Giovedì con Stefano Bugamelli: Sangiovese di Romagna, vino simbolo di un territorio


Stefano Bugamelli


L’Italia è fra i paesi dove le diversità varietali dei vegetali sono più sviluppate e fra i numerosi vitigni autoctoni riconosciuti, il Sangiovese è il più diffuso, particolarmente nell’Italia centrale.

 

Il Sangiovese è da sempre il vino rosso fermo più bevuto nella regione Emilia Romagna, ideale per accompagnare le preparazioni gastronomiche della ricca cucina locale: carni rosse ai ferri, cacciagione, stracotti, tortelli e tagliatelle al ragù, salumi, formaggi dalle lunghe stagionature come Parmigiano Reggiano, Grana Padano, il formaggio di Fossa.

 

La produzione del vino Sangiovese di Romagna Dop o Doc (Denominazione di Origine Protetta o Controllata, marchio di garanzia che viene concesso della Comunità Europea e rigorosamente regolamentato da un disciplinare) è circoscritta nell’area collinare dell’Appennino nelle provincie di Bologna, Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini.

 

Sangiovese di Romagna è anche Igp o Igt (Indicazione Geografica Protetta o Tipica) il cui disciplinare di produzione è meno rigoroso.

 

La Denominazione Dop consente di produrre anche le tipologie: Novello (tramite la tecnica della macerazione carbonica) dalle caratteristiche di grande morbidezza e freschi profumi fruttati, Superiore più alcolico (non meno di 12°) e strutturato, Riserva che prevede un invecchiamento di almeno due anni e offre profumi intensi e maturi, è armonico, sapido e dai tannini ben presenti e ammorbiditi dal tempo e dal legno quando è maturato in botti, un vino che si può conservare in cantina per lungo tempo.

 

Il colore rosso rubino, il profumo di viola e frutti di bosco, il gusto asciutto e un po’ tannico con retrogusto lievemente amarognolo, caratterizzano queste tipologie.

 

Il Sangiovese di Romagna Dop è di un vino rosso che nel corso degli ultimi 30 anni ha avuto una importante crescita qualitativa per merito delle cure che i produttori destinano alla coltivazione in vigna e alla professionalità nella vinificazione in cantina, tale che numerosi di loro risultano premiati in molti concorsi nazionali e internazionali.

 

Le origini del nome pare siano state casuali e non hanno nessun riferimento ai santi della chiesa cattolica: attorno al 1600, riporta un testo storico, un importante personaggio giunse come ospite nel convento di Sant’Arcangelo e bevendo quell’ottimo vino di cui aveva sentito parlare da tempo, ne chiese ai frati il nome; furono momenti di imbarazzo perché nessuno di loro aveva mai dato un nome a questo vino, ma il frate più sveglio di tutti improvvisò in lingua latina: “Sanguis Jovis!” Si era ispirato al Monte Giove su cui si ergeva il convento e al colore del vino, rosso come il sangue.

Col passare del tempo il nome si trasformò in Sangiovese.

 

Oltre alla Emilia Romagna, il Sangiovese, è presente anche in altre regioni, vinificato in purezza o in blend con altre uve: nelle Marche il Rosso Piceno e il Rosso Conero; in Abruzzo il Montepulciano d’Abruzzo; in Umbria il Colli del Trasimeno, nel Lazio il Cesanese del Piglio, di Affile, di Olevano Romano; in Toscana il Chianti, il Morellino di Scansano, il Rosso di Montepulciano, il Nobile di Montepulciano, il Brunello di Montalcino.
In altre regioni è presente in quantità inferiori.

 

Il Sangiovese per la Romagna è uno dei simboli più rilevanti del territorio e a questo vino si sono ispirati poeti, scrittori e compositori di musica.
 




di Stefano Bugamelli




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