto dove era stato inizialmente rinvenuto.  



di Redazione Calabria