Gli Architetti di Torino incontrano i candidati Sindaci: “Le future strategie urbanistiche della città”


Ordine degli Architetti di Torino


 

A cura di ANDREA DI BELLA

 

Invitati dall’Ordine degli Architetti di Torino a confrontarsi sulle “Prospettive urbanistiche della città”, i 14 candidati Sindaci di Torino si presentano al dibattito, con qualche defezione tra cui quella di Giorgio Airaudo (Torino in Comune), Chiara Appendino (Movimento 5 Stelle), e Osvaldo Napoli (Forza Italia).


Sollecitati da Massimo Giuntoli, presidente dell’Ordine degli Architetti, Piero Fassino e altri 8 aspiranti sindaci si sono confrontati sul tema proposto, attraverso 3 quesiti:

  • Quali saranno le strategie di intervento urbanistico?
  • In che modo intende promuovere la qualità dell’architettura?
  • Sulle Opere pubbliche, come intende impegnarsi?

L’Ordine degli Architetti chiede di essere protagonista sin dalla nascita di un progetto,  desidera essere coinvolto nella creazione urbanistica, nella predisposizione del piano regolatore, nel percorso della città che cambia, da industriale, a post-industriale, verso la città della cultura, del turismo e dell'innovazione.. Crede che il futuro sindaco dovrà far ripartire la macchina dei concorsi, magari prevedendone due all’anno. E poi chiede che concorsi e gare vengano rivolti espressamente ai giovani, spesso esclusi.


L’intento dell’Ordine è quello di dialogare con Istituzioni e Cittadini, convinto che le città si trasformano in meglio quando chi le amministra e chi le vive è consapevole delle scelte. Per un cambiamento responsabile il progetto e la qualità architettonica devono rimanere al centro della discussione.

 

Che Torino sia cambiata nel suo aspetto urbanistico è sotto gli occhi di tutti. La crisi industriale che ha colpito la città negli ultimi anni aveva fatto si che si aprisse il dibattito “La città deve continuare a perseguire il ruolo di capitale industriale d’Italia o deve riconvertirsi e cambiare obiettivi, a partire da un disegno urbanistico che dia maggiore  gradevolezza e più appeal turistico?”.


È prevalsa la seconda ipotesi: Torino, la Città che cambia, è in continua trasformazione. Ha saputo reinventarsi, ha scommesso su alcune scelte che, dobbiamo ammetterlo, sono risultate vincenti. Torino è una bella città, sta diventando una destinazione  turistica di livello internazionale; è una città di Cultura, sì con la C maiuscola, dove Mostre importanti e Musei vengono visitati da centinaia di migliaia di persone; ha il profilo di grande città universitaria; è sede di Business School internazionali; è Centro di Eccellenza nella ricerca e innovazione; è Città dello Sport, è città enogastronomica di punta con Terra Madre e il Salone del Gusto; è Città della Salute; è tra la 50 Città del mondo che il New York Times consiglia di visitare nel 2016! 

 

Tutto questo grazie a un processo di riconversione degli spazi dismessi che sta riempiendo quei vuoti urbani lasciati dall’industria. Una nuova veste urbanistica e architettonica della città, che ha saputo creare nuovi spazi per la cittadinanza e dato vita a nuove centralità. Un sondaggio realizzato nell’autunno 2015 dalla società SWG ha evidenziato valutazione positiva del cambiamento, dove i temi più citati sono la rinascita dell’offerta culturale, l’attrattività turistica e la vivibilità complessiva della città.


Ma come, il nuovo sindaco, intende procedere  sul piano dell’urbanistica cittadina? La parola passa, quindi, ai  candidati (in ordine alfabetico):


Alessio Ariotto (Partito Comunista dei Lavoratori), “sogna la rivoluzione, una città umanista, con l’uomo al centro e senza automobili; casa, ambiente, trasporti le priorità”; Anna Battista (Basta!), pensa all’”utilizzo delle caserme per le persone disagiate; no a nuovi centri commerciali; ridare identità ai quartieri; concorsi per i giovani architetti”; Pier Carlo Devoti (La Piazza), è per il “riutilizzo delle aree di trasformazioni inutilizzate; coinvolgimento della popolazione su scelte strategiche della città; intervento di finanziatori privati; rivedere le modalità di assegnazione dei progetti; coinvolgimento dei giovani architetti”; Piero Fassino (Partito Democratico), sottolinea che “la trasformazione urbanistica è il motore della città e grazie al Piano Regolatore  si è costruita una città policentrica; il sogno è una città senza periferie; le trasformazioni attuate hanno rafforzato il profilo plurale e si deve continuare in questa direzione; nuovi progetti riguardano la Cavallerizza Reale, la Manifattura Tabacchi,il recupero di Torino Esposizioni, il riutilizzo della Caserma De Sonnaz, Il proseguimento della Linea 1 della Metropolitana e la costruzione della Linea 2; la realizzazione della Città della Salute, la riprogettazione del sito della Continassa e un ripensamento urbanistico per il quartiere della Falchera, al fine di migliorare la qualità della vita. Favorevole al coinvolgimento dei cittadini in vista della progettazione  di alcune opere sia sul piano strategico sia economico, secondo il modello francese (“Dèbat public”); irremovibile sul fatto di fare intervenire il privato, nei limiti imposti dalla legge, nella realizzazione di opere pubbliche; auspica di aprire ai giovani architetti attraverso concorsi”. Il sindaco si sofferma soprattutto sulla Cavallerizza che “deve diventare “Centro per la Cultura, attorniata da un distretto culturale di elevato valore… la cultura non sostituisce l’industria ma ha permesso alla città di andare avanti e progredire secondo un profilo rivelatosi strategico”; Mario Levi (IdV), vuole  “progetti di qualità e di creatività; la revisione del Piano regolatore e una città senza periferie; favorevole al concorso di idee, con architetti, urbanisti e paesaggisti”; Alberto Morano (Lega Nord), “sogna una città a misura d’uomo, recupero dei palazzi fatiscenti, più aree verdi, no a grattacieli incoerenti col paesaggio, architetti che abbiano un’anima”; Marco Rizzo (Partito Comunista), è per il “cambiamento del sistema attuale” e sulla città post industriale lancia un interrogativo “pensate che una città turistica possa supplire alla carenza di lavoro?”; Roberto Rosso (Roberto Rosso Sindaco), vuole “ripensare una città con le periferie che tornano a vivere”; Roberto Salerno (MSI-Destra Nazionale), è per “ricostruire la città e creare zone di qualità in periferia”.
 



di Andrea Di Bella