In viaggio tra sapori di Birra e profumi di Barolo: la poesia del Festival del Giornalismo Alimentare


FESTIVAL DEL GIORNALISMO ALIMENTARE


 

A cura di  ANDREA DI BELLA

E venne il terzo giorno del Festival del Giornalismo Alimentare e allora tutti, giornalisti e blogger, tutti a bordo di pullman in giro per il Piemonte o alla scoperta di itinerari del gusto in città.


In giro “Tra le Botteghe artigiane dei Maestri del Gusto della Camera di commercio di Torino” o “Dietro i fornelli per degustare un pranzo ‘San Salvario made’", ma anche “Laboratori di cucina medievale e spesa tardo-rinascimentale”, se non “Workshop creativi di cucina e fotografia”. Ma oltre Torino ci sono emozioni da provare tra “Colline da bere”, “Essenze e profumi da creare”, “Itinerari tra Ricetti e antiche cantine” e “Bollicine d’Arte”.


Il mio è un viaggio emozionante, quasi romantico, nella storia della birra artigianale piemontese, in quel territorio che guarda le colline di Langa, che il fiume Tanaro ha saputo unire inequivocabilmente.


Birra Baladin - Ph ANDREA DI BELLA

È quel mondo della birra che ha compiuto 30 anni, nato in questo borgo contadino in provincia di Cuneo, Piozzo, affacciato su questa grande terra di vini e viticultori che hanno saputo accettare questo “tradimento” delle tradizioni dimostrando amicizia, apertura mentale e divenendo fonte di ispirazione.


Non te l’aspetti fino a quando non ci sei arrivato “dentro”, scoprendo quel percorso avventuroso, pioneristico e sentimentale, caratterizzato da idee visionarie, rivoluzionare e prese di posizioni nette ma proiettate ad una visione ampia, futuristica e, oggi possiamo affermarlo, di successo internazionale.


È il “Circo” creato dall’entusiasmo e dall’incoscienza del mastrobirraio Teo Musso, nel 1986, col pub “Le Baladin”, poi dieci anni dopo diventato “Birrificio Baladin” e dal 2012 “Birrificio Agricolo Baladin”.


Le Baladin? Significa cantastorie in francese antico. Il gusto circense? L’ispirazione arriva da un passaggio a Piozzo di un circo itinerante composto da artisti di strada, le Cirque Bidon di cui Teo rimane affascinato e con cui “scappa” per qualche mese.


E la birra? Nasce da un conflitto adolescenziale tra padre e figlio: Teo viene “obbligato” da papà Enrico a bere il vino a tavola, rigorosamente prodotto in casa.  Teo, adolescente, si “ribella” pretendendo di bere birra e la svolta si ha quando, grazie a una vacanza-studio-lavoro, si ritrova in Costa Azzurra e conosce Michelle, ballerina dell’Opera di Montecarlo della quale si innamora. Teo e Michelle si stabiliscono a Piozzo, dando  sfogo alla loro passione: la birra. Decidono, quindi, di riaprire una vecchia osteria chiusa da anni e di trasformarla in una birreria.

 

Da quel momento, è il 1986, comincia una storia straordinaria che porta Teo a diventare uno dei rappresentanti più significativi di un nuovo modo di intendere la birra, rigorosamente artigianale.

Cantina Baladin - Ph ANDREA DI BELLA

L’idea ispiratrice è stata da subito la volontà di voler abbinare birra e cibo. Per fare questo, la prima iniziativa commerciale è stata quella di inviare a 500 ristoranti italiani una campionatura delle sue due birre. Apprezzata subito da tutti gli chef, dopo qualche tempo, la carta delle sue birre è entrata a pieno titolo nei menu a fianco a quella dei vini e oggi la si può trovare largamente diffusa anche e soprattutto in ristoranti di alta categoria.


Sono un provocatore. Rifiuto alcune convenzioni legate alla cultura del gusto e con la mia birra voglio creare paradossi. Io stesso lo sono: per la scuola italiana sono un ignorante, ma nonostante ciò mi chiamano spesso a insegnare, a tenere corsi anche nelle università.


