Azienda Agricola Erioli a Bazzano (Bologna): I vini autoctoni


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Sono molto interessanti gli agricoltori di oggi: colti, frequentano le biblioteche e gli archivi storici, utilizzano internet, sanno di enologia e soprattutto amano la loro attività. 

E’ molto piacevole conversare con loro e come in questo caso, con Giorgio Erioli, si imparano molte cose sui vitigni autoctoni.

 

Giorgio è un piccolo vignaiolo dei Colli Bolognesi vicino Bazzano; sono pochi i vini che produce, ma tutti di alta qualità. Troverete particolarissimo anche il suo Pignoletto, per la notevole struttura ed è forte il suo contributo alla riscoperta del vino Negretto, dell’Alionza, che vinificherà a breve scadenza e del Maligia di prossimo allevamento.

 

 Vino da uva Maligia, foto di Stefano Bugamelli

 

Pietro de’ Crescenzi, l’agronomo più accreditato nel medioevo, l’ha descritta nel suo trattato del 1305 “Liber ruralium commodorum”.

 

"Ed è un'altra maniera, che da alcuni Malixia, e da alcuni altri Sarcula, è chiamata, la quale ha il granello bianco, e ritondo, e torbido, con sottil corteccia, che in, maraviglioso modo pesa, e in terra assai magra si difende. Il vino fa di mezzana potenzia, e bontà, e non molto sottile, né molto serbabile, e questo è molto commendato a Bologna".

 

Citato da altri importanti ampelografi nel corso dei secoli, il nome del vitigno ha subito alcune varianti: "Malica", "Malizia" e "Malisa".

 

Uva MaligiaLa vigorosa vite di Maligia è stata una delle uve bianche più diffuse dell’imolese nel secolo scorso, fino agli anni ’80. Dopo la quasi totale estinzione, la sua diffusione nelle aree faentine e forlivesi ne ha facilitato il recupero da parte del Centro Ricerche Produzioni Vegetali di Tebano.

 

Offre una uva zuccherina, dalla quale si ottiene un vino dal buon livello alcolico, dolcezza e profumazione. In passato frequentemente era assemblata con Albana e spesso veniva lievemente appassita prima della pigiatura.

 

Dopo avere trovato alcune viti di Maligia in attesa dell’estirpazione in un podere del vicino comune di Crespellano, il nostro Giorgio ha raccolto in alcune casse i grappoli e li ha vinificati ricavandone uno spumante rifermentato in bottiglia, decisamente apprezzato dai pochi fortunati che lo hanno sentito.

 

All’esame visivo e organolettico risulta un fine perlage, il colore è giallo paglierino, il delicato profumo fruttato è accompagnato da note floreali; equilibrato, fresco, morbido, corposo, con aromi di agrumi.

 

L’Emilia Romagna è fra le regioni che dedicano più attenzioni alla rivalorizzazione del patrimonio varietale abbandonato nel secolo scorso a causa di conflitti, della miseria, della superficialità, della ricerca della quantità in luogo della qualità.

 

Le nuove generazioni di contadini dotati di professionalità e della giusta tecnologia sono già all’opera per tentare il recupero del tempo perduto. 





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