Isolabella della Croce a Loazzolo (Asti): Dove nasce un vino raro e prezioso


Isolabella della Croce +


La ricchezza del Piemonte è la sua varietà: una concentrazione di paesaggi e di terreni diversi, da nord a sud, che poche regioni possono vantare. Questa varietà si produce anche, in campo enologico, in un'ampiezza di proposte che altrettanto ha pochi eguali.

 

Nelle colline dell’Alta Langa Astigiana che dividono la valle Belbo dalla valle Bormida, oltre 500 metri sul livello del mare, si eleva Borgo Isolabella. Undici ettari di vigna giacciono immersi nei boschi, abbarbicati su ripidissimi pendii così esposti in modo mirabile, in un equilibrio ambientale unico.

 

Qui nasce il progetto di Lodovico, Maria Teresa e Luigi Isolabella della Croce: tra le colline dell’Alta Langa Astigiana, incastonata in un anfiteatro naturale a più di 500 metri sul livello del mare, Loazzolo è tra le più piccole Doc d’Italia.

 

La famiglia è legata da generazioni a questo territorio, con la consapevolezza di avere in dote un patrimonio naturale unico: è quasi naturale che nasca qui il "Progetto Terra Protetta".

 

Solio di ValdiserreLa famiglia Isolabella della Croce ha infatti deciso di non utilizzare diserbanti chimici e di adottare un sistema di difesa naturale del vigneto con funghi simbiotici della pianta. Ha inoltre adottato insettari contro gli insetti nocivi, e ha optato per un cauto utilizzo di rame e zolfo per la difesa da peronospora e oidio, secondo la normativa della viticoltura biodinamica.

 

Grazie a questi procedimenti e accorgimenti nascono vini meravigliosi come il Piemonte Doc Chardonnay, l'Augusta (Barbera d'Asti Superiore Docg Nizza) o il Superlodo (Monferrato Doc). O come il Moscato di Loazzolo, che qui si produce sotto la forma del Solìo di Valdiserre.

 

Questa "vendemmia tardiva" si produce con uve di Moscato bianco: secondo il disciplinare sono da considerarsi idonei esclusivamente i vigneti in esposizione solare collocati sui versanti collinari da est a ovest.

 

L'uva prodotta deve essere vendemmiata tardivamente per ottenere una grande gradazione zuccherina (14-15° alla vendemmia) e lasciata appassire per alcuni mesi, su graticci di canne in un apposito locale denominato "fruttaio"; attaccata dalla muffa nobile, viene successivamente selezionata a mano.

 

Il mosto è vinificato all'inizio dell'inverno, fatto fermentare lentamente e affinato per due anni a partire dal 1° gennaio successivo a quello della vendemmia, di cui almeno 6 mesi in barriques di rovere, dopodiché viene imbottigliato. Si ottiene un vino concentrato, intenso, molto carico.

  

Panorama di Loazzolo

 

Attualmente la produzione totale è di circa 22.000 bottiglie l’anno, divisa tra gli otto produttori. A tutela di questi produttori esiste il "Consorzio per la tutela e valorizzazione dei vini a denominazione di origine controllata Barbera d'Asti, Barbera del Monferrato, Dolcetto d'Asti, Freisa d'Asti, Cortese Alto Monferrato e Monferrato", con sede ad Asti.





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