Terra Madre Giovani: le voci di Serge Latouche, Nicola Gratteri, Don Luigi Ciotti e Gaetano Pascale


Slow Food


A cura di ANDREA DI BELLA

 

Il secondo giorno di Terra Madre Giovani – We Feed the Planet - alza il sipario con un ospite di eccezione, Serge Latouche, che denuncia come la corsa sfrenata alla crescita e alla produttività tra la fine della Seconda guerra mondiale e l'inizio degli anni Settanta abbia generato un progresso fittizio in cui le diseguaglianze si sono acuite. Iniziative come Terra Madre Giovani rappresentano la resistenza alla società dei consumi. Buono, pulito e giusto sono le parole d’ordine della decrescita, Terra Madre l’esempio: un movimento che è partito dal basso ma che va molto lontano. A costo di sembrare passatisti pensiamo di proteggere i tesori locali con un protezionismo buono, da fare a livello nazionale e internazionale, anche per combattere accordi come il Ttip che minacciano i proprio i produttori di piccola scala”.


Serge Latouche - Foto ANDREA DI BELLA

 

“Negli ultimi anni spesso abbiamo parlato di caporalato. In italiano corretto bisognerebbe dire ‘schiavismo’”. Questo il duro attacco del procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri, intervenuto nel dibattito Migranti nel Sistema Alimentare. A essere in esame è il ruolo dei migranti nella catena di produzione e trasformazione del cibo, argomento che spesso nasconde storie di sfruttamento e violazione dei diritti. Gratteri ha ricordato come il problema non sia il numero di controlli nella filiera, statistica che vede l’Italia tra i primi posti in Europa e nel mondo, ma di una politica nazionale e internazionale seria che estirpi questa piaga alla radice.

 

In un’economia che ormai non ha più confini, siamo in balìa di un vuoto di potere sovranazionale che coinvolge, anche, allo stesso tempo il destino dei migranti e quello del mercato agroalimentare: “Molti prodotti non si vendono ai prezzi concordati perché non tutti gli stati rispettano le regole del mercato: molti giocano con carte truccate a causa di un’Unione europea e un’Onu troppo deboli”. Insomma, un vero e proprio grido di allarme e una richiesta ad agire tempestivamente, se si vogliono davvero cambiare le cose.


Sotto i riflettori anche “il tema” per eccellenza, il bilancio di Expo 2015, in cui si sono espressi Gaetano Pascale, presidente di Slow Food Italia, e Giosuè De Salvo, coordinatore di Expo dei Popoli. La voce è unanime: di fronte al più grande evento di tutti i tempi dedicato all’alimentazione, la sensazione è comunque che il cibo sia stato considerato come prodotto e non come valore, senza rispettare gli obiettivi originari che mettevano al primo posto l’educazione alimentare e la sensibilizzazione a temi come il diritto al cibo e un’alimentazione sana. Fondamentale che a partire dal 1 novembre gli attori della società civile agiscano all’unisono per fare la differenza. Perché, come ha ricordato Petrini ieri all’inaugurazione di Terra Madre Giovani, “è giunto il tempo di fare squadra”.


Don Luigi Ciotti e Moni Ovadia, affiancati dal vice presidente della Comunità religiosa islamica italiana Yahya Pallavicini e dal monaco indù Hamsananda Giri, hanno discusso del rapporto tra cibo e religione in una sala gremita. Ed è proprio il presidente di Libera a rivolgersi ai giovani: “Voi siete venuti qui per ascoltare il grido della terra. Il cibo deve essere di tutti, Dio dà mandato all’uomo di custodire e coltivare la terra, alle comunità, non alle multinazionali. Chiediamo la pace per garantire a tutti l’accesso al cibo”.


Ma non finisce qui, accesi i dibattiti su Cibo e finanza, sulla salute dei suoli e l’ocean grabbing. E come ormai accade spesso in questi giorni, è negli spazi di relax che questi ragazzi sviluppano le idee più innovative, si scambiano progetti e si creano legami che continueranno una volta questi ragazzi saranno tornati a casa.

 

Domani Carlo Petrini è il protagonista della conferenza Sprecare cibo in un mondo affamato, tema più che mai al centro del dibattito internazionale.



di Andrea Di Bella




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