Il giornalismo alimentare tra le colline del “Gattinara” e le “Terre del riso”: il successo del Festival torinese


FESTIVAL DEL GIORNALISMO ALIMENTARE


A cura di ANDREA DI BELLA

E dopo una due giorni fitta di incontri molto interessanti che ha richiamato giornalisti, blogger e comunicatori del cibo da tutt’Italia, il Festival del giornalismo alimentare la lasciato la Cavallerizza Reale di Torino per invadere il territorio agroalimentare piemontese.


Una dozzina di pullman si è diretta verso i luoghi simbolo del cibo e del vino della regione, tra le colline delle Langhe alla ricerca del tartufo o a Carrù nel tempio del Bollito, sul Lago Maggiore a degustare formaggi piuttosto che a al Museo del vino di Barolo, a visitare gli Infernot UNESCO del Monferrato o in viaggio tra le risaie del vercellese.


Protagonisti sono stati  i comunicatori del cibo, quelli che tra carta stampata, web, blog e social media divulgano ogni giorno saperi e sapori, montano critiche, cucinano, scrivono di politiche alimentari, si occupano di ricerca, di sicurezza alimentare.


Riseria Tommasoni a Rovasenda - Ph. ANDREA DI BELLA

Un’appendice, questa degli educational, che ha chiuso in bellezza e bontà la prima edizione (o edizione zero, come ha affermato l’ideatore e organizzatore Massimiliano Borgia) del Festival.


Sul palco della Cavallerizza si sono avvicendati  personaggi di primo piano del mondo dell’alimentazione, della ricerca agroalimentare, della Magistratura, delle Istituzioni, del mondo universitario, imprenditori, presidenti di Consorzi e associazioni nazionali, scrittori e giornalisti delle più autorevoli testate del food: per citarne alcuni, Carlo Petrini, Raffaele Guariniello, il sindaco Piero Fassino, l’assessore Antonio Saitta, Licia Granello, Roberto Moncalvo, Giuseppe Lavazza, Mimmo Vita.


Tre giorni di confronto, di discussione, di approfondimento per analizzare lo stato dell’arte della comunicazione enogastronomica nel nostro Paese, alla luce delle nuove tecnologie digitali e dell’avvento dei new media.


Il terzo giorno dedicato ai giornalisti, per visitare e assaggiare le eccellenze enogastronomiche di questo straordinario territorio diventato , nel volgere di pochi anni, culla dell’agroalimentare italiano e testimone di una crescita culturale elevata, impensabile fino a qualche anno addietro.


Grazie alla professionalità, alla lungimiranza di imprenditori agricoli e non, semplici contadini, e grazie a manifestazioni come Terra Madre Salone del gusto, il Piemonte è diventato un polo gastronomico di rilevanza mondiale, costruendo attorno al cibo benessere e felicità.


“Imbottigliati in… collina” è il titolo dell’educational: un tour nel cuore delle colline del "Gattinara" e delle “Terre dell’acqua” della Bassa Vercellese dedicate al riso. Una zona in cui l’uomo è presente fin alla preistoria e con le sue attività ha inciso profondamente sul territorio. Tra Torri e Castelli, Palazzi nobiliari, ecco le Tenute con la corte, ricche di storia, come l’Abbazia di Lucedio i cui monaci, nel Medioevo, ebbero un ruolo importantissimo anche nel diffondere un’agricoltura d’avanguardia.


Ed eccoci a Rovasenda un paese di qualche migliaio di anime, dove la famiglia Tommasoni da più generazioni coltiva le più pregiate varietà di riso, adottando le migliori tecniche agronomiche rispettose dell’ambiente. L’azienda è collocata in una zona particolarmente favorevole alla coltivazione del riso, la “Baraggia”, dove si incontrano l’acqua del vicino Monte Rosa, il terreno argilloso e un microclima straordinario. Ne derivano chicchi con una struttura e una qualità del tutto particolari. Nella Riseria di Rovasenda viene portato avanti l’intero ciclo produttivo, dalla coltivazione alla trasformazione, tutto a livello artigianale, e commercializzazione. E’ presente un punto vendita.


Ma le colline di Gattinara sono a un passo, un rettilineo lungo qualche chilometro (ma non poteva essere diversamente nelle pianure del riso) e si delinea la collina dolce di Gattinara, custode di una Docg unica, da uve Nebbiolo, prodotte solo in questo comune.


Qui si visita un marchio storico, l’Azienda Travaglini, che produce il pregiatissimo Gattinara Docg conservato in una bottiglia inconfondibile e particolare, disegnata dal 1958 dall'indimenticabile Giancarlo Travaglini. Design elegante, insolito, perfettamente studiato per la conservazione e l’invecchiamento in cantina. “Il Sogno”, come una Riserva a tiratura limitata che produce la stessa azienda e che, al primo sorso,  ti fa arrivare al Paradiso.


“Ha un colore limpidissimo: rosso marroncino, che tira al giallo: ma quando ne resta una goccia in fondo al bicchiere, e lo guardi contro il bianco della tovaglia, ha il colore rosa scuro, rosa oro, rosa antico; la luminosità, a notte, dei portici di Gattinara”. Tratto da “Da leccarsi i baffi” di Mario Soldati – 1959.


Grazie.

 


 



di Andrea Di Bella