Il Parco della Vena del Gesso Romagnola (Ravenna e Bologna): Il Patrimonio Naturale (flora e fauna) e il Paesaggio Storico


Il Parco della Vena del Gesso Romagnola +


Il patrimonio naturale


L’affioramento del gesso del Miocene che si sviluppa in un susseguirsi di spettacolari rupi, come la Riva di San Biagio e Monte Mauro, è formata da un minerale solubile e presenta importanti fenomeni carsici, con un vasto sistema di grotte, doline, inghiottitoi e risorgenti.

 

I colori dell'autunno sul Monte Mauro, foto di Massimiliano Costa


Il paesaggio naturale è influenzato da un clima caldo e arido nei versanti a sud, dove sulle rocce vegetano rade piante specializzate, tra cui la rara Felcetta persiana che ha qui l’unica stazione italiana; dove vi è un po’ di suolo si trovano la gariga di Elicriso, Eliantemo, Artemisia o macchie di Roverella con Leccio, Terebinto, Alaterno.


Verso nord il clima è fresco e umido, con boschi di Carpino nero e Orniello, talvolta sostituiti da castagneti; nelle forre incassate vivono specie montane come Bucaneve e Borsolo e presso le grotte si trova la Bella Lingua cervina.


Il Gufo reale, foto di Flavio BianchediTra i mammiferi da citare i pipistrelli, con importanti colonie, nelle grotte, di Rinolofo maggiore ed euriale, Vespertilio maggiore e di Monticelli, Miniottero.


Gli uccelli presentano molte specie di rapaci diurni e notturni nidificanti, tra cui Pecchiaiolo, Albanella minore, Falco pellegrino e Gufo reale; interessante la presenza del Passero solitario e Rondine montana.


La specie dei rettili più interessante è il mediterraneo Columbro di Riccioli; tra gli anfibi spiccano Geotritone italico, salamandra pezzata e Ululone dal ventre giallo e, tra i pesci, Lasca e Ghiozzo padano.

 

Paesaggio storico


Il legame fra l’uomo e la Vena del Gesso è antico e variegato.
In età preistorica le grotte (Tanaccia e Re Tiberio) furono utilizzate come ricovero e, in profondità, come luogo di culto del Dio delle Acque, il cui scroscio si udiva negli abissi.


Nel Medioevo sulla Vena del Gesso sorsero insediamenti religiosi e militari (a Brisighella, Rontana, Monte Mauro, Sassatello, Rocchetta, Tossignano).

Per costruirli si fece uso di blocchi di gesso, così come per le case coloniche, per i borghi di Crivellari, Borgo Rivola, Gesso e per i centri di Brisighella e Tossignano. 

 

La Rocca di Brisighella 



Più antico e diffuso è l’uso del gesso cotto, come testimonia una cronaca brisighellese del 1504: “montagne di gesso, che cotto e pesto serve mirabilmente per fabbricar case”; per oltre 5 secoli i gessaroli hanno lavorato nelle cave di Tossignano, Brisighella e Borgo Rivola.


Nell’area della Vena hanno vissuto anche generazioni di contadini, sfruttando i boschi ed i castagneti e coltivando i terreni a monte delle rupi; creando un paesaggio vario, gradevolmente disegnato da macchie alternate a piccoli appezzamenti di pascoli, vigne, frutteti ed uliveti, favoriti dal microclima tipico dalla vena che li protegge dai venti del nord, come ben compresero i monaci che dieci secoli fa ne avviarono la coltivazione insieme al castagno, come nel Castagneto di Campiuno.

 

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