Salone del Gusto e Terra Madre 2014: Slow Food punta sull’agricoltura familiare


Slow Food


di ANDREA DI BELLA

 

22 Novembre 2013. Le Nazioni Unite nominano il 2014 Anno Internazionale dell'Agricoltura Familiare per porre in risalto l'enorme potenziale degli agricoltori a livello familiare nella lotta alla fame e per la preservazione delle risorse naturali.


Sia nel mondo sviluppato che nei paesi in via di sviluppo, oltre 500 milioni di aziende agricole a conduzione familiare (definite come aziende che si basano principalmente sui membri familiari per lavoro e gestione) producono cibo per sfamare miliardi di esseri umani. In molti paesi in via di sviluppo, quelle a conduzione familiare rappresentano in media l'80 per cento del totale delle aziende agricole.

 

2014, Anno dell'agricoltura familiare


Che cosa si intende per agricoltura familiare?

 

L’agricoltura familiare è la forma dominante per la produzione alimentare sia nei Paesi avanzati sia in quelli in via di sviluppo. Si basa sul lavoro dei membri della famiglia che riescono a innovare pur proteggendo la biodiversità, grazie alla conoscenza profonda del proprio territorio.


L’agricoltura familiare è indissolubilmente legata alla sicurezza alimentare.


Nonostante il minor accesso a risorse economiche produttive e l’estensione coltivata molto bassa (il 94% è inferiore ai cinque ettari) le aziende agricole familiari fanno leva sull’esperienza e sulla tradizione per produrre quantità di cibo notevoli.


Perché è importante l’agricoltura familiare?


Perché le aziende agricole a conduzione familiare rivestono un ruolo fondamentale nella protezione della biodiversità: a fronte della perdita del 65% del territorio arabile sulla Terra, i piccoli produttori difendono tipologie di alimenti che, senza la loro presenza, sarebbero ormai estinti.


Perché gli agricoltori familiari sono ben integrati nella rete territoriale e culturale locale e spendono i propri guadagni soprattutto nei mercati locali e regionali, generando molti posti di lavoro direttamente o indirettamente legati all'agricoltura.


Perché riveste un importante ruolo nell'alleviare la fame e la povertà, nel rafforzare la sicurezza alimentare e la nutrizione, nel migliorare i mezzi di sussistenza, nella gestione delle risorse naturali, nella protezione dell'ambiente e nel raggiungere uno sviluppo sostenibile, in particolare nelle zone rurali.


Perché, nonostante il minor accesso a risorse economiche produttive e una estensione di suolo coltivato molto basso, la produzione agricola familiare è molto produttiva, grazie alla cura, alle conoscenze sapientemente adattate alle ecologie locali e alle capacità produttive della terra sviluppate nel corso dei secoli dai contadini di tutto il mondo.


E l’agricoltura industriale? Dove la mettiamo? Si possono mettere a confronto?

 

L’agricoltura industriale è innanzitutto un business. Punta al profitto, è eminentemente orientata al mercato. Produce merci da vendere. Il mercato, quello che si nomina al singolare, quello delle borse merci, della grande distribuzione, quello delle export, quello in cui il cibo si chiama “derrata”. Quella in cui il prodotto fa il giro del mondo prima di arrivare sulle nostre tavole. E’ quella delle multinazionali.


C’è una differenza sostanziale tra l’agricoltura familiare e quella di impostazione industriale, e non sta solo nelle dimensioni, che sono semmai una conseguenza della filosofia che le guida.


L’agricoltura familiare produce cibo e a guidarla non ci sono società di capitali, ma agricoltori, che saranno i primi a mangiare le loro produzioni, insieme alle loro famiglie.

 

Slow Food ha scelto gli agricoltori: saranno i protagonisti del Salone del Gusto e Terra Madre 2014, insieme alle decine di migliaia di visitatori che anche quest’anno verranno a Torino, dal 23 al 27 ottobre, per fare, assaggiare, ascoltare e partecipare, ma soprattutto per capire.



di Andrea Di Bella




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