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Martedì con lo Chef: Intervista a Beatrice Petrini


Martedì con lo Chef: Intervista a Beatrice Petrini


Livia Elena Laurentino


Di Livia Elena Laurentino -

 

Maria Beatrice Petrini è nata il 28 maggio del 1968, dopo gli studi magistrali decide di intraprendere l’arte della ristorazione, seguendo le orme di famiglia.

 

Si specializza nell’ambiente enogastronomico tramite stage, studi ed esperienze lavorative presso ristoranti italiani e esteri, acquisendo tecniche a livello internazionale.

 

Dopo un lungo periodo trascorso nel famoso ristorante di famiglia L’Aquila Romana, la ristrutturazione del locale ha portato ad una svolta nella strada professionale di Beatrice, dalle solide basi di una cucina classica di alto profilo ad una espressione gastronomica creativa e più contemporanea, ma sempre ben radicata nel territorio.

 

Ecco quindi che nel suo nuovo locale il “Ristorante 19.28” a Noceto, fonde tradizione e innovazione, al punto che le sue creazioni sono abbinabili sia al vino che alle birre artigianali. L’amore per il suo lavoro, si avverte tra le sue parole e i suoi piatti.
Ristorante 19.28 - Via Cairoli 3/5 Noceto (Parma) tel. 0521 625398

 

Quando hai deciso che questa sarebbe stata la tua professione ?
Se devo essere sincera non l’ho capito nemmeno io, molto probabilmente quando sono nata perché vengo da una famiglia di ristoratori. Mio padre ha sempre fatto questo mestiere. Io non ho ricordo di non essere mai stata altrove, se non in cucina, quindi è stata una scelta “indotta” dalla nostra natura quella restare nel nostro ristorante perché era quello che mi piaceva fare.

 

In cucina ci sei tu, ma al tuo fianco hai tua sorella e tuo marito…
Mia sorella ovviamente ha avuto la mia stessa infanzia, ma nel nostro locale si occupa della sala e mio marito del pub con il wine bar.

 

Ecco da poco avete cambiato la sede ma non solo, dall’Aquila Romana, storico ristorante di famiglia al Ristorante 19.28 …
E’ stato un cambiamento epocale. L’Aquila Romana era ed è il ristorante di mio padre,che esiste da 50 anni da quando mia nonna, sfollata da Verona, aprì una trattoria che nel tempo è diventata un ristorante famoso e di prestigio. Io e mia sorella siamo entrate a far parte di questa storia, ma poi recentemente il cambio di proprietà dei muri ci ha portato a fare una scelta diversa e così poco distante abbiamo trovato una palazzina dei primi dell’ ’800, dove abbiamo deciso di dare una nuova identità alla nostra esperienza, realizzando un locale diverso, su tre piani, con un’impronta più giovane.

 

Hai realizzato un sogno?
Sì era quello che abbiamo sempre desiderato, fare un locale al passo con i tempi, dedicato ad una clientela più giovane, meno impegnativo ma soprattutto più moderno. Tutto questo non a discapito della qualità, dell’eleganza e della correttezza, semplicemente un cambio d’immagine.
Al primo piano c’è il pub con le birre artigianali italiane con panini e piatti unici fatti al momento, mentre al primo piano c’è il ristorante.

 

Significa anche un cambio di linea nel menù?
Certamente ora non c’è solo la cucina tradizionale parmigiana,ma una cucina fatta sì con prodotti tradizionali, del territorio, ma rivisitata.

 

E’ questo l’aggettivo più appropriato per la tua cucina?
Ma non lo so nemmeno io perché ormai gli aggettivi in cucina si sprecano ed è stato detto di tutto, creativa non mi piace perché è inappropriato, ma fondamentalmente è una cucina fatta con tanto amore.

 

Al CIBUS hai presentato un tuo panino. E’ un periodo che il panino una volta considerato un cibo “povero e veloce” ha l’attenzione dei grandi chef come mai?
Sono cambiati gli stili di vita, prima nella pausa pranzo si dava la priorità alla velocità, ora in tempo di crisi c’è la necessità di alimentarsi bene e con poco, quindi l’attenzione al panino è dovuta al fatto di racchiudere in poco tempo una pietanza che appaghi la vista, il palato e la tasca. Caldo o freddo accontenta tutti i gusti l’importante è che si possa dire “Ho mangiato un panino ed era molto buono!” . E’ questa la cosa fondamentale.

 

Se non avessi fatto lo chef cosa avresti voluto fare?
La responsabile delle pubbliche relazioni,perchè adoro stare con la gente, non so se si nota… (ride n.d.r). Io comunico attraversi miei piatti, se non sai comunicare non dai nulla, la differenza tra cuocere un buon piatto di spaghetti e un piatto di spaghetti sta in quello che tu dai di tuo e se anche lo fai burro e parmigiano diventa fantastico.

 

Pregi e difetti di questo lavoro?
Ti fa conoscere tanta gente e riesci a confrontarti continuamente con persone di tutti i tipi, difetti che non ti lascia una vita privata e sei completamente dedicata al lavoro, ed anche in un momento di relax la tua mente è sempre attiva. Mi capita di svegliarmi in piena notte per prendere appunti per una nuova ricetta .

 

Donne chef, ora alla riscossa, quali sono le differenze con i colleghi maschi?
Non sono una femminista e credo che nella coppia ci si completi, credo che oggigiorno ci sia una parità maggiore e per le chef è diventato un po’ più facile affermarsi. E poi noi figuriamo meglio in fotografia ! Non ti sembra ? (ride n.d.r) Noi siamo un po’ più in gamba in quello che era l’economia domestica di una volta, del prodotto sappiamo forse relazionarci meglio con il quotidiano, se non altro perché storicamente ci siamo sempre occupate della gestione della famiglia, anche se non è poi vero del tutto.

 

Come donne chef diamo veramente tanto, ma mediaticamente abbiamo dei periodi alterni anche se adesso è un buon momento per noi. Ma non credo che ci siano delle differenze fondamentali, noi dobbiamo essere più brave per emergere, ma quando emergiamo poi facciamo paura…

 

Quando sei a cena fuori ti fai prendere dalla curiosità “professionale” o la vivi in tutto relax?
La curiosità è quasi scontata e spontanea, soprattutto se vado in posti che sono di altre culture soprattutto etniche, se invece sono da un collega la vivo in serenità per godermi la serata. Io sono molto fiera quando un amico crea qualcosa di nuovo, ma non amo copiare, perché i miei piatti devono rispecchiarmi.
 




di Redazione 2




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