Penso di essere uno che ama le cose belle, da qualsiasi posto arrivino ed indipendentemente dal valore che hanno. Amo sperimentare e offrire agli altri il frutto delle mie esperienze…anche per vedere che cosa succede!


A chi mi chiede dove sia il confine tra lavoro ed arte rispondo che è l'ultimo centimetro di pelle del dito mignolo che rimane attaccato alla terra.


Sono un imprenditore anomalo, faccio poco i conti, mi lascio solamente guidare dalle emozioni”.


Questo, il pensiero di un personaggio determinato, creativo, ambizioso, ribelle e poliedrico che determina le strategie di sviluppo del birrificio e decide il profilo aromatico delle sue creazioni. Ma c’è un nome che incrocia spesso la strada di Teo, fin dagli inizi: Lorenzo Dabove, in arte Kuaska. Grande conoscitore e assaggiatore di birra di fama mondiale, scopre agli inizi della sua attività il giovane ambizioso piozzese e con lui crea, anni dopo, il.. TEKU, il primo bicchiere nato per la degustazione delle birre artigianali.


Non è semplice creare cronologia alla storia di un personaggio come Teo. Penso a quella mitica “birra da divano” Xyauyù, che si è inventato, che ti fa andare in estasi, pluri premiata e “pensata” per 8 anni prima di entrare in produzione. Rifletto su quella cantina di fermentazione realizzata  nell’ex pollaio di famiglia, e su quei tubi costruiti per trasferire il mosto dal pollaio alla birreria che hanno fatto nascere il primo semaforo del paese!


Ma il rivoluzionario non si è fermato: l’ex pollaio diventa “Cantina Baladin”, dove si affinano birre speciali, tutti barley wine, le varie Xyauyù ma anche le due birre dedicate al mondo del vino, Terre e Lune che riposano in barriques regalate a Teo dai grandi produttori di vino italiano. E questo è il simbolo di pace tra Teo e papà Enrico.


Oggi, la produzione si è spostata di qualche chilometro, un nuovo luogo votato alla condivisione e alla cultura, alla tecnica, all’attenzione nei confronti dell’ambiente, ricco di spazi verdi e dotato di micro-impianto per laboratori didattici… Baladin Open Garden… ma questa storia la racconteremo tra qualche mese…!

Le colline del Barolo da La Morra - Ph ANDREA DI BELLA

Dopo una deliziosa e sorprendente sosta nel Ristorante birrario di Casa Baladin, giunti a quell’ora del pomeriggio, d’inverno in Langa, la luce porta a spasso le emozioni… quindi, perché osservare quei filari di vigna da lontano, in questa giornata di sole che gioca con le nuvole e sembra fatta apposta per disegnare quadri d’autore sulle terre brune e preziose  di La Morra, Barolo, Serralunga d’Alba, Castiglione Falletto. Sì, quelle terre del Barolo, che tanta ricchezza, bellezza e poesia hanno donato a questi luoghi!


E allora via, si riparte, si insegue il Tanaro, si attraversa più volte prima di risalire sulle “colline da bere”, silenziose e nobili, quasi addormentate in questa stagione invernale: si arriva a La Morra. Quella piazza straordinariamente teatrale ti fa affacciare su uno dei paesaggi del vino più belli del mondo.


Le emozioni si susseguono quando lo sguardo e le parole di chi ci accompagna puntano su Roddi e il suo Castello, per poi dirigersi verso Alba, Grinzane, la Torre di Barbaresco in lontananza, Castiglione Falletto, Monforte d'Alba, Serralunga, e ancora più su abbracciano Diano d’Alba e i borghi dell’Alta Langa. Sono i paesi baciati dal marin, quella brezza che si alza dalla Liguria e che, baciando le viti langarole, contribuisce a dare aromi smisurati a quel vino dei Re, sua Maestà il Barolo.


E sono proprio quei profumi, quel colore, quel gusto di un Barolo immenso assaggiato nella Cantina Comunale di La Morra (Barolo Capalot 2010 prodotto da Cristante Alessandria, affinato in barrique per due anni e imbottigliato nel 2013 in sole 192 preziose magnum), che porterò con me, per sempre.
 

 



di Andrea Di Bella