Il Mistrà (Macerata)


Nelle campagne marchigiane il Mistrà è un ammazzacaffè tradizionale, prodotto per distillazione alcolica e aromatizzazione, oltreché con l'anice verde tipico dei vicini monti Sibillini, con finocchio selvatico, mele e arance.

 

La sua gradazione alcolica varia tra i 40 ed i 45°; essendo un prodotto di tradizione contadina, normalmente viene prodotto e consumato in casa, anche se come sempre succede, da diversi anni qualche azienda industriale lo commercializza anche su vasta scala.

 

Il mistrà, a differenza dell’anisetta e della sambuca che hanno un sapore dolciastro, ha un gusto molto secco, che lo rende ideale per correggere il caffè, ma può essere bevuto anche liscio oppure, come a Venezia, mescolato con l’acqua, come l’ouzo greco ed il pastis francese.


 

È un ottimo dissetante diluito con acqua e ghiaccio o con un sorbetto di frutta; in cucina viene usato per la preparazione di dolci e biscotti, per la preparazione di cocktail e long-drinks ed è anche considerato un ottimo digestivo dopo pasti abbondanti.

 

Il mistrà trae le sue origini dalla conquista della città greca omonima da parte della Repubblica di Venezia, avvenutatra il sei e settecento; in pratica si trattava dell’ouzo, che fu ribattezzato col nome della città conquistata, diventando in breve il liquore per eccellenza di Venezia, oscurato solamente dopo l’arrivo dei francesi prima e degli austro-ungarici poi.

 

Alla fine dell'Ottocento il liquore venne riscoperto da Girolamo Varnelli, che ne interpretò e perfezionò la ricetta, partendo dall'intenzione di creare un decotto contro la malaria per i pastori transumanti, creando il liquore all’Anice, tipico prodotto marchigiano che porta il suo nome.

 

La ricetta tradizionale prevede l’uso di un litro di alcol a 90°, 50 grammi di anice, 10 grammi di semi di finocchietto selvatico, 30 grammi di coriandolo, 2 scorze di arance.

 

La preparazione prevede che gli ingredienti vengano messi in infusione in un recipiente a chiusura ermetica che, dopo essere stato ben agitato e tappato, sia lasciato stare a macerare per una decina di giorni.

 

Trascorso questo tempo si prepara lo sciroppo, portando a bollore a fiamma bassa, 120 decilitri d’acqua con un chilo e tre etti di zucchero, per cinque minuti, dopo di ché, spento il fuoco, viene lasciato raffreddare.

 

Nel frattempo si filtra il macerato, lo si unisce allo sciroppo freddo mescolando per amalgamare il tutto e quindi lo si lascia riposare per un paio di giorni, prima di filtrarlo nuovamente ed imbottigliarlo.



di Redazione 35