I viticoltori “friulani” Bastianich, a Gagliano di Cividale del Friuli (Udine) : i vini di Wayne Young


Azienda Agricola Bastianich, Cividale del Friuli (Udine)


Parlare dell’azienda e dei vini Bastianich è molto facile, soprattutto se partiamo, televisivamente, dalla notorietà di Joe Bastianich, titolare dell’azienda, o dalla fama di sua mamma Lidia, cuoca di livello mondiale, o dai 21 ristoranti in America e Singapore e Hong Kong.

 

Potremmo anche partire dal vino Vespa Bianco, vito top in azienda, in Friuli, in Italia e nel mondo, e ne parleremo dopo. Potremmo iniziare, come solitamente facciamo, descrivendo il terroir, che genera appunto il progetto aziendale e determina alla fine il vino che abbiamo bevuto e degustato e molto apprezzato.

 

Invece partiamo da Wayne Young. Wayne Young, responsabile della comunicazione e del marketing, non è italiano, ḉa va sans dire…. e da lui partiamo per descrivere questa azienda dal nome così importante e dai vini così buoni. Inserito nel mondo di Wine Spectator, la rivista “Bibbia” americana dell’enologia del mondo, ha lavorato a lungo nei ristoranti di New York di Bastianich, facendo il sommelier prima e l’amico e braccio destro poi.


 

Lavoro impegnativo come orari e come stress e quando, nel 1998, viene voglia di staccare la spina, Joe Bastianich gli propone di venire qui in Friuli a fare la sua prima vendemmia. Alloggiato, parla solo inglese, e la prima persona che lo capisce e lo aiuta, una dipendente appunto dell’albergo, oggi è sua moglie e il Friuli la sua casa.

 

Agli inizia faceva su e giù attraverso l’Oceano, poi sempre meno giù e sempre più su, soprattutto dopo il 2002, anno del matrimonio. Qui ovviamente. "Si vive bene qui - ci dice - e non è vero che la gente è fredda e poco ospitale; mi sono trovato subito a mio agio e adoro questo posto, la sua calma, i suoi ritmi e la natura. Amo il fatto di potermi occupare di una cosa che mi piace e nello stesso tempo di essere a un’ora dalla montagna e a un’ora dal mare o dalle città d’arte."

 

Un americano in Friuli e se anche l’accento è terribilmente da “John Wayne” (mi si perdoni il giuoco di parole), lui è simpatico e aperto, comunicativo e alla mano, molto inserito e ottimo ambasciatore della nostra terra in America. Siamo quindi a Gagliano: un posto splendido. Parliamone.

 

Gagliano, frazione di Cividale del Friuli; in poche centinaia di metri ci sono la Distilleria Domenis, la Azienda Alturis, i vigneti proprio a confine con quelli di Bastianich, l’azienda di Michele Moschioni, l’olio prelibato di Pascolini e, tra qualche settimana, il nuovo Ristorante “Dall’Orsone”, il primo della famiglia Bastianich in Italia. Sarà un evento la sua apertura.

 

Dalla strada principale, quella che si diparte dalla Regionale 356 e porta in centro non si vede questo paradiso, si intravedono solo le colline. Una stradina tortuosa e stretta ti porta dentro l’azienda, fatta di pendii e colline, di terrazze e di una bella casa in alto, di azienda e cantina e di vigneti, naturalmente.

 

Dal parcheggio una scaletta sale verso i vigneti terrazzati, da quest’anno senza diserbo chimico, e le viti basse e fitte già ti fanno capire il progetto-vino di Bastianich: produzione limitata e qualità alta.

 

L’azienda nasce nel 1997 quando Joe Bastianich acquista 12 ettari a Buttrio; le prime vendemmie sono nomadi, nel senso che vengono ospitate in diverse cantine; dal 2006 viene trovata casa e cantina, qui appunto a Gagliano assieme ad altri 12 ettari. Dei vigneti poi sono stati presi in affitto a Ipplis e oggi si vendemmiano in tutto 32 ettari, con la cantina in fase di ampliamento.

 

Le pietre fragili di marna caratterizzano il terreno, la “ponca” come si chiama qui o “opoka” in Brda-Slovenia; si vedono distintamente le pietre gialle nelle terrazze della collina o nei lavori di sbancamento per ampliare la zona ricevimento uve. Vigneti vecchi e nuovi, alcuni vecchissimi di ben settanta anni; altri in fase di realizzazione per un mix di antico e nuovo che genera i vini di Bastianich.

 

Due le linee: Le Vigne Orsone e la Linea Cru; per la prima si imbottigliano Friulano, Sauvignon, Pinot Grigio, Ribolla Gialla e Refosco dal P.R.. Per la seconda linea, alta, il Vespa Bianco (Chardonnay, Sauvignon e Picolit), il Vespa Rosso (Merlot, Refosco e i due Cabernet) e dal 2010 lo Schioppettino.

 

C’è poi il Calabrone (Refosco metà passito e metà fresco, Schioppettino passito, Merlot e Pignolo) ed infine il Plus: 100% Friulano da un vigneto di Buttrio coltivato in cima alla collina e vecchio di ben 70 anni; vendemmia tardiva, leggermente botritizzata e con un 10% di uve passite: straordinario. Occorre soffermarsi sul Vespa Bianco.

 

E’ il vino di punta dell’azienda, che ha dato risultati ottimi sia a livello di gradimento ( il “wow” di Joe Bastianich vale come una promozione) e soprattutto i punteggi alti delle guide e riviste americane. C’è una sorta di leggenda o aneddoto su questo vino: Joe lo vediamo in forma oggi alla tv, ma non era così anni fa.

 

Deciso a perdere peso, ha puntato tutto sulla corsa a piedi, arrivando con la forza di volontà prima a dimagrire, poi a fare la maratona e poi a fare anche un ottimo tempo a quella di New York. Stessa scommessa per il Vespa Bianco: si vuole farlo diventare il miglior bianco d’Italia: scommessa dura, ma abbiamo voglia e tempo per credergli e per assaggiarne l’evoluzione negli anni.

 

Ultimo arrivato in bottiglia un bollicine da Ribolla Gialla, spumantizzato a Leproso, qui vicino. Il marchio Bastianich è stato messo anche su un’azienda Toscana, ma ne parleremo un’altra volta. Sono 260.000 in totale le bottiglie e il mercato è per il 60% Stati Uniti (un terzo va venduto nei venti ristoranti aziendali), e poi del resto metà mercato Italia e metà il resto del mondo, Europa ed Estremo Oriente.

 

La fama della famiglia, ingigantita dalla trasmissione televisiva, ha portato a Cividale parecchi ospiti di grido, il tutto però nella sordina di serate tra amici, senza clamore mediatico. Cosa che invece sarà inevitabile con l’apertura del nuovo Ristorante con annesso bar e camere per gli ospiti.

 

Concludiamo ancora con il largo sorriso di Wayne; la sua gentilezza e simpatia sono contagiosi e abbiamo passato due ore piacevoli assieme; lui ormai “pensa in italiano” come ci spiega e, soprattutto, beve italiano, per il piacere anche nostro.