Gli impanatigghi di Modica (Ragusa): biscotti dagli insoliti ingredienti


Carne e cioccolato: è possibile forse immaginare un accostamento di ingredienti più bizzarro? Eppure ancora oggi, nel territorio di Modica, le abili mani dei dolcieri confezionano uno dei biscotti più amati in questo angolo degli Iblei che li contiene entrambi.

 

Gli impanatigghi, gustosi panzerotti in cui una sottile mezzaluna di frolla abbraccia un ripieno di cacao, carne tritata, zucchero, cannella e mandorle. Se in altre parti della Sicilia come Palermo o Mazzarino dolci simili sono ricordati quale stravaganza culinaria appartenente al passato, gli impanatigghi a Modica rappresentano invece una squisita quotidianità che mescola storia, tradizione popolare e letteratura.

 

Amate da Sciascia che le aveva definite “dolce nutrientissimo, […] da viaggio in Spagna”, gli impanatigghi sono con tutta probabilità un lascito spagnolo, catalano nello specifico, che in principio doveva essere tutt’altro che dolce.


 

  • La leggenda

Gli aneddoti sulle origini di questi biscotti si sprecano e si accavallano fra loro. La tradizione vuole che le suore dei conventi avessero creato gli impanatigghi per camuffare la carne nell’impasto con il cacao poiché mosse a pietà dai predicatori itineranti che infiammavano le chiese con le loro omelie accorate nel periodo precedente la Pasqua.

 

La carne. Un alimento energetico e corroborante come si può immaginare, ma vietato durante il periodo di magro imposto della Quaresima. In questo modo, ignari di violare il precetto, i sant’uomini consumavano quei biscotti offerti dalle monache alleviando le fatiche delle predicazioni senza incorrere in un cosciente peccato di gola che sarebbe risultato per loro fatale.

 

  • La storia

Al di là dell’ingenuo fascino popolare di questo racconto l’origine di una simile leccornia è forse più semplice da spiegare. Meno affascinante certo, meno suggestiva. Impanatigghia rimanda con chiarezza all’empanada catalana, un tradizionale pasticcio di carne o verdure il cui diretto “cugino” siciliano si trova ancora oggi sulle tavole iblee durante le festività natalizie (pastizzu, buccatedda) o pasquali (‘mpanata).

 

La presenza di cacao amaro mescolato alla carne non sorprende nella cucina spagnola e non sorprenderebbe se esso fosse stato aggiunto da qualche cuoco secentesco anche alle empanadas “siciliane” di carne in quanto antiossidante e conservante naturale: i pasticci di carne rappresentavano, infatti, uno dei modi migliori per impiegare la selvaggina proveniente da battute di caccia particolarmente abbondanti e per prolungarne la conservazione.

 

Non è dato sapere per quale ragione le empanadas ad un certo punto siano diventate anche empanadillas né sappiamo perché il pasticcetto salato si sia trasformato in un dolce sfizio. Colpa e merito, come si diceva, di qualche esperto cuciniere venuto in Sicilia al seguito dei dominatori spagnoli?

 

Non sappiamo purtroppo. Ma queste sottigliezze da storico, fortunatamente, passano in secondo piano quando il profumo e il gusto degli ‘mpanatigghi incontra il palato di ogni goloso. E il problema, se di problema si può parlare, è ben presto dimenticato.



di Marco Blanco




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