Il Peperone di Carmagnola Torino)


Il Peperone di Carmagnola, presidio Slow Food che si appresta a diventare anche prodotto Igp, è arrivato in questo territorio all’incirca un secolo fa, importato dal Perù, trovando nel terreno di Carmagnola e zone limitrofe del torinese e del cuneese un habitat adatto alla sua coltivazione.


Quattro sono le tipologie di questo peperone: il Quadrato, il Corno di bue, la Trottola e il Tumaticot; tutti hanno le loro peculiarità e si adattano a diverse preparazioni gastronomiche, comunque ottime.


Il primo ha una forma quadrata a tre o quattro punte, con una larghezza pari a circa un terzo dell’altezza; sapore dolce; colore giallo o rosso, che contrastano con il verde.

 

Il tipo Lungo, detto anche Corna di bue, ha una forma conica molto allungata, con 3-4 lobi abbastanza regolari, una leggermente scanalata e la punta leggeremente piegata; la lunghezza raggiunge anche i venti centimetri; il sapore è dolce, con colore giallo o rosso; è ottimo per la conservazione.


 

La varietà chiamata Trrottola ne ha la forma, con la punta in alcuni casi evidente e in altri addirittura troncata, anche qui il sapore è dolce ed il colore giallo o rosso; il Tomaticot, sempre giallo o rosso, è caratterizzato invece da una forma tondeggiante schiacciata ai due poli.

 

Fin dalla sua introduzione nel territorio piemontese il Peperone di Carmagnola ha riscosso l’interesse degli agricoltori per la sua alta resa quantitativa; viene generalmente coltivato in modo intensivo nei numerosi tunnel sparsi per la campagna.


Oggi il peperone di Carmagnola è diventato parte integrante della cultura locale, ormai conosciuto e apprezzato in tutto il Piemonte per le sue caratteristiche uniche di qualità e genuinità.


Ne sono testimonianza, le manifestazioni, le fiere, l’arte e gli aneddoti spesso incentrati sul peperone, per non parlare della cucina locale che si caratterizza fortemente per la presenza quasi ossessiva di questo ortaggio.

 

In cucina, per gustarlo al meglio, il peperone di Carmagnola dev’essere proposto crudo in pinzimonio o farlo appassire nel forno; fa parte inoltre degli ingredienti della classica bagna caöda piemontese, come contorno di arrosti e bolliti o conservato sott'olio o sott'aceto e in agrodolce.




di Redazione 35