Bagnone (Massa-Carrara): Le leggende di Bagnone


Comune di Bagnone
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Un altro tema che può illustrare Bagnone e la Lunigiana è quello della “leggenda”. Ecco alcune delle più famose.

  • Nel medioevo, a Iera di Bagnone, un marchese Malaspina costringeva a ballare nude fino all'alba le giovani più belle del feudo e giustiziava i genitori che volevano salvarle, per poi gettarne i corpi in una fossa piena di scheletri. Ogni tanto, presso la cappella di San Biagio, la tradizione vuole che si sentano nelle fredde notti invernali, i lamenti e le grida di orrore delle vittime.
  • Il castello di Treschietto, oggi ridotto a rudere, fu nell'antichità feudale luogo di scellerate efferatezze. Giochi perversi e giovani vergini era il binomio lussurioso preferito da Giovan
    Gasparo Malaspina, signore di Treschietto e dai suoi compari. Le vittime erano obbligate da questi signorotti a crudeli orge che spesso terminavano con sacrifici umani. Il Giovan Gasparo godeva nel costringere le fanciulle del suo borgo ai festini dove le giovani perdevano la verginità.
    Oggi si dice che le coltivazioni della dolce cipolla autoctona, disposte intorno ai ruderi del  maniero di Giovan Gasparo, tengano prigioniera l’anima dannata del signorotto dentro il  castello.

  • Si dice che le statue-stele,monoliti in pietra arenaria, fossero collocate a guardia del territorio Esse rappresentano divinità maschili e femminili ed eroi armati, ritrovati inumati nelle selve. Ritenute sacre, sono testimonianza di una religione tribale (o di alieni arrivati sulla terra secoli fa). I menhir ancestrali, che risalirebbero ai Liguri-Apuani di 2.000 anni a.C., hanno la testa distinta dal tronco tramite una linea; gli altri, d’epoca successiva, sono dotati di un collo robusto e i più recenti sono statue a tutto tondo. Notevole e antichissimo è quello ritrovato tra le coltivazioni di cipolle a Treschietto e detto “Venere di Pietra”, rappresentante una donna ornata con un monile a goliera fatto di anelli a bande parallele sullo stile degli amuleti metallici della prima fase dell’età del Bronzo. Molte statue-stele sono esposte nell’apposito Museo a Pontremoli, mentre alcuni artisti della zona le riproducono oggi in varie dimensioni.
     
  • I “pipìn”, bambolotti in legno che hanno le sembianze di un neonato e che, con avvolti i testimoni (capelli, unghie e sangue del piccolo) nel panno rosso, venivano benedetti dal mago, o dal prete e sepolti in luogo segreto, fanno parte delle numerose leggende della misteriosa terra di Lunigiana. Eredità di un rito pagano, che li riteneva idoli, i pipìn sono diventati ex-voto e portafortuna e ancora oggi vengono portati in processione, dentro le culle, rosa o azzurre, a Pieve Vignola (vicino a Bagnone), il 3 maggio, per essere bruciati in un rogo purificatore.
     
  • I fantasmi sono di casa in Lunigiana. Come quello del malvagio, stupratore e assassino Giovan Gasparo Malaspina che la rosea e dolce cipolla autoctona di Treschietto di Bagnone tiene prigioniero dentro la sua torre, a picco sulla vallata, perché ha doti anti-fantasma. Infatti le coltivazioni del piccolo, ma resistente, ortaggio sono disposte a strapiombo su un crinale intorno al maniero del malefico feudatario Malaspina che nel Medio Evo non esitava a compiere atti efferati: la sua anima dannata tuttora si aggira per i ruderi del castello, senza poter uscire, ricacciata indietro dalla presenza della cipolla, per lo stesso effetto dell’aglio contro i vampiri.
  • Per scacciare il diavolo, vicino ai santuari si vendevano pani con semi di finocchio.
     
  • Per salvare i viandanti dalle insidie, lungo le mulattiere, sui portali delle case o nelle campagne venivano costruite le "maestà", ricoveri senza porta, sormontati da bassorilievi di marmo.
     
  • I riti per propiziarsi il fato non si contano: l'usanza dei grandi falò collettivi, rimasta nei vari paesi, era dovuta al bisogno di comunicare con il Santo preferito, che era interpellato scrutando la quantità e la qualità delle scintille. Le selve furono teatro di fole, come quella delle fate che uscivano nude di notte per correre in cerca d'amore, o di fatti religiosi. Le Donaneghe, sorte di streghe dispettose, ma non malefiche, avrebbero insegnato a cucinare le focaccette.
     
  • Altra leggenda, ma a sfondo religioso: le castagne erano nel ‘400 i due terzi del pane di Lunigiana ed il castagno è pianta straordinariamente legata al ciclo della vita per cui qui i bambini non li porta la cicogna e non nascono sotto i cavoli, ma si trovano nel tronco cavo di un castagno... persino la Madonna, quando decide di apparire in Lunigiana, lo fa sopra sopra i rami di un castagno…

Sacro e profano s'inseguono e si confondono in Lunigiana, dove i castelli ospitano fantasmi inquieti e si fabbricano amuleti antimalocchio, detti "brevin", con tre chicchi di grano.




di Redazione 4