Italia Bella: Esanatoglia (Macerata); la città “filetta”


Italia Bella


Nell’entroterra marchigiano, sorvegliata dalle colline che la sovrastano, c’è un bellissimo borgo antico: Esanatoglia, cittadina di una strana forma allungata di poco più di duemila abitanti nell’incontaminata valle di San Pietro, tra monte Gemmo e monte Cafaggio.

 

Il centro storico medioevale è racchiuso dalle mura del castello, che sorgono su una sponda del fiume Esino; dal fondovalle si sale fino alla parte più alta lungo il corso principale da quale partono le strette vie che conducono nei vari rioni.


Territorio abitato fin dal Paleolitico, il borgo sorge in epoca medioevale, a cavallo del primo millennio attorno al castello e al monastero di Sant’Angelo che, in pochi anni, divenne uno dei più ricchi e importanti della zona.


Assoggettata per secoli alla potente dinastia dei Da Varano di Camerino, Esanatoglia, che allora si chiamava Santa Anatolia, visse lunghi periodi di pace e prosperità; solo nel 1400 venne conquistata e saccheggiata da Francesco Sforza, prima di finire sotto lo Stato della Chiesa, con momenti alterni di prosperità, come testimoniano le architetture ancora visibili nel centro storico, e di decadenza, finendo per seguirne le sorti fino all’Unità d’Italia.

 

esanatoglia centro

 

In cima al colle di circa 450 metri slm svetta il campanile della Pieve romanica di Santa Anatolia, la più antica della cittadina marchigiana, costruita alla fine del XII secolo nel luogo dove venne sepolta la martire; la chiesa ha uno splendido portale trecentesco in pietra e un’epigrafe romana posta sul basamento della torre campanaria.

 

Nei pressi delle sorgenti dell’Esino, nel punto in cui la strada termina in uno spiazzo erboso, sulla destra in alto, in mezzo al bosco, si trova l'antico Eremo di San Pietro, costruito probabilmente ancora prima del 1300 con conci rettangolari di pietra calcarea bianca.

 

Notevole anche Palazzo Varano, attuale sede municipale, che conserva tra le altre cose una tela interessante, “La cacciata dei diavoli da Arezzo”; non distante c’è la Chiesa di Santa Maria Maddalena, che custodisce infatti una pregevole Crocifissione, due nature morte di origine fiamminga e una Cantoria lignea istoriata e dipinta con scene della vita dei Santi.

 

esanatoglia

 

Altri interessanti edifici religiosi di Esanatoglia sono la duecentesca Chiesa di Santa Maria di Montebianco, che racchiude un’edicola e la Chiesa dei Cappuccini con un bell’affresco di “Madonna del Latte”.

 

Le Fontane di San Martino, una volta chiamate Fonti di Fuori Porta, rappresentano un raro esempio di opera idraulica trecentesca ancora perfettamente funzionante.

 

Il borgo in epoca medioevale diviso in tre quartieri interni alla prima cerchia muraria dell’XI-XII secolo - la Pieve, quello di Mezzo e San Martino - e quello esterno di Sant’Andrea, suddiviso nei due borghi di Santa Caterina e San Rocco, inglobato nella seconda cerchia muraria all’inizio del XIV secolo.

 

Il Castello, vera cittadella fortificata, aveva quattro porte d’accesso: Panicale, del Mercato, Portella e Sant’Andrea; dalle sue mura si poteva comunicare visivamente con la Rocca di Santa Maria in Monte che dominava la vicina valle del Passo di Palazzo; quella posta sulle pendici del Monte Corsegno che scrutava le vallate vicine e dove l’Eremo di San Cataldo vigila silenzioso sul borgo ancora oggi ed una terza fortezza andata distrutta nel corso del tempo.

 

Con i suoi campanili, la Torre di Sant’Andrea, gli edifici di origine medievale o rinascimentale, la fornace quattrocentesca, le viuzze acciottolate, Esanatoglia è un borgo ancora poco conosciuto ai turisti, ed è un vero peccato, perché è davvero notevole, con la sua atmosfera rilassata e rilassante e le sue opere d’arte di pregio.

 

antipasto-del-convento

 

Le vallate che circondano il paese sono ricche di funghi e tartufi; le colline sono coperte di vigneti dai quali si ottiene il Verdicchio di Matelica; la gastronomia di Esanaglia, che risente di una secolare tradizione legata alla norcineria, ha piatti rustici e saporiti, come ad esempio le “cotiche con i fagioli”, unantica ricetta che prevede l’accompagnamento del pane abbrustolito e delle patate utilizzate per rassodare il sugo.

 

La tradizione resiste anche nell’ambito dolciario; si producono nei forni e pasticcerie, infatti, le “Favorite”, dolcetti secchi a base di anice, le “Ciarle”, una cialda impastata con uova, farina e anice e il “Frostingo” un dolce dal sapore antico a base di sangue di maiale.




di Redazione 35




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