Il Maritzosu (Carbonia Iglesias)


Il Maritzosu è il pane delle feste e delle grandi occasioni, confezionato con la semola scelta nel forno tradizionale a cupola scaldato col fuoco che, dal territorio campidanese si è da tempo diffuso in tutta l’isola.


Il termine deriva probabilmente da "su moddizzi", il lentischio, un arbusto della macchia mediterranea che che un tempo si usava per riscaldare il forno per la cottura del pane.


La sua forma può essere rotonda, ovale o irregolare, di spessore variabile, a seconda del “fornaio” che lo prepara, generalmente in pezzi di un chilo di peso; la crosta è scura, rugosa e spesso attraversata da profondi solchi, mentre la mollica, abbastanza spugnosa, ha un colore chiaro ed è ricca d’acqua.

 

Viene preparato con la semola di grano duro, ricotta fresca o patate bollite che danno al pane un sapore dolciastro; l'impasto è preparato con pochissima acqua, lievito naturale, semola e un po' di sale, cui si aggiungono le patate o la ricotta, lasciando lievitare per un paio d'ore.



Nelle case, solitamente, il Maritzosu, o Modditzòsu com’è chiamato in altre parti del territorio isolano, viene preparato quando si accende il forno per preparare il pistoccu, una specie di pane carasau di maggior spessore, impegnando a volte le donne del nucleo familiare per tutta la giornata.


La caratteristica di questo pane è quella di non ammuffire e di durare molto a lungo; un tempo veniva prodotto una volta a settimana; appena sfornato è ottimo, ma ila sua fragranza si mantiene anche dopo alcuni giorni.

 

Il Maritzosu è ottimo da gustare abbrustolito, ammorbidito nel latte, condito con pomodoro e pecorino per dare origine a “is suppasa” oppure tagliato a fette e fritto con uovo sbattuto e farina per il classico “pani indorau” o come accompagnamento di salumi e formaggi.



di Redazione 35