La Nocciola Romana (Viterbo): una croccante ricchezza della Tuscia


Conosciuta e praticata fin dal quattrocento, questa particolare coltivazione del territorio viterbese e parte di quello romano si è evoluta nel corso dei secoli fino ad oggi grazie ai coltivatori che con successive selezioni sono riusciti nell’intento di creare un prodotto dalle elevate caratteristiche qualitative, con una produzione quantitativamente importante ed un fatturato di decine di milioni di euro.


La «nocciola Romana», che fa parte della specie “Corylus avellana” comprende i cultivar “Tonda Gentile Romana”, “Nocchione”, “Tonda di Giffoni” e “Barrettona”.; le ultime due in quantità percentualmente poco rilevanti.

 

Il frutto-seme ha una tessitura compatta e croccante, senza vuoti interni, con un sapore e un aroma finissimo e persistente; il suo guscio è sferico tra i 14 ed i 25 millimetri di medio spessore, con una leggera punta, dal tipico colore marroncino nocciola, di scarsa lucentezza ed alcune striature.


 

Mangiandole, le nocciole devono risultare croccanti, cioè rompersi subito grazie alla loro compattezza, senza presentare vuoti interni.


I terreni sui quali vengono coltivate devono essere sciolti, freschi, tendenzialmente acidi e ricchi di sostanza organica, generalmente a "cespuglio", "vaso cespugliato" e "monocaule", e scarsamente concimati.

 

Le modalità di raccolta può essere sia manuale tradizionale sia con l'impiego di macchinari che non influiscano sulla qualità del prodotto raccolto.

 

Le operazioni di raccolta viene fatta da ferragosto fino alla prima settimana di novembre; dopo la raccolta le nocciole vengono stoccate in locali ben aerati e scarsamente umidi.



di Redazione 35