“Quello che scriviamo riguarda l’alimentazione del mondo” così Carlo Petrini al Festival del giornalismo alimentare di Torino


FESTIVAL DEL GIORNALISMO ALIMENTARE


A cura di ANDREA DI BELLA


“Nel considerare i piaceri della tavola sotto i più diversi aspetti, m'ero reso conto da tempo che in questo campo c'era da fare qualcosa di meglio di un semplice libro di cucina, e che molto si poteva dire su funzioni così essenziali, così continue e che influiscono così direttamente sulla salute, sulla felicità e persino sugli affari. Una volta stabilita quest'idea madre, tutto il resto è venuto da sé: mi sono guardato intorno, ho preso appunti, e spesso, in mezzo ai più sontuosi banchetti, il piacere di osservare mi ha salvato dalla noia conviviale. Certo, per tener fede agli impegni che m'ero prefisso, ho dovuto improvvisarmi fisico, chimico, fisiologo e persino, in una certa misura, erudito”. E’ la “Fisiologia del gusto” di Brillat-Savarin, pubblicata anonima nel 1825,  che alterna riflessioni sui cinque sensi, descrizioni e aneddoti, digressioni filosofiche e di costume, notazioni scientifiche.



“Invitare una persona è occuparsi della sua felicità durante tutto il tempo ch’essa passa sotto il vostro tetto”. E’ uno degli aforismidi Brillat-Savarin, che scrisse saggi di carattere giuridico ed economico, ma che ha legato la sua notorietà alla “Fisiologia del gusto”, pubblicata l’anno prima della morte (1826).


Siamo al Festival del giornalismo alimentare di Torino, prima giornata. E se già quasi 200 anni fa un intellettuale decise di affrontare la sfida di ragionare di uomo, cibo e società, allora, a maggior ragione, possiamo affermare che oggi il tema dell’alimentazione, in generale, deve occupare un ruolo centrale nella nostra società.


Il cibo è diventato una preziosa risorsa, un oggetto importante del dibattito pubblico: “Nutrire il Pianeta” si diceva ai tempi di Expo, qualche mese fa, e con questo si affermava che l’alimentazione doveva rivestire un ruolo primario per l’Umanità e il cibo “buono, pulito e giusto” di Carlin Petrini doveva essere al centro della discussione.

Carlo Petrini - Ph. ANDREA DI BELLA

E il Festival apre proprio con un convegno “Quali politiche alimentari dopo Expo” dove esponenti del mondo agroalimentare italiano, giornalisti, food blogger, docenti universitari, imprenditori del food, istituzioni,  rappresentanti delle associazioni agricole, si sono confrontati davanti a chi scrive, a chi comunica il tema dell’enogastronomia.


Come il mondo della comunicazione del cibo affronta il tema dell’alimentazione nell’era dei social media, del digitale? Quale funzione  ha oggi il cibo? Come viene raccontato? Quanto conta la comunicazione? E all’epoca dei blogger ha senso la critica enogastronomica tradizionale delle guide? Domande che hanno aperto dibattiti, hanno creato altri interrogativi, hanno mosso le coscienze di chi si occupa di questo. Un dibattito accattivante, ricco di spunti interessanti, portato avanti con vivacità.


Ma veniamo all’intervento di Carlo Petrini. E’ con la visione olistica di Savarin che Petrini ipnotizza la platea, perché in quelle pagine è contenuta l’idea di gastronomia moderna. “La gastronomia è  chimica, fisica, biologia, genetica,  conoscenza del mondo dell’agricoltura e della zootecnia. E’ antropologia, storia della cultura dell’uomo, ecologia, economia, economia politica, afferma l’ideatore di Slow Food”. “Ma chi è il gastronomo? E’ colui che dedica attenzione alla ristorazione, afferma Carlin, ma non al tema della nutrizione, della sicurezza alimentare, della geopolitica dell’alimentazione, agli sprechi. E’ un mondo schizofrenico questo!”.


“Cari colleghi, sì colleghi, perché all’inizio della mia carriera ero giornalista, a La Stampa e a Repubblica, e mi avevano affidato la recensione di ristoranti e luoghi mangerecci. “Carlin scrivi qualcosa su dove andare a mangiare in questo fine settimana, mi chiedevano! Ricordate che noi stiamo vivendo una catastrofe epocale: in Siria c’è carenza alimentare, non si produce più, il contadino siriano è in fuga. Ma nessun giornale parla di questo!”.


“Noi non siamo giornalisti che valutano ristoranti, prosegue, che facciamo valutazioni di master chef, dobbiamo scrivere di altro. Il giornalista deve essere politico, sociologo, deve avere una visione olistica per i prossimi anni. Ci vuole umiltà e connessione con la realtà. Dobbiamo costruire un nuovo paradigma, abbiamo il compito di essere testimoni di questo passaggio. Spero un giorno di poter creare all’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo un corso di laurea impostata sull’alta politica del cibo, per formare i giornalisti alimentari”.


“Questa sfida sta marciando…pure Papa Francesco, nell’ultima Enciclica si riferisce al cibo, parla di biodiversità, sta parlando di nuovi scenari”.


A questo punto tira in ballo Bernie Sanders, il candidato democratico alla prossima presidenza degli Stati Uniti. Sanders ha il merito di aver portato al centro del dibattito politico il cibo, o meglio quale sistema alimentare sia veramente quello vincente puntando tutto sull’agricoltura familiare e sulla difesa le piccole e medie imprese a discapito delle multinazionali del cibo. Sta parlando di Politica alimentare - afferma Petrini -. In America la politica alimentare sta cambiando. Nel 1997 i Mercati contadini erano 150, frequentati dall’alta borghesia. Nel 2000 qualche migliaio. Oggi 12.000 farmers’ market. Una rivoluzione. In Italia questo non arriva!”.


“Alla gente interessa nuova informazione alimentare. Mettiamoci coraggio, rivolgendosi ai comunicatori in platea, non più gastronomia classica. Parliamo dei contadini, dei prodotti e dei produttori, delle comunità del cibo. E’ una sfida che dobbiamo accettare, dobbiamo fare un grande balzo in avanti, dobbiamo proiettarci alla politica alimentare. Abbiamo tanto lavoro da fare, ma quello che scriviamo riguarda l’alimentazione del mondo. Savarin del 1825 è ancora valido: l’alta politica del cibo. L’eredità di Expo deve essere questa. Noi abbiamo il dovere di essere orgogliosi di questo lavoro e rivendicare la dignità!”.

 Applausi.

 


 



di Andrea Di Bella